Terremoto

28 Dicembri du ‘908

‘E cincu e rutti i dda matina
quannu lu suli ancora durmia
arreti ad Asprumunti nivateddu
la terra si muviu cu scuncassu
avanti e arreti e poi suttasupra
comu na pezza chi ‘nto ventu vola
scassannu sta città e la vicina
Reggiu e Missina soru di lu strittu
scasaru ‘nterra c’un tronu bestiali
e poi u mari puru si mittiu
a cumplitari l’opira infirnali
ferri pitrami macerii e purvirazzu
lamenti e grida ad ogni cantunera
e tanti morti chi non pozzu diri
mai truvati sutta li li so casi
durmiva la città e li so genti
chi da lu sonnu alla morti trapassaru
e tanti chi scampati alla ruina
ammenzu ‘e casi rutti si truavaru
comu pigghiati di nu sturdimentu
isavunu li mani e l’occhi a lu firmamentu
comu pi diri a Diu… chi cumbinasti ?
Quali piccati fici sta Missina
chi scumpariu ‘nta sta mala matina
e poi li fiammi chi abbruciunu i palazzi
li casi e chiddu chi ristau
na manu nira poi sinni calau
comu a mucciari tanta malavista…
e poi quannu l’opira era finuta
li navi russi ‘nto strittu traseru
e li succursi pi primi purtaru…
ma ora chi parramu di sta storia
videmu sta città ricostruita
cu genti nova poi ripopulata
cu pocu amuri sempri guvirnata
senza travagghiu e senza primavera
li giuvini chi vannu sempri fora
luntanu senza spiranza i riturnari
mentri cu poti fari surdu pari
e soddi cunta senza ripusari…
pinsannu comu autri poi truvari…
ma surgi pigghia in manu a to’ bannera …
stinnardu anticu di lu Gran Mircì
rivota sta calmanza sciruccusa
chi lissa porta e genira apatia
ripigghia’nta li mani la to’ storia
ripensa in grandi e fai la facci dura
pi riturnari a essiri rigina
terra d’amuri travaggiu e libirtà.

antonio cattino 27 Dic.2011

Una scoperta interessante

Durante una delle tante ricognizioni sul territorio messinese, a cura del gruppo Festung Messina, nel 2003 nella zona collinare nord di Messina fu fatta una interessante scoperta, che ci riporta al tragico sisma del 1908.
Si tratta infatti di una struttura sepolcrale dedicata ad una  vittima del terremoto,  moglie di un facoltoso cittadino che volle ricordarla con tale manufatto, ornato di lapide esterna e una interna riportante  un bellissimo epitaffio firmato da Ettore Lombardo Pellegrino; distrutta dai soliti atti vandalici ma sapientemente ricomposta da una qualche “anima pia”.
E’ un scoperta interessante, praticamente sconosciuta, di certo importante testimonianza  del nostro passato, ma purtroppo ubicata in una realtà la quale,”sic stantibus rebus”, in merito ai Beni Culturali di ogni ordine e grado, di cui il nostro territorio è ricchissimo, nulla è capace di fare, al di la delle chiacchiere in pompa magna e delle costose quando sterili manifestazioni e pubblicazioni, lasciandosi sfuggire importanti occasioni di sviluppo economico attraverso lo sfruttamento sostenibile delle attività culturali, tramite le tante testimonianze tangibili che secoli e secoli di storia ci hanno lasciato.

Armando Donato M.

Quando la terra trema: il radiomessaggio di Giovanni XXIII ai messinesi

Domenica 28 dicembre 1958, in occasione del cinquantesimo anniversario del terribile sisma del 1908, il papa Giovanni XXIII, ricordato da tutti come “il Papa buono” e venerato dai cattolici come Beato, inviò un radiomessaggio «Ai diletti figli della città di Messina».
Dopo la scossa di terremoto avvertita ieri in città è utile rileggere qualche stralcio del radiomessaggio che comunque è consultabile integralmente all’indirizzo web:
http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/speeches/1958/documents/hf_j-xxiii_spe_19581228_terremoto-messina_it.html
«[…] Comprendiamo pienamente la commozione vostra in questo giorno, diletti Figli, Noi che nel Nostro animo ancora conserviamo vivo il ricordo dello schianto che sentimmo nel cuore, quando giunse la notizia di quel tragico mattino del 28 dicembre 1908, in cui la furia devastatrice del terremoto si abbatté spietata su voi e sulla città sorella della opposta sponda, seminando lutti e rovine. Quel solo disastro bastò ad accumulare più rovine di qualsiasi cataclisma, che la storia della vostra città dolorosamente ricordi. Ed allorché apparve la luce del giorno, uno spettacolo terrificante si presentò allo sguardo: quella che poche ore prima era una delle più belle città d’Italia, giaceva ormai irriconoscibile in un ammasso informe di macerie, come avvolta in un manto funereo che ricopriva una ecatombe di vittime, per le quali d’improvviso il letto si fece bara e tomba la casa. Un brivido di commozione percorse il mondo. L’Italia tutta pianse. Oh, come allora veramente poteva applicarsi per le due grandi città colpite, il grido del Profeta che la Liturgia ricordava in quel giorno: “Vox in Rama audita est, ploratus et ululatus multus; Rachel plorans filios suos, et noluit consolari quia non sunt” […]
[…] Ma se la sventura che colpì la vostra città fu grande, grande pure fu lo spettacolo di abnegazione, di eroismo e di virtù, che il vostro dolore seppe suscitare nel mondo intero in quei giorni. Vogliamo riferirCi a quella grandiosa e meravigliosa opera di soccorso, che strinse come in un sol cuore genti le più diverse, ricchi e poveri, umili e potenti […]
[…]Se la tragica sorte della vostra città ha saputo così affratellare gli uomini e suscitare tante energie di bene; se ha fatto rinascere in molti la fiducia nella generosità — e di essi il mondo ha bisogno più che materiale —, ciò sta a provare che non inutile fu la invano voi avete pagato il vostro tributo di dolore. […]
[…]Fra i tanti, i cui nomi rimangono scritti a caratteri d’oro negli annali della vostra martoriata città, non possiamo fare a questo momento, di ricordare l’angelica figura del Nostro Predecessore S. Pio X […] fu il padre degli orfani, il consolatore dei derelitti, mentre la voce di mondo — come dice un’iscrizione — lo acclamava “Calabriae ac Siciliae adiutor et pater”.
Accanto alla mano paterna e benefica del rappresentante i Gesù, non mancò anche — voi ben lo sapete — la mano invisibile di una tenera madre; era la mano di Colei, che padri da secoli scelsero come Regina e Patrona, la della Lettera, che mille volte sorresse la città nelle ore tragiche ed alla quale nell’ora certamente più funesta della vostra storia, voi quasi istintivamente vi rivolgeste, quando tutto era crollato intorno, e, unico bene superstite, vi rimaneva il conforto della fede.
Voi avete un gran debito verso questa celeste Madre, Signora della vostra città. […]
[…]Vi è da sperare adunque che la Madre di Dio, accettando il vostro ringraziamento, non lascerà incompleta la sua opera, ma proseguirà ad accordarvi il suo materno patrocinio.
Bisogna però che la speranza vostra non sia presunzione; bisogna cioè che voi, accogliendo il consiglio che Ella dava alle nozze di Cana, facciate tutto ciò che Gesù vi dice, Ed Egli vi dice di fuggire il peccato, causa principale dei grandi castighi, di amare Dio al di sopra di tutte le cose, di riporre in Lui solo la vostra speranza e la vostra difesa contro le calamità, poichè “nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum laboraverunt qui aedificant eam; nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam” . Vi dice inoltre che in quest’ora tremenda in cui lo spirito del male adopera ogni mezzo per distruggere il Regno di Dio, debbono essere impegnate tutte le energie per difenderlo, se volete evitare alla vostra città rovine immensamente più grandi di quelle materiali disseminate dal terremoto cinquant’anni or sono. Quanto più arduo sarebbe allora riedificare le anime, una volta che fossero staccate dalla Chiesa e rese schiave delle false ideologie del nostro tempo […]».

Antonino Teramo