Bombardamenti

Messina i bombardamenti alleati del 1943 e le solite fantasie alla messinese

guerraA Messina la storia viene spesso usata per fini puramente campanilistici, basati sulla  frenetica ricerca e diffusione di primati e record che in realtà non  esistono o non fanno testo.
È dunque necessario smentire quanto pubblicamente affermato dai personaggi afferenti al Forte Cavalli che affermano  su giornali e testate varie che –Messina tra luglio e agosto  1943 fu la città italiana  più bombardata della seconda guerra mondiale, sulla quale solo nei primi 15 giorni di agosto furono scaricate dalla Fortezze Volanti alleate 6500 tonnellate di bombe—(fonte Gazzetta del sud e Tempostretto), non è stato ben chiarito da quali squadroni e gruppi, con quali strategie, dove  e soprattutto in quali giorni.
E’ opportuno che coloro che diffondono queste notizie a dir poco fantasiose, dall’alto dei loro studi -scientifici- esibiscano la  documentazione che dimostra in modo inequivocabile  tale sorprendente notizia, sfuggita persino agli studiosi angloamericani.
Sarebbe anche interessante capire cosa intendano i suddetti signori  per città più bombardata: per il numero di incursioni, di ordigni, la percentuale di edifici distrutti o cos’altro? In rapporto a cosa? Al numero di abitanti, alla superficie interessata, alle vittime? Non è dato saperlo, quindi è ancora più difficoltoso e rischioso stabilire ed esibire certezze  che tali non sono, così come è in uso fare a Messina, attingendo tra l’altro al solito libro o filmato locale.
In realtà dal 26  gennaio 1943 non iniziò proprio nulla, si ebbe solo il debutto dell’USAAF sull’area dello Stretto, in sinergia con la RAF che già incursionava Messina dal 1940. I primi attacchi aerei iniziarono infatti nel luglio di quell’anno e si conclusero nell’agosto 1943.
Ma se la guerra per la Sicilia finì con la conquista alleata dell’isola, così non fu per il territorio della penisola che già soggetto ad incursioni dal 1940, rimase  teatro di operazioni sino alla fine della campagna d’Italia .
Tuttavia se proprio vogliamo parlare di primati, come se si stesse trattando di una hit parade o di una gara, risulta evidente che lorsignori sconoscono i dati dei dettagliati rapporti e analisi alleate e di varie pubblicazioni, che indicano che l’isola di Pantelleria il 19 maggio 1943 fu colpita da 91 tonnellate di bombe, 1180 tonnellate tra il 20 e il 31 maggio, 128 il primo giugno e ben 4396 tonnellate dal 4 al 10 giugno. In circa 20 giorni Pantelleria assorbì 5795 tonnellate di bombe, 290 al giorno. Poco più delle 252 tonnellate sganciate su Messina il 25 maggio 1943 da 89 B17 e 40 B24 e poco meno delle 319 tonnellate del 25 giugno da 136 B17 in quattro missioni, o delle 207 tonnellate del 4 agosto, a cura di 69 B17  più 100  sganciate da 61 Wellington in missione notturna.
Che dire poi di Genova, che soltanto tra il giugno 1940 e il novembre 1941 ebbe 203 abitazioni distrutte, 1049 gravemente danneggiate e 4869 leggermente danneggiate e che in un sol giorno ebbe 354 morti e un altro ancora  fu colpita da 900 tonnellate di bombe? Che dire di Treviso (altri mille vittime e gravissimi danni in pochi minuti di attacco), Torino, Roma (oltre 1000 tonnellate in un giorno con migliaia di vittime), nel suo piccolo Randazzo e varie altre città italiane?
Tornando a Messina, non è assolutamente vero che le bombe furono sganciate esclusivamente dai B17 (fortezze volanti) per altro in uso solo all’USAAF, poiché le due aviazioni vantavano un vasto assortimento di aerei operanti a seconda delle caratteristiche  e delle missioni assegnate.
Le  6500 tonnellate scaricate sulla città sono comprese nel periodo 1940-1943, non certamente nei mesi di luglio ed agosto o peggio ancora nei primi 15 giorni di agosto 1943, così come  affermato dagli addetti di Forte Cavalli.
E’ infatti improponibile che un numero così elevato di tonnellate di ordigni fosse sganciato in un lasso così breve di tempo, dai soli B17 che in fin dei conti in quel periodo furono utilizzati in misura molto minore di altri velivoli.
Suddividendo il periodo non in base ai giorni effettivi delle incursioni, 6500 tonnellate in 15 giorni corrispondono a 433000 chili al giorno e dividendo per due mesi a 108300 al giorno. Numeri assurdi se confrontati con quelli effettivi.
Citando infatti solo alcuni esempi, in base alla variabili capacità di carico e caratteristiche dei velivoli, nonché al peso e al tipo dei vari ordigni, per sganciare 433000 kg di bombe su Messina per 15 giorni, avrebbero dovuto ad esempio sistematicamente operare ogni giorno a pieno carico e senza alcun problema 55 B17, oppure 43 Lancaster, oppure 110 B24, o 470 Beaufort, oppure 310 B25  o ancora 215  Wellington.
E’ da sottolineare che le incursioni non erano necessariamente quotidiane e in base alle missioni operavano vari velivoli aventi diverse caratteristiche e capacità di carico, che dovevano tener conto della distanza, degli obiettivi, della quota, della velocità, della  rotta ed eventuali azioni di disimpegno  e difesa da attacchi nemici  e della contraerea.
Risalire alle cifre effettive non è facile, tuttavia  in sintesi i rapporti e le analisi ufficiali che si invita  a cercare e visionare, indicano che nei primi sei mesi del 1943  da entrambe le aviazioni fu sganciato su Messina un totale 2056 tonnellate di ordigni, con media di 342 tonnellate al mese. Sommando le cifre relative ai mesi di luglio ed agosto risulta un totale di circa 4100, al massimo 4500 tonnellate sganciate, quindi 2050-2250 tonnellate ogni mese,  cioè 75 tonnellate al giorno.
Se alle 4500 tonnellate di luglio ed agosto si aggiungono le 2056 scaricate sulla città  da gennaio a giugno 1943, più  oltre 200 degli anni precedenti, si arriva ad un totale di circa 6500 tonnellate, distribuite appunto durante l’intero periodo di attacchi dal 1940 al 1943. I dati sopraindicati sono quindi inferiori alle 5795 tonnellate totali sganciate su Pantelleria in  circa 20 giorni (290 al giorno), di cui ben 4396 in soli 6 giorni, con media di 732 tonnellate al giorno. Cifra vicina ad esempio alle 830 tonnellate sganciate su Messina tra il 12 giugno e il 2 luglio 1943.
Detto questo, è scontato considerare un margine  di dubbio specialmente in questi temi così specifici, ma un conto è  la ricerca, il confronto e lo studio, un conto è anche il comprensibile errore; altra cosa è invece il perseverare nella disinvolta diffusione pubblica di notizie fantasiose ed opinabilissime affermazioni prive di fondamento. Il triste primato non spetta dunque a Messina  qualora ciò fosse di così essenziale rilevanza.
Per recuperare e tramandare la memoria bisogna prima studiare e seppur le commemorazioni rivestano un ruolo  importante, è bene distinguerle da quelle influenzate da sterile catastrofismo misto ad un inutile sensazionalismo.

Armando Donato

1941-1943: gli abbattimenti degli aerei alleati nell’area dello Stretto, ad opera della contraerea e della caccia italotedesca

Come già accennato  e documentato  in varie occasioni, il secondo  conflitto mondiale è da  considerarsi uno dei più tragici ma nel contempo significativi periodi della storia di Messina; fonte di innumerevoli notizie e fondamentale  base per studi e ricerche. Periodo ancora a noi vicino, quindi ricco di testimonianze umane, documentali ma anche architettoniche, date le tante opere protagoniste di quei fatti, ancora oggi perfettamente integre.
Uno degli aspetti più significativi è quello relativo  alle incursioni aeree a cura dell’aviazione prima inglese (1940, 41 e 42)  e successivamente anche americana (1943). Messina infatti fu sin dall’inizio della guerra (la prima incursione avvenne nel luglio 1940) un  obiettivo primario,  in quanto importante Piazza marittima, punto strategico circa i trasporti nel mediterraneo quindi di  approvvigionamento bellico e successivamente obiettivo finale dell’ Op. Husky, ovvero lo sbarco alleato in Sicilia.
Allo scopo di fornire notizie storiche interessanti  mediante l’elaborazione dei dati estrapolati dai bollettini di guerra ufficiali raccolti in vari volumi dell’USSME, sarà inserita una inedita e sintetica scheda cronologica, relativa  al numero degli aerei angloamericani perduti durante i numerosi attacchi nell’area dello Stretto tra il 1941 al 1943,  a causa della contraerea o della caccia italotedesca, la cui organizzazione ed azione furono sempre importanti se non determinanti ai fini della difesa, in modo particolare nel 1943.

Numero aerei abbattuti anno 1941

11 settembre: 1
10 novembre: 1
5 dicembre: 5
Totale: n 7 aerei

Numero aerei abbattuti anno 1942

27 febbraio: 1
27 aprile: 1
28 maggio:  4
31 maggio: 1
1 giugno: 1
7 giugno: 1
8 luglio: 1
Totale: n 10 aerei

Numero aerei abbattuti anno 1943

27 gennaio: 2
30 gennaio : 4
31 gennaio: 2
9 febbraio: 1
21 febbraio: 2
25 marzo: 2
7 aprile: 3
12 aprile: 1
13 aprile: 1
29 aprile: 2
1 maggio: 9
7 maggio: numero imprecisato
10 maggio: numero imprecisato
11 maggio: 1
14 maggio: 4
18 maggio : 1
22 maggio: 3
25 maggio: numero imprecisato
26 maggio: 6
7 giugno: 4
14 giugno: 2
19 giugno: 2
20 giugno: 3
22 giugno: 2
23 giugno: 2
26 giugno: 18
28 giugno:2
29 giugno: numero imprecisato
6 luglio: numero imprecisato
14 luglio: numero imprecisato
15 luglio: 6
17 luglio: 5
24 luglio: numero imprecisato
27 luglio: numero imprecisato
28 luglio: 1
3 agosto: 2
7 agosto: 1
12 agosto: 3
15 agosto 11
Totale: n 108 aerei

Totale generale: n 135 aerei

Il totale degli abbattimenti è di almeno 135 aerei alleati di vario tipo (dai caccia monoposto ai grossi quadrimotori). Le cifre più terrificanti  per l’aviazione alleata sono però quelle relative al 1943, con almeno 108 aerei abbattuti in 8 mesi e picco massimo nel mese di giugno con 35 aerei abbattuti in 9 distinte incursioni.
Il 1943 fu un anno decisivo circa gli equilibri politici e militari, in relazione all’attacco all’Europa tramite lo sbarco in Sicilia. Dall’analisi delle cifre dei tre distinti anni si evince infatti un volume di incursioni crescente e nel 43 uno sforzo bellico non indifferente, nel tentativo di interdire le operazioni nemiche nello Stretto e nelle ultime fasi della campagna di Sicilia, di bloccare e impedire la ritirata ordinata in Calabria dell’esercito italotedesco, facilitando l’avanzata delle forze di terra con l’obiettivo di chiuderlo a Messina. Operazione non riuscita e pagata a caro prezzo sotto molteplici aspetti.

Armando Donato M.