Biagio Cardia

Recensione del libro di Biagio Cardia‏: “Alla ricerca della tomba di Antonello da Messina”

Ho letto il libro Biagio Cardia, che raccoglie le varie ipotesi sull’ubicazione della tomba di Antonello da Messina. Biagio, così mi piace chiamarlo, in quanto mio “antico” compagno di scuola elementare al Principe di Piemonte, ha fatto un’opera meritoria, che si aggiunge a quelle che su questo argomento, hanno ricercato e scritto, dimostrando, lui, pittore e fotografo raffinato, il suo amore per questa città di Messina, che anche nel nome e nel ricordo del Grande Antonello, cerca vie di riscatto e di ripresa culturale, sociale ed economica, che oramai non può ritardare, pena la definitiva decadenza e marginalizzazione.
Il libro è un compendio di ricerche e testimonianze, che arricchiscono la conoscenza di chi legge sul periodo della vita di Antonello da Messina, sull’arte antonelliana, su aspetti inediti della sua vita privata ed anche famigliare, sul suo rapporto con la città di Messina e con la Religione.

Biagio Cardia

Quasi sicuramente, non si riuscirà mai a trovare una tomba di Antonello da Messina, ma, oramai, è assodato che il Grande pittore sia morto ed abbia trovato sepoltura a Messina, e questo fatto chiude per sempre l’ipotesi veneziana, sostenuta a suo tempo da Giorgio Vasari nella sua:”Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architettori “pubblicato nel 1550, in cui si accreditava che Antonello fosse stato sepolto a Venezia, in base ad una lapide trascritta, in cui non si evidenzia il posto di sepoltura, lapide sicuramente letta a Messina, nella chiesa di Santa Maria del Gesù Superiore, al Ritiro.A me la questione centrale irrisolta sembra questa, poichè tutto si deve imperniare sul fatto che non vi è stato mai un vero e proprio monumento funerario ad Antonello in nessuna chiesa messinese, nessuna testimonianza storica ci parla di ciò, ma…nessuno ci parla di una lapide, vicina alla sepoltura comune o alla cripta della chiesa stessa, ed allora IO FACCIO UN’IPOTESI :

IL GIALLO DELLA LAPIDE TRAFUGATA

Si sa che quando un personaggio noto o facoltoso, veniva inumato col voto dell’umiltà e della povertà, come dettò Antonello, nel testamento, i famigliari, ponevano in prossimità della sepoltura, fosse essa Cripta o fossa comune, una piccola lapide di marmo con i dati identificativi del personaggio stesso, data di nascita e morte, luogo di nascita e morte…ma se qualcuno avesse avuto l’intenzione, per ragioni di campanilismo di scombinare le carte come fece il Vasari nel suo scritto succitato, la lapide identificativa si doveva trafugare e fare scomparire, qualcuno venne da Venezia e rubò la lapide, l’asportò, poichè pensava che fosse l’unico documento pubblico attestante la sepoltura a Messina, io immagino, quasi vedo un marinaio veneziano che furtivamente asporta la listella di marmo e la fa scomparire sul legno veneziano in partenza per Venezia…
Questa potrebbe essere una spiegazione al fatto che non ci sia stata tramandata nessuna testimonianza di una iscrizione, non pensiamo ad un monumento funebre, sarebbe stato impensabile, dato che Antonello dettò il modo così umile di volere essere sepolto…questa è materia di scrittori o sceneggiatori, l’argomento e l’episodio è abbastanza suggestivo per farne un racconto o una sceneggiatura teatrale.

Antonio Cattino