storia

Sciopero delle maestranze dei panificatori di Messina e provincia

Un clamoroso sciopero fu indetto l’anno 1904, dai lavoratori del pane di Messina e provincia; gli addetti ai diversi forni messinesi scioperarono in forte numero. A migliaia protestavano in molte filiere industriali ed artigiane di altri settori lavorativi. Gli scioperi si susseguivano con cadenza costante. La crisi che si era abbattuta su Messina, posta sotto una fitta rete speculativa ormai da anni, trovava il governo insensibile alle necessità della Città dello Stretto. Gli operai della panificazione, rivendicavano dei diritti essenziali. Da parecchio tempo, si chiedeva a gran voce, di recuperare il salario che riscuotevano al tempo dei Borboni: cioè, quelle paghe che percepiva la manodopera messinese, calcolate in una lira e 25 centesimi l’ora, ovvero 12,50 lire su 10 ore giornaliere di lavoro. Con l’unità d’Italia, le condizioni mutarono fortemente. Il neo stato italiano succhiava dalla economia meridionale, gli emolumenti necessari per fare camminare la complessa macchina statale. Le tasse giunsero copiose sulle fabbriche del sud, mentre si incentivavano le imprese del nord, depresse ed incapaci di reggere sul mercato straniero. Per fare ciò, gli imprenditori meridionali, ridotti nella competitività delle loro merci, adesso gravate da alti costi: vuoi per tasse, vuoi per ridotte condizioni economiche territoriali, con la fusione degli istituti di credito, sopprimendo molti sportelli bancari, erano in carenza di liquidi. Essi dovettero recuperare denaro, contraendo le paghe dei loro dipendenti, ma ciò non bastava. Molti stabilimenti fallirono, altri si associarono oppure, si riconvertirono a produrre altro tipo di merci. Se questa flessibilità era plausibile per gli stabilimenti industriali, gli artigiani e i loro dipendenti, che producevano generi di prima necessità come il pane, dovettero sottostare alla crisi. Riducendo sempre più il loro tenore di vita, contro una inflazione dilagante, accresciuta di anno in anno, riducendo intere categorie lavorative alla fame. Gli accordi di lavoro, nella categoria della panificazione nel 1904, si erano talmente aggravati da contingenze continue, chiedendo agli operai di morire piuttosto che di vivere, sotto una indefessa posizione speculativa.
Gli operai, dovevano lavorare 12 ore al giorno;  chi lavorava di più poteva sperare di sopravvivere con il suo salario. Il contributo salariale, prevedeva una paga di  £ 1,10 centesimi per ogni infornata, composta da 5 operai.
Volendo oggi comprendere il valore del dissidio, scoppiato nei giorni della rivolta, possiamo osservare con un ragguaglio computistico, il senso di quella protesta.
Gli operai dei forni chiedevano a gran voce, un aumento di 10 centesimi su ogni infornata: composta da 4 operai invece di 5, e una riduzione di ore lavorative da 12 a 10. Il salario veniva calcolato sulla settimana, che a parte le festività era di 6 giorni. Secondo gli accordi previsti dai proprietari dei forni con i lavoratori, prima della protesta, gli operai avrebbero percepito 0,22 centesimi l’ora ( il tempo di una infornata ) lavorando 12 ore al giorno;
portando a casa £ 15,84 la settimana. Viceversa gli operai, con la richiesta di aumento di 10 centesimi ad infornata e la diminuzione di manodopera per infornata, da 5 a 4 operai, compresa anche una riduzione di orario da 12 a 10 ore, avrebbero ricavato ogni settimana £ 18,00

Alessandro Fumia