Scultura

Antonio Bonfiglio, grande scultore messinese

Nato a Messina il 16 gennaio 1895, Antonio Bonfiglio fu un grande artista, conosciuto sia in Italia che all’estero come scultore, pur avendo esperienza anche come pittore, valido esponente dell’arte siciliana del Novecento.
Ad appena tredici anni frequentò l’Istituto “Alfredo Cappellini” di Messina, diventando allievo del maestro Saccà, valente modellatore del legno. Pochi mesi dopo a Messina giunse il terremoto, che gli fece perdere tutta la sua famiglia.
Il giovane Antonio dovette trasferirsi a Catania, andando a studiare per quattro anni presso la scuola di “Arte e Mestieri”, seguendo gli insegnamenti del Garuglieri, eccellente intagliatore del legno, approfondendo così la sua passione.
Per perfezionare meglio gli studi in questo campo, si trasferì nel 1912 a Roma per frequentare i corsi serali degli ”Incurabili” e poi quelli di Plastica e Architettura del Museo. Per mantenersi gli studi, durante il giorno lavorava come intagliatore del legno.
Partecipò anche come soldato alla Prima Guerra Mondiale, per quattro anni. Nel 1922 conseguì il titolo di Professore di Disegno Architettonico all’Istituto di Belle Arti di Roma e tre anni dopo tornò a Messina, dove, distintosi nella graduatoria di 2° grado nel concorso nazionale per il monumento ai Caduti, inizia la sua vera carriera artistica.
Apparentemente timido, celava, dietro un carattere fiero e intransigente, una volontà tenace di affermare la sua arte, lavorando prima sulla creta e poi sul bronzo. Fu così che incominciò a partecipare ad alcune mostre come quella che venne allestita presso il Circolo Artistico Antonello a Messina.
Dopo cinque anni, ebbe l’onore di essere il primo scultore isolano a poter partecipare alla XVI Biennale di Venezia, esponendovi una testa bronzea, intitolata “Il cieco”.
L’opera dal grande effetto realistico, riusciva ad esprimere la situazione di un cieco che cerca, disperatamente una luce, senza purtroppo riuscire a vederla più (oggi è custodita nella Galleria d’Arte moderna di Palermo). In seguito, continuò a partecipare a Venezia costantemente fino alla ventiduesima edizione.
Nel 1929 gli venne conferito una medaglia d’oro all’esposizione Nazionale di Reggio Calabria e in quel periodo cominciò a lavorare alle decorazioni scultoree (quattro aquile romane) del Tribunale di Messina, che si andava ultimando sull’iniziale progetto dell’architetto Marcello Piacentini.
Durante la sua carriera lunghissima, ebbe altri prestigiosi riconoscimenti, soprattutto negli anni Trenta e Quaranta, e partecipò anche a 4 Quadriennali nazionali d’arte a Roma, varie Mostre Interregionali, più altre mostre singole e collettive. Gli veniva riconosciuto come, sotto l’apparente semplicità delle sue opere, vi fosse un’attenta ricerca di sintesi e di ritmo e un dominio assoluto della forma. Al centro della creatività del Bonfiglio c’era sempre un particolare riferimento all’immagine femminile ed ai bambini, sia pur in posizioni varie.
Antonio Bonfiglio ricordò i difficili anni in cui era stato soldato, decidendo di realizzare due opere che in qualche modo volevano rendere onore ai caduti in guerra: nel 1934 fece un prezioso monumento, inaugurato il 5 luglio dello stesso anno all’ingresso della caserma “Stefano Cutugno”, sede del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina e tre anni più tardi un sarcofago con la statua raffigurante il milite ignoto, posta al centro della cripta del Sacrario di Cristo Re.
Tra gli anni Quaranta e Cinquanta insegnò Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico “Mattia Preti” di Reggio Calabria, dove viene tuttora ricordato come un’artista insuperabile. Nel periodo in cui stette in questa città ebbe anche l’incarico di costruire una statua bronzea denominata Athena Promachos, posta all’interno del monumento dedicato a Vittorio Emanuele III.
Nel frattempo partecipò a diverse esposizioni internazionali (Atene, Barcellona, Budapest, Parigi e Taormina). In Francia venne particolarmente rispettato.
Tornato a Messina, dal 1954 al 1965 insegnò presso l’Istituto Statale d’Arte “Ernesto Basile” di Messina, su incarico dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Gaetano Martino, altro grande messinese.
Negli anni della ricostruzione, Antonio Bonfiglio era uno di quegli artisti che si distinsero di più nel partecipare attivamente alla realizzazione di molte opere pubbliche e private.
A lui si devono molte opere realizzate nella sua città d’origine, come ad esempio le decorazioni esterne dei prospetti del Palazzo Municipale. Alcune statue o busti, per lo più realizzati in bronzo, raffiguravano personaggi famosi, quali:
-Antonello di Messina (1953), posto nello scalone interno del Municipio di Messina;
-Antonio Martino, posto lateralmente al Palazzo municipale di Messina;
-Giacomo Venezian, posto nell’Università degli studi di Messina;
-Giuseppe Mazzini, situato nell’omonima villa;
-Ludovico Fulci, nell’omonima piazza;
-Luigi Rizzo (1965), sul lungomare di Milazzo;
-San Francesco d’Assisi (1965), posta nel sagrato antistante la Chiesa dell’Immacolata a Messina;
Altre erano vere e proprie opere d’arte presso importanti edifici di Messina, tra cui:
– un monumentale altorilievo sormontante il grande portale del palazzo Ina sulla cortina del porto dal lato del mare, raffigurante gli operai mentre erano intenti alle opere di ricostruzione della città dopo il terremoto;
– un bassorilievo marmoreo allegorico inneggiante al lavoro, posto sulla parete dell’ex palazzo Littorio, oggi uffici del Catasto;
-un bassorilievo bronzeo raffigurante l’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Messina, collocato sull’edificio di via Garibaldi all’inizio di piazza Cairoli.
-il puttino acquaiolo della fontana Arena, tra il Torrente Boccetta e la via G. Longo;
-alcune figure bronzee di illustri personaggi messinesi nelle pareti del vestibolo d’ingresso della Camera di Commercio;
-il rifacimento della statua di Santa Barbara, che abbelliva il Duomo di Messina prima di andar distrutta dal terremoto;
-il San Pietro in marmo bianco, all’interno del Duomo;
-il Fonte battesimale con San Giovannino in bronzo per la chiesa di San Nicolò all’Arcivescovado;
-gli abbellimenti del Palazzo della Galleria Vittorio Emanuele, con la decorazione delle parti ornamentali dei prospetti interni ed esterni al percorso vetrato;
Nel 1948, Bonfiglio aveva anche realizzato un bozzetto per la realizzazione di un nuovo monumento della città, un Colapesce (simbolo mitologico della città) che, in base al progetto, avrebbe dovuto porsi all’interno della fontana della piazza adiacente la Stazione di Messina. Di questo progetto non se ne fece nulla, e ne rimase solo il bozzetto originale posto all’interno del Municipio, nella stanza del sindaco.
Della sua arte se ne può trovare traccia anche in altre città:
-a Catania, dove per la fontana della villa Bellini realizzò alcuni puttini
-a Salina, con una grande statua marmorea raffigurante la Madonna, posta sulla facciata del Santuario;
-a Castell’Umberto, con un busto marmoreo della Madonna Assunta, che sormonta il portone principale della Chiesa madre.
Dopo aver trascorso ben ottanta anni di attività artistica dedicati con passione, morì nel 1995 a Condrò, in provincia di Messina, (la sua tomba, realizzata da lui, è adornata da una scultura raffigurante il volto della Madonna e del Cristo morto) dove aveva vissuto i suoi ultimi giorni, da centenario quasi dimenticato.

Fabio Marletta

Lo scultore Ovidio Sutera

I decenni della ricostruzione dopo il tragico terremoto del 1908 e dopo il secondo dopoguerra furono caratterizzati da una notevole presenza culturale in città. Letterati, architetti e artisti contribuirono in modo determinante alla ricostruzione, arricchendo Messina di palazzi pubblici e privati, di ville, di chiese, di monumenti, di piazze che nonostante gli anni trascorsi ancora oggi rappresentano stabilmente il volto della città. Per quanto riguarda gli scultori, molto attivi sia nell’ambito dell’edilizia, cioè nelle decorazioni dei nuovi palazzi, ma anche nell’arte funeraria, nei monumenti o nell’arte sacra,è possibile ritrovare nomi degni di nota e tra questi scultori affiora la figura di Ovidio Sutera.
Nato a Buenos Aires il 28 febbraio 1914 da genitori siciliani, dopo una prima formazione al seguito del padre Giuseppe, affermato scultore, si trasferisce a Roma nel 1936 dove intraprende gli studi artistici presso la scuola libera di nudo, segue in seguito anche i corsi serali dell’Accademia di Francia, essendo infineammesso ai corsi di scultura dell’Accademia di Belle Arti. Nel corso degli studi prende parte attivamente alla vita culturale romana partecipando a manifestazioni artistico-culturali.
Nel 1937 lascia Roma e si trasferisce a Messina per lavorare nello studio del padre, nella stessa città a partire dal 1942 si dedica all’insegnamento del disegno nella scuola media.
Si distingue nel panorama culturale Messinese come uno degli scultori più prolifici: partecipa a un considerevole numero di mostre collettive regionali e nazionali, molte sue opere sono sparse per la città ed alcune passano anche lo stretto di Messina.
Da non trascurare neppure i suoi componimenti poetici, pubblicati dal 1937 nella rivista “Il Marchesino”, altri suoi versi sono invece raccolti nel libro autobiografico “Sculture e poesie” pubblicato a Messina nel 1966 (da cui sono tratte le immagini di questo articolo) a cui segue un’altra raccolta pubblicata sempre a Messina nel 1979: “La voce delle pietre”. Entrambi i volumi comprendono anche un ampio corredo fotografico che documenta la vasta produzione artistica e possono essere un punto di riferimento per intraprendere seri studi su questo artista dimenticato.

Antonino Teramo