Colapesce

I mostri che infestano lo Stretto: la vicenda di Cola Pesce

Di sicuro è la leggenda più nota nella cultura del popolo messinese. Provate a chiedere ad un bambino, su cosa si erge Messina, lui vi risponderà che la città è sostenuta da due colonne e da Cola Pesce. La leggenda, risale ai tempi di Federico II di Svevia e venne trascritta poi da diversi autori come ad esempio Italo Calvino, che la inserì nella sua raccolta di Fiabe italiane del 1965. Cola era un ragazzino che amava particolarmente il mare tanto da riuscire a stare in acqua dalla mattina alla sera. Un giorno d’estate, Cola era insieme alla madre sulle coste Messinesi e come era suo solito, se ne stava in acqua già dalle prime ore del dì, si sentiva urlare ed era proprio la donna che a squarciagola invitava il figlio ad uscire dall’acqua, ma il ragazzo amava talmente il mare che di uscire non ne voleva sapere. La madre stanca di urlare si rivolse al cielo e gli mandò una maledizione, dicendo “ che tu possa diventare un pesce”. Quel giorno, il cielo parve voler esaudire le parole della donna, e in meno che non si dica, Cola iniziò a mutarsi in pesce, da quel momento in poi, Cola non mise più piede sulla terraferma. Intanto la voce che questo ragazzo di Messina si fosse tramutato in pesce, faceva il giro del regno ed arrivò alle orecchie del re, il quale ordinò ai pescatori, che chiunque lo vedesse, di dirgli che il re voleva parlargli. Un giorno un pescatore, lo vide nuotare e lo chiamò, riferendo il messaggio del re. Cola nuotò verso il palazzo del re, ed il re gli disse che essendo un ottimo nuotatore, voleva che scoprisse cosa ci fosse nei fondali della Sicilia, Cola obbedì, si immerse e dopo poco tempo fu di ritorno al palazzo. Il ragazzo disse di aver visto tra i fondali, affiorare montagne, valli, caverne e pesci di mille colori. Cola però riferì di non aver visto i fondali del Faro, perché troppo profondi. Il re ordinò al ragazzo di scendere più a fondo e riferire cosa ci fosse, perché voleva sapere su cosa fosse sostenuta la città di Messina. Cola pesce, si immerse e dopo qualche giorno riemerse e disse al re che la città era sostenuta da tre colonne di cui una integra, una scheggiata ed una rotta. Esaudita la curiosità del re, costui volle che Cola Pesce lo seguisse fino a Napoli, per riferire cosa ci fosse sul fondo del vulcano. Cola si immerse e disse che aveva trovato, l’acqua fredda, l’acqua calda ed in fine sorgenti di acqua dolce. Il re, non credeva alle parole di Cola Pesce e gli diede delle bottiglie affinchè queste potessero essere riempite delle diverse tipologie di acqua. Cola tornò nel fondo del vulcano le riempì e le portò al re. Intanto la curiosità del re era tanta e voleva a tutti i costi sapere cosa ci fosse nei fondali del Faro e quanto esso fosse profondo. Entrambi tornarono a Messina e il re ordinò a Cola di scendere nuovamente tra i fondali, dopo due giorni riemerse, e disse di aver visto una colonna di fumo provenire da uno scoglio. Il re, che non stava nella pelle per la curiosità chiese a Cola di tuffarsi dalla cima della Torre Faro, che si ergeva sulla punta del capo Peloro. Cola si tuffò e riemerse dopo diversi giorni, era spaventato e pallido. I re gli chiese a cosa fosse dovuto quel pallore e Cola narrò di aver visto un pesce dalla bocca gigante, capace di mangiare un bastimento e che per sfuggire alle sue fauci, dovette nascondersi dietro una delle colonne che reggono la città. Il re rimase pietrificato dal racconto, ma la curiosità di sapere quanto profondo fosse il mare nella zona del Faro era troppa, e ordinò a Cola di ritornare in mare, ma il ragazzo era talmente terrorizzato che non volle più scendere, allorchè il re, prese la sua corona ricca di gemme preziose e la lanciò in acqua e disse a Cola di andarla a riprendere. Il ragazzo, senza esitare si gettò in acqua, poiché quella era la corona del Regno, ma disse al re di dargli delle lenticchie. Cola nel cuor suo sentiva di non riemergere più dall’acqua e il re gli chiese a cosa servissero delle lenticchie. Il ragazzo disse, Maestà, se vedrete risalire le lenticchie, vorrà dire che io non tornerò più in superficie. Vennero date le lenticchie al fanciullo che si immerse. Passavano i giorni e Cola non risaliva, fin quando un giorno, il re vide risalire a galla le lenticchie e da allora in poi molti aspettano ancora oggi che Cola risalga in superficie. Ma si dice che il ragazzo sia ancora sott’acqua a reggere Messina al posto di quella colonna che si ruppe. Chissà se un giorno scopriremo se questa è una leggenda.

Laura Gangemi