Panificazione

La panificazione a Messina

La questione della panificazione a Messina, ha avuto alti e bassi, dove la popolazione più volte ebbe sospettato che i giurati, se non lo stesso Senato cospirassero verso il popolo. La querelle della speculazione sul commercio del frumento, aveva lasciato numerose testimonianze speculative in ogni tempo. Una lacuna dovuta alle continue necessità, provocata dall’infelice posizione geografica della città del Peloro, povera di latifondo e terreni da coltivare, portando più volte sull’orlo della rovina la sua popolazione.
Gli echi di tanta tribolazione, e i dissapori fra la plebe e il governo furono costanti. La memoria diventa più alta se accompagnata dal canto, così che, la ripetuta cantilena, si riproponeva ogni volta che la gente avvertiva più bisogno di questa merce.

Focu dattigghiria di Rraineri
Arditi a tutti fe li catipani,
E alli giurati mi ccinccappa a frevi
Chi nunni vonnu crisciri lu pani.

Sunnu uniti cu li panitteri
nunza e menza ndi levunu di pani,
cci fannu lu frabbullu a li so mugghieri
supra lu sangu di li cristiani.

Il 18 maggio 1669, il Senato di Messina impose ai panettieri, di vendere il pane a peso e non a coppia. Poiché i compratori, dovevano restare contenti; mentre il venditore non soggiaceva a un simile richiamo, speculando sulla forma che poteva prevedere, una pagnotta media e una alquanto piccola.
Agli inizi dell’anno 1702, fu concesso alla popolazione di potere panificare in casa per il proprio uso. Malgrsado ciò, le speculazioni non cessavano. Nel 1753, il Senato di Messina, si assunse l’onere, di panificare privatamente punendo quei panettieri che si ostinavano in quella frode.

Alessandro Fumia