Festa del Muzzuni

La festa del “Muzzuni” ad Alcara Li Fusi

La festa del “Muzzuni” è un esempio tra i più eclatanti di commistione tra sacro e profano.  Della storiografia del “Muzzuni”, si  trova riscontro in molti autori storici, studiosi di tradizioni popolari, che hanno approfondito la singolare festa pagana, del 24 giugno, che da millenni si celebra in Alcara li Fusi e soprattutto motivo di interesse scientifico da parte di moltissimi studiosi, sia storici che antropologi, per capire il significato  di un rito greco in questa parte della Sicilia. Il fenomeno antropologico si collega alle divinità della natura, come ai riti della vegetazione, e in particolare a quello del grano che muore d’inverno per rivivere a primavera. Per risalire ai riti propiziatori della festa del “Muzzuni”, bisogna prima riallacciarsi all’origine  dello stesso popolo, che praticava questa religione fondata sulla natura e precisamente sui lavori dei campi. Come già citato nella parte  storica, la leggenda vuole che la cittadina di Alcara sia stata fondata  da Patron Turio, di stirpe greca, compagno di Enea nel viaggio,e approdato in Sicilia e stabilitosi nel nostro territorio. Da questa manifestazione si può anche capire come coloro che la praticavano erano un popolo dedito all’agricoltura, bene istruito nella coltivazione del grano e che professava una religione fondata sul culto della natura e sul culto delle divinità greche.
La cerimonia mostra la sua relazione con le celebrazioni elleniche dei misteri propiziatori dedicati alle divinità Adone, Demetra e Afrodite, dio della terra, della vegetazione, della fertilità e dell’amore. I riti legati all’esperienza della morte e della rinascita della natura, della capacità degli esseri viventi di fecondare e procreare divennero feste agricole di valore propiziatorio e purificatorio, arrivando fino ai nostri giorni con tutto il loro fascino e i loro significati profondi.
La festa del Muzzuni si svolge la sera del 24 Giugno, e Alcara in quel giorno cambia volto: è una giornata particolare e misteriosa, per la popolazione in fermento per la preparazione del “Muzzuni”. Spente le luci della funzione pomeridiana seguita dalla processione di San Giovanni Battista, si respira ancora un atmosfera cristiana, per trasformarsi in breve tempo e dare vita al profano. Per i visitatori che arrivano agli occhi dei visitatori sembra  un luogo dove tutto si è fermato, e che la realtà non sia l’attuale. Inizia la visita, attraverso le bellissime viuzze, del piccolo paese; si cerca quello che può essere considerato un “teatro antico” uno scorcio caratteristico di ogni quartiere dove viene allestito un altare che servirà alla rappresentazione profana. Tutti sono attratti dai mille colori che si sprigionano dai fiori, dai suoni, dai canti e dai balli. Inoltre in ogni “Muzzuni”, per simboleggiare l’abbondanza del quartiere, si degustano  prodotti tipici del territorio alcarese innaffiati dall’ottimo vino che il buon Bacco ha voluto donare per essere anche lui presente a questa dionisiaca manifestazione. A far da contorno ci sono dei tipici tappeti chiamate “pizzare” che vengono tessute dalle abili donne al telaio con vari pezzi di stoffe, ricavando stupendi tappeti variopinte con figure geometriche. La realizzazione delle cosiddette “pizzare” distingue la produzione tessile del paese. Il “Muzzuni” vero e proprio consiste in un anfora dal collo mozzo in terracotta ricoperto da un fazzoletto di seta arricchito con preziosi gioielli, dal collo della brocca spuntano tre garofani rossi tre spighe e i così detti “lavureddi” germogli di grano fatti crescere al buio. Questa brocca è posizionata al centro “dell’altare”. Alla brocca si attribuiscono diversi simboli, c’è chi la ritiene il simbolo della resurrezione in connessione con il culto dei morti, per altri rappresenta una forma fallica, per altri ancora rappresenta il  corpo del Battista visto che la brocca ha il collo mozzato. I “lavureddi” simboleggiano la nascita, la vita che risorge dopo la morte attraverso la vita eterna; le spighe il frutto della vita, la maturazione in attesa della morte. I garofani sono, invece, simbolo di prosperità; l’oro è l’offerta che viene fatta alle divinità per il buon raccolto. Molto importante è il compito degli abitanti che stanno nei quartieri, dove viene allestito il “Muzzuni”, che si occupano minuziosamente di qualsiasi particolare e soprattutto un ruolo essenziale svolgono gli anziani che con i suggerimenti e la loro esperienza tramandano questa tradizione profana anche ai più piccoli. Ad accompagnare  questa festa è anche il rito del “Comparatico”, su cui vigono delle regole precise che nella tradizione bisogna rispettare; posizionati davanti al “Muzzuni” i due “compari” unendo i mignoli,  stretti come anelli da catena recitano una filastrocca: “Iriteddu facitini amari chi nni ficimu compari; ‘nzuccu avemu nni spartemu e giammai nni ciarriamu. Compari semu compari ristamu quannu veni la morti nni sciarriamu”. Recitate le parole del rito avviene lo scambio di un fiore i cui petali sono confetti, che fa parte dei simboli del “Muzzuni”. Davanti al Muzzuni tutt’oggi si intrecciano amicizie destinate a durare tutta la vita nel “sacro” rito del comparatico.