Saponara

Le alluvioni secolari che hanno colpito Messina: resoconto storico-documentale

L'alluvione a saponara

La memoria storica sui cataclismi che si sono abbattuti, sul territorio provinciale di Messina nel recente passato, racconta fatti e aneddotiche, tristemente di attualità anche oggi.
Molte volte, il pensiero storico, lambisce i contenuti che porta perché, resta difficile trasmettere al lettore, il pathos vissuto dai testimoni, soggetti a lutti e disastri indicibili. Alcune volte capita però, che il pathos, viene condiviso, da coloro i quali, pur ricadendo nel territorio presso il quale, anche nel passato è stato teatro di sventure, adesso le medesime rovine, rese attuali da un destino crudele, recuperano una cronaca condivisibile nei risvolti degli accidenti. Per tanto, quando si ricordano le alluvioni di più di un secolo fa, non si comprende lo sgomento se non condiviso. Quindi, raccontare di fenomeni sunto di analisi, frettolosamente divenuti, figli degli errori commessi dall’uomo in simbiosi di un dare e di un avere etichettato come inquinamento industriale; diventa inspiegabile alle future generazioni, quando recuperando i risvolti di racconti passati alla storia, si debbono spiegare quegli accidenti sotto una voce, meteorologia applicata a un territorio. Cioè, quel fenomeno oggi spiegabile con l’allerta meteo, che sta a segnalare, potenziali disastri in rapporto a un dato territorio, geologicamente instabile. Il territorio provinciale di Messina, si è detto che è sintomo del tempo e dell’incuria degli uomini moderni. In quanto che nel passato, questi fenomeni, erano occasionali e rari: e che gli effetti ricadenti su quel territorio, meno devastato, meno sconvolto dall’uomo più attento alla sua salvaguardia, al suo accomodamento, permetteva di gestire il patrimonio del territorio di Messina con meno drammi e con più soluzione di continuità con il passato, grazie alle cure arrecate dalle generazioni precedenti che lo hanno governato. Bene! vi invito a leggere allora, cosa accadde il 13 novembre del 1855. Il territorio oggetto del disastro, è lo stesso dell’ultima alluvione siciliana, presso il quale, sono cadute in rovina, i centri di Barcellona pozzo di Gotto, Milazzo, Saponare, Villa franca tirrena ed altri luoghi ivi ricadenti. Il territorio dunque per tipologia geologica e per insediamento, praticamente uguale rispetto ai fatti della seconda metà del XIX secolo, racconta di avvenimenti, oggi inseriti in una casista precisa: “inquinamento e dissesto ambientale, causa di una politica insediativa miope arrecata al territorio.”
Dalle lettere di famiglia, scritte e raccontate da Michele Verino, pubblicate dalla tipografia Galilea, in quel di Firenze, l’anno 1855, pp. 454, 455.
Un altra tremenda sciagura piombò il 13 del decorso Novembre, sulla città di Messina, che appena incominciava a risorgere dalla desolazione che vi aveva lasciata nel 1854 il colera. Un impetuoso uragano preceduto dallo spesseggiare dei lampi e dal cupo rumore dei tuoni, si scaricò nelle prime ore della mattina sulla desolata città. Un turbine d’acqua e di grossa grandine resa più impetuosa dall’infuriare dei venti, percoteva orribilmente i tetti delle case e minacciava di farli crollare I due torrenti che scorrono in mezzo della città; in brev’ora superarono le dighe, allagarono le vie, invasero i piani terreni delle case e nella loro violenza rovesciarono e travolsero quanto opponevasi al loro corso. La campagna all’intorno era sconvolta dai torrenti di Trapani e della Giostra, che usciti dall’alveo scorrevano senza freno e seco portavano enorme quantità di rena e di melma, che in alcuni luoghi depositandosi si alzò quasi a livello dei primi piani delle case. Il ridentissimo borgo di S Leone in parte crollò, investito dalle correnti e tali i piani inferiori dei fabbricati, furon ripieni di terra. La vasta pianura di S Maria al Gesù, divenne un lago ed una medesima sorte toccò alle misere case dei poveri e alle belle e ridenti ville coronale da vaghi e fiorili giardini, di cui sparsa era tutta la campagna. Anche il torrente della Zaera si rovesciò sul prossimo borgo recandovi consimili danni e nel caseggiato di S Clemente, dove distrusse i giardini, sradicò alberi, rovesciò muraglie e copri squallore infino al mare, quella poc’anzi ridente pianura. L’uragano torribile durò 5 ore e queste bastarono a spargere la desolazione per quasi tutto il distretto di Messina. Varie vittime della inondazione 100 vite, si ebbero a deplorare nella città, ma più assai ve ne furono nella campagna e in specie nel villaggio del Bauso che fu in gran parte distrutto dalle acque; in Mile superiore, dove crollò la Chiesa Parrocchiale salvandosi quasi miracolosamente il ciborio ove chiudevasi il Sacramento, e insieme alla chiesa caddero quasi metà delle case con la morte di non pochi abitanti in Saponara, dove morirono 22 individui 18 dei quali, avevano cercato invano un refugio sul letto di una casa perché, l’onda sempre crescente li travolse nei suoi gorghi colla rovina dell’edilìzio. Le autorità locali fecero e fanno tuttora quello che è possibile per riparare a tanta sventura, ma il riparare i danni di quella orribil procella è cosa che supera le limitate forze dell’uomo. Un calcolo approssimativo dei danni, li fa ascendere a 5 milioni di scudi.

Alessandro Fumia

“Sfilata dell’Orso e della Corte Principesca” al Carnevale di Saponara

Si svolge nelle prime ore del pomeriggio di martedì Grasso. Pur avendo subito negli anni inevitabili adattamenti e mutazioni stilistico-figurative, il cerimoniale carnevalesco di Saponara conserva intatto il nucleo narrativo principale, attestando così un forte legame con la comunità di appartenenza, che ha eletto e difeso nel tempo la rappresentazione rituale assumendola come tratto distintivo e imprescindibile della propria identità culturale. Le maschere principali del corteo carnevalesco, secondo lo schema figurativo che dall’ immediato Dopoguerra si è conservato sostanzialmente identico fino ai nostri giorni, sono quelle dell’Orso (Animali e Uomini Selvatici), dei Domatori e Cacciatori, dei Suonatori di brogna (conchiglia sonora), del Principe e della sua corte di Cavalieri. Si racconta che il principe Domenico Alliata (1712 – 1774), 5° Principe di Villafranca e sposo della duchessa di Saponara, catturò un temibile orso che infestava le valli e i crinali dei Peloritani, mettendo a repentaglio la sopravvivenza della comunità, portandolo poi in catene per le strade del paese.
Il Rituale e le Maschere. La maschera dell’Orso viene trascinata in catene per le vie di Saponara. A tenerlo legato sono le figure dei Domatori e dei Cacciatori, accompagnati dai Suonatori di Brogna (conchiglie marine) che accompagnano il corteo insieme al rullare dei tamburi in un’ossessiva sequenza ritmica. Pur essendo in cattività, l’Orso riesce a divincolarsi e assalire alcune donne, secondo un copione prestabilito. A tratti invece si rivela ambiguamente galante e le invita a ballare. Segue la Sfilata del Principe e della Principessa, con la corte a seguito.