Notte della Cultura

Il Buon Governo: mostra sugli affreschi di Ambrogio Lorenzetti durante la Notte della Cultura

Tra il 1337 e il 1339  Ambrogio Lorenzetti, fratello minore del pittore Pietro, realizzava nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena un importante ciclo di affreschi. La grande novità che caratterizzava l’opera pittorica era la tematica trattata, per la prima volta  veniva rappresentato in un ciclo di grande rilevanza un tema “civile” e non religioso: Il Buon Governo. Anche se l’aspetto religioso è comunque presente e integrato nell’opera perché legato in modo imprescindibile alla visione del mondo degli uomini medievali, edificatori e abitatori di una società che aveva in Dio il suo fine ultimo, l’opera veniva realizzata su commissione del “governo dei Nove” così chiamato dal numero dei governatori che dal 1287 al 1355 amministrarono la città di Siena portando risultati giudicabili positivamente dal numero di opere pubbliche portate a termine.
Il maestoso dipinto occupa tre pareti: la parete centrale (lunga circa 7,7 metri) rappresenta la buona politica retta dalle virtù naturali e cristiane; la parete Est (lunga circa 14 metri) ritrae gli effetti del buongoverno in città e nel contado; la parete Ovest (lunga 14 metri) rappresenta invece l’antitesi di quanto prima esposto, cioè il Malgoverno con le sue conseguenze sulla società. Si fa largo uso quindi dell’allegoria, figura retorica molto usata nel medioevo tendente a spiegare un concetto mediante un’immagine. E sono numerose le rappresentazioni allegoriche contenute nel ciclo di affreschi, allegorie evidentemente facilmente comprensibili ai senesi del XIV secolo, considerando che la Sala dei Nove era facilmente accessibile come descritto nelle prediche di San Bernardino da Siena. Inoltre nella tradizione politica dei comuni italiani appare chiaro come la sala del governo fosse accessibile a chiunque. Il fine dei dipinti appare quindi evidente: aiutare tutti a riflettere su che cosa significhi governare avendo in mira il bene comune. Il ciclo di affreschi è infatti molto apprezzato non solo dagli storici dell’arte ma anche dagli storici delle idee come la più brillante sintesi dell’ideologia del governo comunale. Tra gli studiosi c’è stato anche chi ha definito l’opera di Ambrogio Lorenzetti come una “Summa pittorica del governo”, con un evidente paragone alla Summa Teologica di San Tommaso d’Aquino, quindi una vera e propria Summa Politica trasposta per immagini, raffigurante il fondamento e l’attuazione della politica della società medievale.
Il prossimo 25 febbraio, in occasione della “Notte della Cultura” organizzata dal Comune di Messina, Alleanza Cattolica proporrà una mostra delle riproduzioni del ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti. I pannelli sono stati realizzati dall’ Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale in Sicilia, rappresentano e spiegano le principali allegorie del Buon Governo: Sapienza, Giustizia, Concordia, Bene Comune, Prudenza, Fortezza, Pace, Fede, Magnanimità, Temperanza, Giustizia, Speranza. Altri pannelli sono dedicati  agli effetti del buon governo e agli effetti di un cattivo governo. Per scoprire e comprendere i significati di queste allegorie si rimanda quindi alla visione della mostra che sarà visitabile al primo piano di Palazzo Zanca durante la “notte della Cultura”.
Le intenzioni di Alleanza Cattolica, che da sempre diffonde il Magistero della Chiesa e la sua Dottrina Sociale, appaiono chiare: gli affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti a distanza di secoli dalla loro realizzazione possono continuare a svolgere il loro scopo di avviare una riflessione su cosa significhi governare avendo in mira il bene comune, basandosi su principi naturali e cristiani. I dipinti offrono quindi dei princìpi rappresentati in modo figurativo: se nell’amministrare la cosa pubblica saranno seguiti ci saranno degli effetti positivi, nel caso opposto gli effetti saranno negativi.

Antonino Teramo

Visite guidate alla mostra dei “Doppi di Caravaggio”

Lo Staff “Notte della Cultura”, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina curerà l’organizzazione di visite guidate alla mostra “I doppi Caravaggio: il mistero dei due S. Francesco in meditazione”, allestita al Palacultura, comprese quelle disposte dal sindaco, on. Giuseppe Buzzanca, per gli istituti scolastici di Messina e provincia. L’opera doppia, due tavole ad olio assolutamente identiche se non per qualche sfumatura di colore, è il caso di “doppio” da più lungo tempo dibattuto negli studi su Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (Milano 1571 – Porto Ercole 1610). I due esemplari della chiesa di San Pietro a Carpineto Romano, in provincia di Roma, (in deposito alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma – olio su tela, cm 128,2 x 97,4 – e di Santa Maria della Concezione, chiesa dei Cappuccini in via Veneto – olio su tela, cm 130 x 98), sono stati oggetto di indagini diagnostiche effettuate nel 2000 dalla stessa Rossella Vodret, che ha evidenziato come dalle analisi sia “emerso che nel San Francesco di Carpineto sono presenti non solo una serie di pentimenti compositivi nella esecuzione del dipinto (del tutto assenti invece nell’esemplare della Concezione), ma, soprattutto, una tecnica esecutiva – nella preparazione e nella costruzione della figura – del tutto analoga a quella riscontrata in altre opere di Caravaggio ed alla quale è invece completamente estranea quella della tela romana. La differenza sostanziale tra i due dipinti è tuttavia nella realizzazione complessiva delle figure: addolcito, ‘piacevole’, illuminato da una luce calda che tornisce le forme il San Francesco della Concezione; aspro, duro, essenziale, invece, l’originale caravaggesco, sfiorato da una luce livida e tagliente”. Il “San Francesco in meditazione” è stato custodito per secoli, ignorandone l’autore, nella chiesa francescana di San Pietro Apostolo di Carpineto. Il quadro, nel 968 fu notato dalla storica dell’arte Maria Luisa Brugnoli, la quale suppose che quell’opera poteva essere attribuita quasi certamente al Caravaggio. A Roma, nella chiesa dei Cappuccini in via Veneto, era custodita un’opera apparentemente identica che per decenni ha tenuto in dubbio gli esperti. Dopo analisi particolari, raggi x, esami stratografici, si è giunti alla certezza che la tela di Carpineto è quella realizzata da Caravaggio, negli ultimi quattro anni della sua tormentata esistenza. L’evento espositivo di Messina è reso possibile dal Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, che ha concesso in prestito le opere.