Callone da Elide

Monumento d’epoca nella antica Messina opera di Callone di Elide

Un monumento famosissimo nell’antichità, eseguito da Callone di Elide 420 a. C. a Messina.
Un fatto realmente avvenuto, riportato da innumerevoli autori del passato, racconta di un avvenimento luttuoso, accaduto nello Stretto di Messina, al tempo dei Messeni V secolo a.C. del quale, ne dà ampio ed esaustivo risalto Pausania nel suo libro 5 e 6.  L’accaduto, come è stato possibile ricostruire avvenne, intorno il 422 a.C. quando, durante una cerimonia annuale festeggiata a Reggio, gli abitanti della città di Messana, inviavano tretacinque
paides (fanciulli cantori), al seguito di un didaskalos e di un auleta. Questa ricorrenza era molto sentita fra i popoli dei Messeni e soprattutto dai Reggini dell’epoca. Per celebrarla, un gruppo di cittadini di Messana, attraversavano ogni anno, lo stretto su una imbarcazione, parata per l’occasione, che era popolata dai 37 elementi tutti musici più l’equipaggio del legno. Le fonti ragionano su questa ricorrenza, pensando che  fosse una:
(ές έορτήν τινα έπιχώριον ‘Ρηγινων). In quella occasione, la nave venne inghiottita dal mare alquanto agitato, e nessuno dei passeggeri ebbe salva la vita.
Nello stesso anno, il pubblico cordoglio dei Messeni si tradusse con un monumento, eretto nel foro della antica città di Messana e dedicato alla dea Olimpia. Fu chiamato il più grande statuario dell’epoca, Callone da Elide che realizzò, un possente monumento in bronzo con trentasette figuranti ossia: i  trentacinque fanciulli, il loro maestro e il suonatore di tibia. Qualche anno più tardi, fu chiesto che venissero realizzate delle epigrafi, poste dal sufista Ippia,  ai piedi di ogni statua con il metodo degli elegeia commemorativi.
Questo complesso monumentale bronzeo, venne ricordato anche in epoca bizantina. Si crede che avesse un posto distintivo, ancora  nella città romana di Messina. Purtroppo non sappiamo dove ricadesse questo notevole apparato artistico e quando se ne è perduta definitivamente la memoria storica.

Alessandro Fumia

Monumento d’epoca nella antica Messina opera di Callone di Elide

Un monumento famosissimo nell’antichità, eseguito da Callone di Elide 420 a. C. a Messina.
Un fatto realmente avvenuto, riportato da innumerevoli autori del passato, racconta di un avvenimento luttuoso, accaduto nello Stretto di Messina, al tempo dei Messeni V secolo a.C. del quale, ne dà ampio ed esaustivo risalto Pausania nel suo libro 5 e 6.  L’accaduto, come è stato possibile ricostruire avvenne, intorno il 422 a.C. quando, durante una cerimonia annuale festeggiata a Reggio, gli abitanti della città di Messana, inviavano trentacinque paides ( fanciulli cantori), al seguito di un didaskalos e di un auleta. Questa ricorrenza era molto sentita fra i popoli dei Messeni e soprattutto dai Reggini dell’epoca. Per celebrarla, un gruppo di cittadini di Messana, attraversavano ogni anno, lo stretto su una imbarcazione, parata per l’occasione, che era popolata dai 37 elementi tutti musici più l’equipaggio del legno. Le fonti ragionano su questa ricorrenza, pensando che  fosse una:
(ές έορτήν τινα έπιχώριον ‘Ρηγινων). In quella occasione, la nave venne inghiottita dal mare alquanto agitato, e nessuno dei passeggeri ebbe salva la vita.
Nello stesso anno, il pubblico cordoglio dei Messeni si tradusse con un monumento, eretto nel foro della antica città di Messana e dedicato alla dea Olimpia. Fu chiamato il più grande statuario dell’epoca, Callone da Elide che realizzò, un possente monumento in bronzo con trentasette figuranti ossia: i  trentacinque fanciulli, il loro maestro e il suonatore di tibia. Qualche anno più tardi, fu chiesto che venissero realizzate delle epigrafi, poste dal sufista Ippia,  ai piedi di ogni statua con il metodo degli elegeia commemorativi.
Questo complesso monumentale bronzeo, venne ricordato anche in epoca bizantina. Si crede che avesse un posto distintivo, ancora  nella città romana di Messina. Purtroppo non sappiamo dove ricadesse questo notevole apparato artistico e quando se ne è perduta definitivamente la memoria storica.

Alessandro Fumia