Stretto

Pino Campolo da Messina

Uno dei grandi uomini dei meliores messanensis, mercante e padrone di navi, aveva fatto una grande fortuna al servizio della Repubblica di Venezia navigando i mari del Levante e commerciando con i maggiori mercanti di quelle terre. Famosa era la sua galea per le imprese compiute in particolari condizioni politiche, quando, ripetutamente, veniva segnalata la “Cocca sancta Maria.” Molti autori riconoscono a questo figlio di Messina, il merito di avere ingrandito nei traffici, un senso pratico negli affari; capacità esemplari che gli consentirono di avere salva la vita, quando Messina era attraversata da fermenti politici degenerativi. Uno dei primi attori della rivolta angioina al tempo di Chiaromonte, seppe affaccendarsi fra mille rivoli praticando il doppio gioco. Ritenuto affidabile, intraprese rapporti sempre più solidi con la potente Venezia. Forte delle amicizie e delle conoscenze giuste, ben presto ricoprì a Messina il 14 febbraio 1395, la carica di Console dei veneziani per la Sicilia; una sorta di protettorato che i veneziani riscuotevano, favorendo nei commerci, quei canali mercantili per approdare senza rischi in luoghi come il Mar Nero e attraverso la navigazione dei grandi fiumi, le contrade di Romania. Come Console di Venezia in Sicilia, ebbe la possibilità di entrare in rapporti di interesse con i mercati del centro Europa e gli opposti mercati del nord Africa. Durante il governo dei Martini, si incominciò a formare un nuovo gruppo sociale, entrando a far parte della nobiltà civica urbana, quando i mercanti di lungo corso, che ebbero ad affiancare i ceti amministrativi, entrarono nella ristretta mischia dei proprietari fondiari. In quella fase storica, prima a Messina fra i grossi agglomerati urbani di Sicilia, si originava una nuova figura, il patrizio-mercante che pratica gli affari alla vecchia maniera, in prima persona oppure delegando terzi in vece sua. Abile negli intrallazzi furono richiesti i suoi servigi. Messina più volte si servì delle sue qualità. Per questi “meriti” durante la penuria di viveri, fu eletto Collettore del grano; ricevendo alcuni poteri e lucrose sopravvenienze applicate sui traffici di questo prodotto. Egli, ricevette una onza sopra ogni salma di vettovaglia estratta da tutti i caricatori, così come segnalato nei Registri della Real Cancelleria, registro 42 carta 35r indetto il 15 luglio 1404. La sua peculiarità di mercante senza scrupoli, pronto sempre al guadagno, al punto di approfittate senza preoccuparsi più di tanto, della carestia che affliggeva la città peloritana, fa testimonianza degli occorsi accidenti che colpirono questa città nel 1392. Tanta era la necessità di alimenti della città di Messina, comprando le 112 salme di frumento di Pino Campolo, da essere pronta a vendersi perfino la catena che chiudeva il porto. In tale necessità, ottenne di estrarre secondo privilegio, anche sulle tratte gratuite, ulteriori guadagni estraendo una ulteriore rendita sulla pari quantità di frumento dai caricatori di Lentini e Siracusa. Erano talmente cospicue le sue entrate, da inventarsi perfino banchiere e mettere in soggezione addirittura, la Curia Straticozionale. In tale evenienza ottenne da quell’ufficio politico-finanziario, una gabella pari a 100 onze, applicata sulle rendite della Zecca di Messina: a sua volta, prima mutuata in forza di un prestito e poi vessata, per sovra tassazione delle rispettive rendite. Le sue doti, furono osservate dalla corona, apprezzandovi queste innate qualità di far cassa. I Martini, conoscevano fra l’altro, la sua fedeltà alla corona. Un valore morale, anche questo messo a frutto dal mai domo Pino Campolo. Infatti, divenne dilecto consiliarium della corona e responsabile dell’officium vicesecrecie di Agrigento addì 16 febbraio 1396, successivamente rinunciando alla su edotta carica. Questo comportamento, se in un primo momento suscitò straordinaria sorpresa, ben presto fu compreso e pubblicamente spiegato. Il suo fiuto innato nel mercanteggiare fu ancora di grande aiuto. La carica onorevole alla quale fu indirizzato in quel di Agrigento, fu sovvenzionata da altri interessi; per tanto, di li a poco, perdendo un privilegio troppo oneroso, abbandonando lo scomodo ufficio ottenne, non si sa per quali avventure, una cospicua percentuale del feudo di Sahuna in Val di Noto presso Lentini. E non pago del pegno, o regalia qual dir si voglia, ottenne anche il feudo in territorio agrigentino, vicino la terra di san Laurentio e santa Giordana, di Limbrichi.
Nell’anno 1400, fu inviato come ambasciatore assieme a Matteo di Bonifacio e Cola Camuglia a re Martino, portandogli i memoriali della città di Messina: “a rifiriri a lu serinissimu signuri re Martinu pi parti di la universitati. Un documento studiato da più di uno studioso, generando un grande interesse storico anche in funzione, di quei privilegi che il Giardina qualificava, erronei o addirittura falsi. In questi atti invece, datati e vergati in documenti ufficiali, quelle consuetudini vengono alla luce, in un modo tale da mortificare quelle analisi partigiane e niente affatto disinteressate, come sempre esercizio e studio palermitano. Un degno anticipo, delle richieste “storiche” esercitate dagli ambasciatori messinesi al re, si possono cogliere in alcuni punti. Meglio attenzionati al numero nove e al numero dieci, così condensati: nel punto nono, i messinesi richiedevano al re – cum zo, sia cosa chi quistu regnu sia poviru e vulissimu nui nu gabelli maximi a lu districtu di missina, avennu a pagari la sua maiestati a lu tempu di la guerra e ora pocu ki intru tucti nu si trova unu dinaru. Al punto decimo si segnala: nui richidemu o re ki nulla pirsona poza haviri privilegiu di unu né di dui anni di li offici di la chitati di Missina, ma tucti li officiali si fazinu annuatim et a scarfi quilli ki su consueti essiri facti a scarfi (essere estratti a sorte), secundu li nostri privilegi et ki non si fazanu a manu né a vuluntati. Un documento molto importante, conservato nella Real Cancelleria, registro 38, cc 44-46 addì 8 maggio 1400.
Nel testamento di Pino Campolo si intravede la sua opulenza. L’atto veramente cospicuo, risulta impaginato in molti fogli; dove un lungo elenco di eredi ebbero a spartirsi un bottino degno di un principe. Non solo gli affini di sangue ne ebbero grande ristoro, ma perfino, numerosi enti religiosi ottennero, laude elemosine e numerosi suppellettili in oro e argenti. Un grande messinese poco ricordato e fra gli illustri, stenta a farsi ricordare.

Alessandro Fumia

Le esercitazioni delle batterie costiere dello Stretto durante la guerra Italoturca

Il XX secolo fu un periodo tutt’altro che tranquillo e portatore di pace per l’ancora giovane stato sabaudo. Se infatti il secolo precedente si era concluso con tensioni politico-economiche, patti, alleanze (alcune portate segretamente avanti sin quasi allo scoppio della prima guerra mondiale) e tragiche sconfitte coloniali che avevano scombussolato anche il sistema politico ed economico italiano; quello nuovo, iniziato con l’uccisione del Re D’Italia Umberto I, al quale succedette Vittorio Emanuele III,  scatenò tutta una serie di guerre quasi con scadenza decennale. Basti ricordare il conflitto in Cina nel 1900, la guerra italo -turca del 1911-12, la prima guerra mondiale nel 1915-18, la conquista completa della Libia, la guerra in africa orientale e quella in Spagna nel 1935-36, la conquista del Dodecanneso e dell’Albania nel 1939  e infine il secondo conflitto  mondiale, i cui risvolti  tragici  sanciranno il definitivo tracollo della monarchia sabauda, dopo poco più di 80 anni di regno.
In tale  contesto si inquadra il conflitto italo turco o guerra di Libia, che sarà trattato in modo sintetico.

La questione Tripolina in Italia si era ravvivata da tempo, in modo particolare dopo  l’avvento del regime turco che di fatto impediva ogni tipo di attività commerciale e politica italiana in Tripolitania, Cirenaica e altrove. Infatti sia il governo turco che quello marocchino  compromettevano l’equilibrio nel Mediterraneo a svantaggio italiano. In attesa di chiarimenti, il Governo Italiano  preparò  dunque una spedizione militare col compito di persuadere il governo turco.
Si trattò di una mobilitazione speciale preordinata  su  larga scala, studiata in tutti i particolari.
Fu perciò istituito un corpo d’armata speciale composto da:

•    un comando;

•    2 divisioni su 2 brigate di 2 reggimenti, 2 squadroni cavalleggeri, 1 reggimento di artiglieria da campagna, 1 compagnia zappatori, con parco, servizi carreggiati e someggiati;

•    truppe  suppletive:  2 reggimenti bersaglieri, 1 un reggimento di artiglierie da montagna, 1 gruppo di artiglieria da fortezza, 1 battaglione di zappatori con parco, compagnia telegrafisti con parco, 4 stazioni radiotelegrafiche da campo, servizi vari;

•    intendenza e servizi di linea

In totale circa 34.000 uomini, 6300 quadrupedi, 1050 carri, 48 cannoni da campagna, 24 cannoni da montagna.

Il 25 settembre 1911, dopo le risposte evasive da parte dell’impero turco che aveva anche mobilitato l’esercito in Tripolitania, il Governo italiano  diramò l’ordine di imbarco, le cui operazioni erano a cura della R. Marina. Tuttavia   fu deciso il rafforzamento del corpo di spedizione, tantoché dal mese di ottobre alla fine di dicembre si poterono ancora mobilitare:

•    2 comandi di divisione, 7 brigate di fanteria, 6 battaglioni alpini, 1 reggimento bersaglieri, 8 squadroni, 16 batterie da campagna, 8 batterie da montagna, 7 compagnia di artiglieria da fortezza, 5 compagnie zappatori, 4 compagnie minatori, 1 compagnia telegrafisti, 1 sezione aerostatica, 2 stazioni radiotelegrafiche, parchi fotoelettrici, servizi divisionali. Inoltre 6 ospedali da campo, 2 ambulanze, 1 sezione panettieri, aliquote vari di servizi.

In totale 55.000 uomini, 8300 quadrupedi, 1500 carri, 84 cannoni da campagna, 43 da montagna, 28 pezzi d assedio.
Nel gennaio 1912 furono istituiti vari comandi e mobilitati 4 battaglioni alpini, 7 battaglioni di ascari eritrei, un squadrone meharisti, reparti dirigibili e flottiglie aviatori.

Nel frattempo il Ministero della Marina aveva mobilitato la flotta e preparava i mezzi necessari per effettuare il trasporto del corpo di spedizione. Inoltre ordinava alle Piazze di Taranto , Brindisi e alla difesa marittima  di Messina di mettersi in assetto di guerra nei riguardi del fronte a mare, e alle altre Piazze e difese costiere di considerarsi in allarme in tempo di pace.
Dunque la Piazza di Messina fu messa in assetto di guerra. Il sistema difensivo dello Stretto era ancora quello edificato negli ultimi 20 anni dell’Ottocento, quindi composto da batterie costiere terrapienate non corazzate (ad alcune delle quali sarà cambiato il nome qualche anno dopo) in quota, armate in massima parte  con artiglierie in barbetta di grosso calibro a tiro curvo di sfondo contronavi.
Nel gennaio 1911 a Messina prestava servizio il 4° reggimento da fortezza (costa), al comando del colonnello Del Bono. Il reggimento composto da quattro gruppi (di cui due erano a Brindisi e Taranto) aveva dunque sede a Messina, in cui vi era anche lo Stato Maggiore, il 2° gruppo composto da 4^, 5^ e 6^ compagnia, e un deposito, mentre il 3° gruppo composto dalla 7^, 8^ e 9^ compagnia era di stanza a Reggio Calabria.
I tiri effettivi a mare di esercizio, di guerra e con l’armamento secondario, vennero effettuati nell’area dello Stretto  nell’ agosto del 1911.

Tiri effettivi di esercizio anno 1911

costa sicula – 2° gruppo

•    batteria Monte Giulitta – 4^ compagnia – obici da 280 mm – colpi sparati  15 – tiro indiretto- distanza tiro 6000 a 8000 m
•    Serra la Croce -5^ compagnia -obici da 280 mm – colpi sparati  16- tiro indiretto- distanza tiro da 8000 a 6000 m
•    Ogliastri -6^ compagnia – obici da 240 mm colpi sparati  36- tiro indiretto- distanza tiro da 2000 a 2500 m

costa calabra-  3° gruppo

•    batteria Catona – 7^ compagnia – obici da 240 mm –colpi sparati 36 – tiro indiretto – distanza tiro da 2500 a 4500 m
•    Torre Telegrafo -8^ compagnia- obici da 280 mm – colpi sparati 18 – tiro indiretto- distanza tiro 2000 a 2500 m
•    Matiniti Sup. – 9^ compagnia- obici da 280 mm- colpi sparati 18 – tiro indiretto- distanza tiro da 6000 a 8000 m

Tiri di guerra anno 1911

costa sicula – 2° gruppo

•    batteria Monte Gallo – 4^ compagnia  – obici da 280 mm- colpi sparati 24 -tiro diretto -distanza tiro da 6000 a 8000 m
•    Polveriera -5^ compagnia- obici da 280 mm  – colpi sparati 18 – tiro diretto – distanza tiro da 6000 a 8000 m
•    Pietrazza -6^ comapgnia – obici da 280 mm   – colpi sparati 32 – tiro indiretto- distanza tiro da 3000 a 6000 m

costa calabra  -3° gruppo

•    batteria Pentimele – 7^ compagnia – obici da 280 mm  – colpi sparati 18 –  tiro indiretto –  distanza tiro da 3000 a 6000 m
•    Poggio Pignatelli – 8^ compagnia- obici da 280 mm – colpi sparati 24- tiro indiretto- distanza tiro da 3000 a 6000 m
•    Arghillà – 9^ compagnia- obici da 280 mm –colpi sparati 32 –  tiro diretto – distanza tiro da 6000 a 8000 m

Tiri con armamento secondario anno 1911 (2 cannoni da 87 mm per ogni batteria)

costa sicula – 2° gruppo

•    batterie Monte Gallo, Polveriera,  Pietrazza

costa calabra  -3° gruppo

•    batterie Pentimele, Poggio Pignatelli, Arghillà

Inoltre si effettuarono le esercitazioni con le mitragliatrici, presso la spiaggia di San Raineri, a Campo Inglese, la spiaggia di Musolino  e a Villa S. Giovanni, mediante l’utilizzo di bersagli rimorchiati e teloni rappresentati truppe in atto di sbarcare.

L’anno 1912, cambiava il comandante del  4° reggimento (tenente colonnello Testa). Le esercitazioni furono effettuate nei  mesi di luglio- agosto (in piena guerra).

Tiri effettivi di esercizio anno 1912

costa sicula- 2° gruppo

•    batteria San Jachiddu -6^ compagnia – obici da 280 mm C (corti) – colpi sparati  12- tiro indiretto – distanza tiro
•    da 5200 a 7500 m
•    Serra la Croce  – 12^ compagnia  – da 280 mm C– colpi sparati 12 – tiro indiretto – distanza tiro da 3000 a 4500 m
•    Ogliastri  – 5^ compagnia – da 280 mm C– colpi sparati 12 – tiro indiretto – distanza tiro da 3000 a 4900 m
•    Mangialupi 4^ (collaudo) da 280 mm C –  colpi sparati 18 – tiro indiretto

costa calabra-  3° gruppo

•    batteria Arghillà’ – 7^ compagnia  – colpi sparati 18 –  tiro indiretto-  distanza tiro da 3000 a 4900 m
•    Pentimele  – 8^ compagnia – colpi sparati 18 –  tiro indiretto-  distanza tiro da 5000 a 7500 m
•    Poggio Pignatelli -9^ compagnia –  colpi sparati 18 –  tiro indiretto –  distanza tiro da  5200 a 7500 m

Tiri di guerra anno 1912

costa sicula -2° gruppo

•    batteria Monte Gallo – 4^ compagnia
•    Polveriera -5^ compagnia
•    Serra la Croce -6^ compagnia
•    Pietrazza -12^ compagnia

costa  calabra -3° gruppo

•    batteria Pentimele – 8^ compagnia
•    Matiniti Sup.  -9^ compagnia
•    Arghillà-7^ compagnia

Tiri con armamento secondario (4 cannoni da 87 mm per ogni batteria) e con mitragliatrici contro sagome e teloni a terra, anno 1912

costa sicula  – 2° gruppo

•    batteria Polveriera, 5^, 4^, 12^ e 6^ compagnia

costa calabra –  3° gruppo

•    batteria Torre Telegrafo, 7^, 8^ e 9^ compagnia

Le esercitazioni continuarono anche nel 1913 (luglio e settembre), quando la guerra italoturca si era conclusa già da qualche mese (ottobre 1912)

Tiri effettivi di esercizio anno 1913

costa sicula- 2° gruppo

•    batteria Menaia – 4^ compagnia – obici da 280 mm C – colpi sparati  12  -tiro indiretto- distanza tiro da 3000 a 5000 m
•    Pietrazza – 5^ compagnia – obici da 280 mm C – colpi sparati  12  -tiro indiretto -distanza tiro da 3500 a 6000 m
•    Monte Gallo – 6^ compagnia – obici da 280 mm C – colpi sparati  12 – tiro indiretto -distanza tiro da 6000 a 800 m
•    Polveriera  -12^compagnia – obici da 280 mm C – colpi sparati  12 – tiro indiretto- distanza tiro da 3500 a 6000 m

costa calabra-  3° gruppo

•    Batteria Matinini Sup. – 7^ compagnia – obici da 280 mm C – colpi sparati  12  -tiro indiretto- distanza tiro da 3000 a 4900 m
•    Pentimele -8^ compagnia – obici da 280 mm C – colpi sparati  12  -tiro indiretto- distanza tiro da 5000 a 7500 m
•    Poggio Pignatelli -9^ compagnia – obici da 280 mm C – colpi sparati  12  -tiro indiretto- distanza tiro da 5200 a 7500 m

Tiri di guerra anno 1913

costa sicula 2° gruppo

•    batteria Polveriera – 4^ compagnia – obici da 280 mm – colpi sparati   15 –tiro diretto-  distanza tiro da 3000 a 6000 m
•    Mangialupi – 5^ compagnia – obici da 280 mm – colpi sparati   18 – tiro indiretto – distanza tiro da 3000 a 5000 m
•    Monte Giulitta – 6^ compagnia – obici da 280 mm – colpi sparati  15 – tiro diretto – distanza tiro da 3000 a 5000 m
•    San. Jachiddu -12^ compagnia – obici da 280 mm – colpi sparati   18 – tiro indiretto – distanza tiro da 4000 a 7000 m

costa calabra 3° gruppo

•    Arghillà – 7^ compagnia – obici da 280 mm – colpi sparati  18 – tiro diretto – distanza tiro da 3000 a 4900 m
•    batteria Pentimele – 8^ compagnia – obici da 280 mm – colpi sparati   15 – tiro diretto – distanza tiro da 5000 a 7500 m
•    Matiniti Sup.  -9^  compagnia – obici da 280 mm – colpi sparati   18 – tiro indiretto – distanza tiro da 5000 a 7500 m

Tiri con armamento secondario (4 cannoni da 87 mm per ogni batteria) e con mitragliatrici contro sagome e teloni a terra, anno 1913

costa sicula –  2° gruppo

Batteria Polveriera, 5^, 4^, 12^ e 6^ compagnia

costa calabra –  3° gruppo

batteria Torre Telegrafo, 7^, 8^ e 9^ compagnia

Seppur totalmente trascurato, si tratta di un periodo molto interessante per la storia di Messina, considerato anche l’anniversario dei cento anni.

Armando Donato M.