Senato di Messina

Maestranze, uffici, rappresentanze del Senato di Messina

L’organizzazione della Mastra Senatoriale a Messina, prevedeva tutta una serie di dipendenze atte, al buon funzionamento della cosa pubblica: organizzazione che venne meno, dopo i fatti della rivolta contro la corona di Spagna. Il Senato di Messina, era strutturato essenzialmente allo stesso modo di altre realtà civiche nel regno ma, si differiva dagli altri, utilizzavano più numerosamente personaggi, legati all’ufficio senatoriale. Pertanto, ritrovare un numero cospicuo di Assessori e Procuratori a quel tempo, voleva essere di monito a tutti coloro che riscuotevano nell’isola pari dignità. Gli Assessori, erano in realtà, uomini di legge e appoggiavano i Senatori nelle competenze e nelle procedure pubbliche. I Procuratori erano intesi tutti come,  i prestatori d’opera che portando le insegne senatoriali, avvisavano e presiedevano i luoghi preposti all’autorità: essi, sostanzialmente erano 6 suonatori di trombette, 6 suonatori di piffero, 6 pavonazzi, 2 mazzieri, 2 segretari, un cappellano e un banditore, tutti salariati dal Senato di Messina. Le insigni memorie patrie cullate dai messinesi nel tempo, hanno sempre meravigliato l’opinione pubblica moderna; in quanto Messina, ebbe anticipato i tempi  nella modernità, operazioni uffici e rappresentanze, applicate in molti settori della società civile. Già nel settecento, i medici e i sanitari che operavano nel distretto della Città dello Stretto, si erano dotati di procedure mediche e di attrezzature all’avanguardia per l’epoca. Molti osservatori e altrettanti viaggiatori, avevano notato che presso le fabbriche della chiesa di Porto Salvo, esisteva un ufficio che svolgeva un ruolo importante: quello di catalogare, individuare e segnalare il morbo o l’epidemia, presente all’occasione sul battello posto alla rada. Essi, non solo utilizzavano particolari strumenti per l’indagine sul corpo delle donne e degli uomini, ma usavano disinfettarsi con una mistura a base di olio ed erbe medicamentose. E’ questa notizia bisogna crederlo, diventa alquanto rilevante, nello studio delle metodiche igieniche, in un tempo in cui, si era lontani dalla relazione igiene, causa e prevenzione dalle malattie.

Una  particolare cerchia di maestri fonditori della Zecca di Messina, esisteva presso il Casale di Contesse. Furono insigniti nientemeno che dall’imperatore austriaco Carlo V, perché ritenuti abili  nella fonderia: stavano presso il Casale, in un apposito luogo, dove operavano quattro fonderie: nelle quali battevano i prototipi, li vergavano, li tagliavano in pezzetti, li ricuocevano e li biancavano. Da queste officine, passavano a quelle dei Rifilatori. Questi tecnici della lavorazione della monetazione a Messina, erano riconosciuti fino alla metà del ‘700, fra i più abili del regno nella loro arte. Essi avevano come strumenti principali: la bilancia, il peso e la forfice(forbice). Stavano in una officina presso il rispettivo bancone pieno di pietre, dov’era fissato il conio con l’impronta dell’aquila e l’impronta della testa del re.  Essi, frapponevano fra i due conii, un pezzetto di metallo, dove veniva battuto fortemente e contemporaneamente sulle due facce, almeno due o tre volte. Successivamente alla fine del ‘600 gli storici, li ricorderanno come stampatori o conisti.   L’organizzazione sanitaria a Messina, rivestì una grande importanza nei secoli, in una città che accoglieva grosse quantità di derrate alimentari e numeroso naviglio. Ricadeva presso le fabbriche della chiesa di santa Maria di Porto Salvo, l’ufficio della Sanità, quello della deputazione degli ufficiali medici e il capitolo e l’archivio degli ordini assistenziali e del lazzaretto. Inoltre, si trovavano in luogo, magazzini dove si collocavano il carico posto in quarantena e le servitù per l’equipaggio se, trattavasi di nobili mentre, il resto della truppa e i passeggeri, rimanevano sulla rada. Il tempo di controllo normalmente era di 40 giorni, ma, questo limite, variava da caso a caso e poteva anche raddoppiarsi se, si sospettavano tracce di epidemia. La popolazione non poteva avere contatto con il lazzaretto e i magazzini dove si stoccava il carico: ritenendo questo luogo potenzialmente pericoloso, le autorità avevano creato un sistema di controllo originale ed efficace allo stesso tempo. Si era stabilito che si dovesse pagare il custode e i deputati del lazzaretto per 6 tarì ogni giorno. Si ché, alcuni credevano, che l’eccessivo zelo in materia di Sanità a Messina, fosse indotto più dal facile guadagno, che da una effettiva necessità. In realtà, i tempi di quarantena potevano dilatarsi per il doppio di tempo e anche di più; questo soggiorno era  una caratteristica di Messina e quasi mai, delle altre metropoli ricadenti   sul mare.

Alessandro Fumia

Attendenti impiegati ufficiali del Senato di Messina

L’organizzazione della Mastra Senatoriale a Messina, prevedeva tutta una serie di dipendenze, atte al buon funzionamento della cosa pubblica: organizzazione che venne meno, dopo i fatti della rivolta contro la corona di Spagna. Il Senato di Messina, era strutturato essenzialmente allo stesso modo di altre realtà civiche nel regno ma, si differiva dagli altri: e come non poteva esserlo altri menti, utilizzando più numerosamente personaggi, legati all’ufficio senatoriale. Pertanto, ritrovare un numero cospicuo di Assessori e Procuratori a quel tempo, voleva essere di monito a tutti coloro che riscuotevano nell’isola pari dignità. Gli Assessori, erano in realtà, uomini di legge e appoggia- vano i Senatori nelle competenze e nelle procedure pubbliche. I Procuratori erano intesi tutti come,  i prestatori d’opera che portando le insegne senatoriali, avvisavano e presiedevano i luoghi preposti all’autorità: essi, sostanzialmente erano 6 suonatori di trombette, 6 suonatori di piffero, 6 pavonaz zi, 2 mazzieri, 2 segretari, un cappellano e un banditore, tutti salariati dal Senato di Messina.
Le insigni memorie patrie cullate dai messinesi nel tempo, hanno sempre meravigliato l’opinione pubblica moderna; in quanto Messina, ebbe anticipato i tempi  nella modernità applicate in molti settori della società civile. Già nel settecento, i medici e i sanitari che operavano nel distretto della Città dello Stretto, si erano dotati di procedure mediche e di attrezzature all’avanguardia per l’epoca. Molti osservatori e altrettanti viaggiatori, avevano notato che presso le fabbriche della chiesa di Porto Salvo, esisteva un ufficio che svolgeva un ruolo importante: quello di catalogare, individuare e segnalare il morbo o l’epidemia, presente all’occasione sul battello posto alla rada. Essi, non solo utilizzavano particolari strumenti per l’indagine sul corpo delle donne e degli uomini, ma usavano disinfettarsi con una mistura a base di olio ed erbe medicamentose. E’ questa notizia bisogna crederlo, diventa alquanto rilevante, nello studio delle metodiche igieniche, in un tempo in cui, si era lontani dalla relazione igiene, causa e prevenzione dalle malattie.

Alessandro Fumia