Faro

Il “Faro” D.O.C., vino cult del territorio messinese

Vino rosso interessantissimo prodotto esclusivamente sulle colline, di Faro, di S.Agata e di Ganzirri, che sovrastano lo stretto di Messina, un’area della Sicilia che vanta un’antichissima vocazione vitivinicola. Conosciuto anticamente nel mondo per la sua spiccata personalità e per la sua consistenza, il “Faro” D.O.C., è un vino rosso cult del territorio, di grande spessore e struttura.
Ha preso il nome da Punta Faro, o Capo Peloro, posto all’estremità dello stretto. La zona di produzione si sviluppa nel solo comune di Messina, da Giampilieri a ponte Gallo, passando per i monti Peloritani e per il “faro” di Capo Peloro.
Già nel 1870 era esportato in America e nel 1880 grandi quantità di vino “Faro” venivano esportate in Francia, quale vino da taglio, per la produzione del “Bordeaux” e del “Borgogna”, in concomitanza con i primi attacchi fillosserici che interessarono primariamente il nord Europa e la Francia in particolare .
Considerata la ristretta zona di produzione, all’epoca era destinato soprattutto al mercato locale, dove spuntava prezzi medio-alti.
Agli inizi del ‘900 il “Faro” era considerato un ottimo vino da bottiglia e, poiché col tempo si arricchiva in profumo e aromi, se ne consigliava l’invecchiamento per qualche anno.
Nell’opuscolo redatto dalla “Regia Cantina Sperimentale di Milazzo”, in occasione della Fiera Enologica della città del 1927, si cita il vino “Faro”. A tale opuscolo seguirono:
– nel 1939 la partecipazione del vino “Faro” alla IV mostra del mercato dei vini pregiati d’Italia;
– nel 1942 con il D.M. del 23.09.1942 il vino “Faro” viene inserito tra i vini pregiati d’Italia assieme all’Eloro, al Mamertino e all’Etna.
Tali citazioni portarono a pensare intorno agli anni ’70 che, per il vino “Faro”, era possibile ottenere la Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.), riconoscimento ottenuto nel 1976 con D.P.R. del 3 dicembre, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 marzo 1977 n. 61, in cui si delimitò l’intero areale del Comune di Messina.
Nella relazione generale del 1972 si presupponeva che tale riconoscimento avrebbe dato nuovo impulso alla coltivazione della vite da vino nel Comune di Messina, cosa che non è avvenuta.
Nell’antico e suggestivo monastero di San Placido Calonerò, sede dell’Istituto Agrario “P. Cuppari”, che è anche uno dei 23 produttori del vino “Faro” D.O.C., è stata creata una caratteristica e innovativa enoteca, gestita dalla Provincia in collaborazione con il Comune di Messina, la Camera di Commercio, l’Istituto regionale Vite e Vino di Palermo, l’Istituto “P. Cuppari” e l’Associazione “Strade e rotte del vino”, con l’obiettivo di istituire una “vetrina permanente” per i nostri produttori di vino.