Quartiere Avignone

Sant’Annibale Maria Di Francia

Nacque a Messina il 5 luglio 1851, morendovi la mattina del 1 giugno 1927 presso la sua residenza di campagna in contrada Guardia, per una congestione cerebrale.
Era il terzo di quattro figli di una nobile famiglia messinese (il padre era il cavaliere Francesco di Francia, marchese di Santa Caterina dello Ionio, Vice Console Pontificio e Capitano Onorario della Marina reale Borbonica, la madre era Anna Toscano, figlia del Commissario Guglielmo e di Donna Matilde dei Marchesi di Montanaro).
Dopo la morte prematura del padre, quando aveva solo 15 mesi, fu affidato alla zia dove trascorse l’infanzia fino a che non venne a mancare anche la zia per una epidemia di colera che nel 1859 colpì la città di Messina. A 7 anni venne trasferito presso il Collegio dei Gentiluomini dai Padri monaci cistercensi del convento di S. Nicolò di Messina, dove insegnava lo zio paterno, per poter iniziare gli studi.
Probabilmente fu dopo aver concluso brillantemente il periodo di studi, a 17 anni, durante una sosta in preghiera  dinanzi al Santissimo Sacramento esposto solennemente nella Chiesa di San Giovanni di Malta, che si soffermò a leggere le seguenti frasi presenti nel Vangelo secondo Matteo:  “La messe è molta, ma gli operai sono pochi: pregate dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”.
Fu così che avvertì in lui la chiamata “improvvisa, irresistibile e sicurissima” al sacerdozio, come una risposta alle ansie che da tempo coltivava in sé, rinunciando a tutti i suoi beni per dedicare la sua vita a diffondere la Parola di Dio ed aiutar i più bisognosi.
L’8 Dicembre 1869 Annibale Di Francia veste l’abito Ecclesiastico con il fratello Francesco. Nel gennaio 1878 fondamentale fu l’incontro che ebbe con Francesco Zancone, in un vicolo di Messina. Avvicinandosi al povero mendicante cieco, cominciò ad interrogarlo, chiedendogli come si chiamasse, dove abitasse e se conoscesse Dio. Proveniva dal quartiere Avignone, (nei pressi dello Zaera) che era allora il più degradato quadrilatero di Messina, formato di catapecchie a pian terreno e abitato da 200 poveri, tra cui numerosi bambini, erano dediti all’accattonaggio. Gli fece scivolare nel cappello alcune monete, promettendogli che sarebbe tornato a trovarlo molto presto.
Un mese dopo fu ordinato sacerdote nella Chiesa di Santa Maria dello Spirito Santo di Messina, insieme al fratello minore Francesco, mentre a Roma si stava aprendo il Concilio Vaticano.
A 30 anni, successe allo zio nella direzione del settimanale “La Parola Cattolica”. Stampò il bollettino “Dio e il Prossimo”, per meglio propagandare tra i fedeli la preghiera per le vocazioni e la devozione a Sant’Antonio.
Divenne Canonico Statutario della Cattedrale e Prefetto dei Chierici esterni del Seminario. Scrisse e compose inni e cantici, con oltre 14.000 versi. Partecipò a vari Congressi Eucaristici presentando il carisma del Rogate ed il rapporto Eucaristia-Vocazioni-Sacerdozio.
Lavorando a tempo pieno, seppe raccoglier così i soldi necessari per acquistar una per una le casette di Avignone, ridandone miracolosamente vita, pur tra molte difficoltà e nella diffidenza di alcuni, con diverse iniziative quali:
-istituì la “Caldaia del povero”, per la somministrazione di un piatto caldo giornaliero ai poveri che vi accorrevano;
-inventò le “Passeggiate di beneficienza” per la città per raccogliere cibo e vestiario per i diseredati;
-difese la causa dei poveri con un appello “La caccia ai poveri”, inviato a sostegno dei mendicanti, a tutti i giornali cittadini;
-rinverdì l’antica tradizione del “Pane di Sant’Antonio”.
In quel quartiere vi avviò le scuole di arti e mestieri e fondò le prime organizzazioni caritative a favore dei bambini e dei poveri. Fondò l’8 settembre 1882 gli Orfanotrofi femminili e, dopo poco più di un anno, quello maschile, definendoli Istituti Antoniani, in onore del santo.
Nel 1885 inaugura la prima tipografia, stampando la «Preghiera al Cuore SS. di Gesù per ottenere i Buoni operai alla Santa Chiesa”.
Il 1° luglio 1886, dopo due anni di fervorosa ed intensa preparazione, inaugura la prima chiesetta del quartiere; il 19 marzo 1887 fondò la Congregazione delle Suore Figlie del Divino Zelo, per poter diffondere il messaggio di Gesù e invitare alla vocazione. Dieci anni dopo fondò quella dei Padri Rogazionisti (dal verbo latino Rogate). Cercò di coinvolgere anche il clero, (organizzando nel 1897 una Crociata di Preghiera per le Vocazioni con l’istituzione della “Sacra Alleanza”), e il popolo con la “Pia Unione della Rogazione Evangelica”(1900).
Tra il 1902 e 1903 fonda le prime case in Sicilia, a Taormina e Giardini.
Nel 1908, pur vedendo sotto le macerie quel che erano state tutte le sue opere, distrutte dal terremoto, decise di non arrendersi, continuando la sua missione, senza risparmio di forze e mezzi, con lo scopo di aprire più orfanotrofi possibili in quasi tutta Italia (Oria, Trani, San Pier Niceto, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Altamura, Padova e Roma).
L’11 luglio 1909 Padre Annibale è ricevuto in udienza privata dal Papa San Pio X, il quale gli concede il permesso di poter inserire nelle Litanie dei Santi l’invocazione: Ut dignos ac sanctos operarios in messem tuam copiose mittere digneris, Te rogamus, audi nos.
L’ 8 aprile 1921 l’Arcivescovo di Messina, Mons. Letterìo D’Arrigo, benedice la prima pietra dell’erigendo Tempio della Rogazione Evangelica, che verrà inaugurato 5 anni dopo (quello che ora è chiamato Santuario di Sant’Antonio), prima chiesa ricostruita in muratura dopo il terremoto e dedicata alla Preghiera per le Vocazioni.
Il 4 maggio 1921 Padre Annibale viene ricevuto in udienza particolare dal Papa Benedetto XV, che si volle iscrivere quale «Socio» della Pia Unione della Rogazione, chiamandosi «Primo Rogazionista».
Il 6 agosto 1926 l’arcivescovo di Messina Mons. Angelo Paino con due decreti distinti approvò le sue Congregazioni Religiose. Nel giorno della sua morte, avvenuta l’anno successivo, un anziano esclamò: “Si è chiusa la bocca che non disse mai no!”.
La salma fu condotta nel Tempio della Rogazione Evangelica a Messina e vi rimase per 3 giorni fino alle solenni esequie, celebrate da monsignor Paino, seguite con una partecipazione popolare spontanea, immensa e commovente per le vie della città di Messina. La salma fu poi tumulata nel Tempio e oggi esposta alla venerazione dei fedeli sotto l’altare dell’Addolorata.
Furono in tanti a chiederne la sua beatificazione e canonizzazione, ma solo al termine della guerra, il 21 aprile 1945, Mons. Angelo Paino poté aprire il “Processo Informativo Diocesano”.
Altri processi diocesani si aprirono a Oria (in provincia di Brindisi) e a Foggia. Il 19 gennaio 1979 la Santa Sede aprì il “Processo Apostolico”, per verificare se la fama di santità accertata fosse accompagnata dall’eroicità delle virtù. Una volta che ciò fu documentato, il 21 dicembre 1989, la Santa Sede emise il decreto che permise a Padre Annibale di esser dichiarato “Venerabile”.
Il 7 ottobre 1990 Giovanni Paolo II lo proclamò Beato, grazie ad un miracolo a lui attribuito in favore di una giovane brasiliana, Gleida Danese, additandolo alla Chiesa intera quale “Campione di Santità e Testimone di Carità”.
Con la guarigione miracolosa della piccola Charisse Nicole Diaz, a Iloilo (Filippine), dopo 36 giorni di degenza per meningite batterica, attribuita alla intercessione del Beato Padre Annibale, si avviò quel processo che portò il 16 maggio 2004 Giovanni Paolo II ad iscriverlo ufficialmente nell’albo dei Santi, così com’era stato richiesto dalla sua gente il giorno della sua morte.
Oggi le Congregazioni della Figlie del Divino Zelo e dei Rogazionisti, sono presenti nei cinque Continenti per proseguire la missione iniziata dal suo santo fondatore.

(Fabio Marletta)