Lipari

Franco Scoglio, un Professore dedito al calcio

I se e i ma nel calcio non contano.
Non è una citazione da commentatore qualunque, è l’ipse dixit del Professore, lo stesso Professore che non amava parlare “ad minchiam” e che pensava che Gesù fosse tifoso del Genoa, lo stesso Professore di cui su internet trovi addirittura una pagina di citazioni degna dei migliori aforismi di Oscar Wilde.
Di “Professore” nel calcio ne abbiamo avuto solo uno, e dubito che ne nascerà un altro, l’unico Professore era il compianto Franco Scoglio, ed era messinese.
Nel calcio un personaggio come lui era di sicuro un valore aggiunto, sempre sopra le righe, sempre arguto, sempre sensato, amato ovunque abbia svolto la sua professione, di allenatore o di commentatore. Nel calcio un personaggio come lui non ci sarà più perchè il calcio è un mondo stereotipato che annebbia le menti del popolo in crisi, le voci fuori dal coro non fanno mai successo perchè hanno sempre fatto paura.
Nel calcio lui ci è arrivato quasi per caso, avrà giocato al massimo nei campi in terra di Lipari o delle cittadine più scalcinate di Messina e provincia, lui aveva altri obiettivi nella vita, meno male che il destino ha deciso di fargliene raggiungere altri.
Della sua vita al di fuori del campo non è che si è mai saputo molto, le normali fonti tipo Wikipedia hanno messo il minimo indispensabile, e su internet trovi al massimo appunti delle tifoserie che a lui sono state sempre legate, quelle del Messina o del Genoa. Sappiamo che nacque a Lipari nelle Eolie il 2 maggio del 1941, che si è diplomato ISEF iniziando subito ad insegnare nelle scuole medie, da qui nacque il suo nomignolo di Professore, ben prima della laurea in pedagogia che citeremo tra non molto.
Dopo essersi fatto le ossa con i giovani di una marea di squadrette in provincia, arrivò nel 1972 il primo incarico di allenatore “vero e proprio” alla guida delle giovanili della Reggina, mentre l’anno dopo esordirà come tecnico in serie D nella panchina della Gioiese.
Nel ’74 il primo approccio con la panchina del Messina, dove con una squadra imbottita di giovani provenienti da categorie inferiori si è piazzato ad un ottimo sesto posto dell’allora C2.
Torna in serie D per allenare senza grossi risultati la Gioiese prima e l’Acireale poi, tornando in serie C con lo Spezia nel 1977. Nel ’78 è di nuovo a Reggio e disputa un campionato strepitoso portando al 5° posto la squadra dell’altra sponda, nel 1980 finalmente il grande ritorno a Messina in C2 dove tutti lo aspettavano per un campionato trionfale che invece si concluse amaramente alle soglie della retrocessione. Nel 1981 decide di tornare tra i dilettanti a guidare il Crotone, ma si dimette prima dell’inizio del campionato per allenare uno dei suoi primi amori, quella Gioiese che contro tutti i pronostici a fine campionato concluderà il suo girone al primissimo posto. Nel 1982 nuovamente a Reggio, subentrando a campionato iniziato e portando gli amaranto ad una comoda salvezza in serie C1, cosa che riesce l’anno successivo anche con l’Agrakas.
Nel frattempo, prende la laurea in pedagogia con il massimo dei voti presso l’università di Messina.
1984: comincia a Messina l’era Massimino, chiama Scoglio perchè considera questa volta i tempi maturi, carta bianca per l’acquisto dei giocatori a lui più graditi, quelli che il Professore amava chiamare “i miei bastardi”, costruisce una squadra fenomenale che però alla fine del campionato arriva terza perdendo in extremis la promozione in serie B a favore di Palermo e Catanzaro, che quell’anno non si sono dimostrate più forti dei giallorossi di Scoglio, ma solo più fortunate, con il “palazzo” a loro favore. Ci riprova l’anno successivo, già da inizio campionato il Messina dimostra di che pasta è fatta battendo al Celeste squadre di serie A quali Roma e Brescia e qualificandosi prima nel proprio girone di coppa Italia, unica squadra di C a riuscirci quando ancora si usava la vecchia formula.
Alla fine del 1986 il Messina sarà prima in serie C1, della squadra di Scoglio ne parlano i media nazionali, la gestione maniacale degli schemi specie quelli su palle inattive, il famosissimo “rombo”, la grinta e la capacità, fanno del Messina la squadra rivelazione del successivo campionato di serie B, dove stava quasi centrando una clamorosa promozione in serie A, fallita alla fine più per volontà di Massimino che per incapacità della squadra, o almeno così giura la voce di popolo…
Voce di popolo, voce di Dio, un buon Messina l’anno dopo non va oltre il 12 posto, al Professore l’entusiasmo evaporava lentamente dal corpo a causa dei contrasti con il già citato Massimino, non mancano per lui richieste dalla massima serie, nei bar dello sport e negli “endas” a lui dedicati si raccontava che avesse addirittura rifiutato Inter e Fiorentina, nell’estate del 1988 si accasa a Genova, scelta col cuore perchè era l’unica città che gli ricordava la sua Messina.
Genova come Messina è una grande città stretta e lunga, tra mari, monti e vallate, con tifoserie molto calde e capaci di un amore ossessivo nei confronti della propria squadra, l’ambiente in cui il Professore si esalta, centra la promozione al primo anno, mentre nel successivo campionato di A il Genoa si salva senza eccessivi patemi. Nel ’90 viene chiamato dall’ambizioso Bologna ad una nuova impresa, ma sotto le torri il feeling non sboccia, prima di Natale era già stato esonerato, forse perchè mancava il mare disse lui, senza mare c’era anche Udine nel 1991, però in serie B fa comunque la sua figura, l’Udinese non viene promossa per un soffio. Nel 1992 prende le redini della Lucchese in serie B, anche qui fa il suo onesto lavoro salvando una squadra mediocre, nel ’93 torna in riva al mare a Pescara, ma viene presto esonerato, buon per lui, nello stesso anno il suo Genoa annaspava nei bassi fondi della serie A, torna a campionato iniziato, nonostante i problemi societari salva la squadra per due anni consecutivi. Nel ’95 arriva a Torino, senza infamia nè lode, cerca il riscatto in serie B tra Cosenza ed Ancona, dove non riesce a finire un campionato.
Tra una pausa e l’altra come allenatore, dopo una serie di ospitate nelle più importanti trasmissioni sportive a livello nazionale, Maurizio Mosca lo vuole come ospite fisso nel suo “A tutto calcio” in onda su Antenna 3 Lombardia che poi smistava il programma a numerose reti private in tutto lo stivale. Non è il solito commentatore, lui è il Professore, con lui non esistevano polemiche fine a se stesse, si distingueva dalla massa per interventi seri e mirati, era difficile contraddirlo o dargli torto, dicevano che lui non ridesse mai, ma era capace di far divertire chiunque, la sua nuova carriera lo ha portato fino alle reti nazionali come perno principale di Controcampo su Italia 1, magari non sarà qualcosa di cui vantarsi, ma lui era li per fare la differenza, ed anche li ci è riuscito.
Il Professore era uno che amava le sfide impossibili, da anni le squadre africane, ricche di talenti ma povere in tecnici ed organizzazioni, cercavano fra gli allenatori non più in auge del vecchio continente un guru capace di poter portare quell’esperienza di cui avevano avidamente bisogno. In Tunisia seguono più la tv italiana che quella locale, i tifosi tunisini si riuniscono a centinaia davanti ai bar per vedere le partite nostrane alla faccia dei loro stadi semideserti. In Tunisia si sono messi in testa di fare il salto di qualità, e nel 1998 chiamano Scoglio per centrare la loro missione. Certo, la decisione del Professore non viene ben vista dall’ambiente, storcono il naso un po’ tutti, ma lui prende quella nazionale e per la prima volta, dopo un esaltante girone di qualificazione, la Tunisia arriva a qualificarsi per i mondiali, il Professore ai mondiali, sarebbe stato spettacolo…
Ma lui era una persona che ragionava col cuore, il suo Genoa annaspava in serie B, i tifosi lo invocavano a gran voce, e lui non ci ha pensato due volte: vado a salvarlo disse, ed a fine campionato il Genoa fu salvo, si prospettava un’altra lunga esperienza sulla panchina dei grifoni, ma complice il suo rapporto non idilliaco con il padre-padrone Preziosi, l’avventura finisce lì, alla faccia del mondiale.
Convinto di poter arrivarci in un secondo momento, convinto della bontà del calcio nordafricano, accetta di allenare la nazionale libica, solo che lì non sarà facile come in Tunisia, ci sarà sempre l’influenza della famiglia Gheddafi a sindacare le scelte del Professore, imponendo gioco e giocatori, questo a Scoglio non lo si poteva fare, si dimette lasciando il calcio libico nello stesso pantano in cui l’aveva trovato. Si accasa subito a Napoli, dove disputò le ultime 10 partite della sua carriera senza avere il tempo materiale di lasciare il segno.
Il Professore continua la sua carriera televisiva aggiungendo al suo curriculum anche il sigillo di commentatore principe per Al Jazeera, la principale piattaforma informativa araba su scala mondiale, mentre la sua città, Messina, gli regala la cattedra di Teoria, tecnica e didattica del calcio presso la facoltà di Scienze sportive e motorie: finalmente Professore a tutti gli effetti.
Il 3 ottobre del 2005 mentre si trovava ospite di una trasmissione delle rete genovese Primocanale, il Professore si trova suo malgrado ad essere protagonista di un acceso diverbio in diretta telefonica col già citato Preziosi, all’improvviso si accascia all’indietro e perde i sensi.
Nonostante i tentativi di rianimazione da parte degli ospiti in studio ed il tempestivo intervento del 118, il Professore non ce la farà, morirà in diretta e quelle immagini faranno subito il giro del mondo, così da soddisfare quell’informazione italiana avida di scoop e dolore in diretta. Ancora oggi, se digiti su Google il nome del Professore la prima voce della ricerca è proprio la diretta della sua morte, che schifo di situazione.
Aveva detto che sarebbe morto parlando del Genoa, almeno così cita Wikipedia, e così è stato. Funerali al Marassi di Genova davanti a 10000 tifosi commossi, qualche giorno dopo stessa scena al Celeste di Messina, davanti ad altrettante persone. La città sul momento sembrò smobilitarsi sul serio in onore dell’amato Professore, politici in pompa magna parlarono di piazze, strade, parchi, addirittura dello stadio, ricordo ancora quando il solito politichello messinese aveva dato per una pura formalità l’iter per l’intitolazione del San Filippo a Franco Scoglio, solo che oggi, dopo sei anni, sempre San Filippo si chiama.
Il Professore ci ha ricordato ancora una volta, quanto siamo buddaci noi messinesi, che nessuno si offenda, lui era il primo a dirlo.
Fu poi sepolto nella sua Lipari, ricordato e citato da ogni allenatore e commentatore, che sul momento però dimenticano di dire il suo nome quando affermano che nel calcio, come nella vita, i se ed i ma, contano poco.

Francesco Mangiò

Filippo De Pasquale da Lipari – produttore di vini

Filippo De Pasquale, è da considerarsi, uno dei più grossi produttori di vino in Sicilia in questa fase storica al pari dei Florio.
I suoi prodotti valicarono l’oceano Atlantico; fu un grandissimo imprenditore del vino e delle rispettive etichette, già numerose per i tempi.
Da ricordare vini bianchi, rossi e neri: il suo vinello nero, sbaragliò la concorrenza durante il Regno dei Borboni, apprezzato sopra tutti i mercati, venne più volte premiato per le sue qualità olfattive ed organolettiche:  ricordato nelle annate e premiato con il primo premio nel 1856, 1859 e 1860.
Così allo stesso tempo, un corpulento vino bianco,  centrava il primo premio, nell’annata del 1859.
Celebrate furono le sue produzioni di malvasia; le quali ottennero tutte i primi premi, nell’annata del 1859 e 1860. Altre produzioni vinicole, premiante anche queste con i primi premi, furono i vini di moscato bianco, premiato nel 1856 e di moscato nero, premiato anche questo con il primo premio nel 1858.
Venne considerato in quella particolare fase storica, il produttore numero uno, di tutta la Sicilia nord orientale.

Alessandro Fumia