Antonello da Messina

Un’interessante lapide nella Cappella della famiglia Picardi a Barcellona Pozzo di Gotto

L’architetto Filippo Imbesi, in una meritoria raccolta di lapidi presenti nella città di Barcellona Pozzo di Gotto, segnala un’interessante lapide nei pressi della via Bellinvia, luogo in cui sorge una cappella privata fatta realizzare dalla famiglia messinese Picardi nella seconda metà del XIX secolo.
Ormai il piccolo edificio risulta compresso tra i palazzi moderni e non svolge più le originarie funzioni di culto. Al suo interno sono custodite le lapidi commemorative di Paola Picardi e del marito Carlo Broggi (1881 – 1968), architetto razionalista, progettista anche del Palazzo dell’INA di Roma (1920) e del Quartier Generale delle Nazioni Unite di Ginevra (1937).
Nel prospetto principale della cappella è inserita invece la lapide in questione. Quasi certamente quest’ultima proviene da Messina, presenta al centro il classico stemma Francescano con le due braccia incrociate e la croce al centro, ai lati due tondi: una  Madonna con Bambino e  dall’altro lato un San Francesco.
Al centro invece reca la seguente epigrafe:

AQUAE S(ANCTAE) MARIAE DE IESU EX
ACT(IS) NOT(ARII) ANTONY MANGIANTI AN(NO) 1476

Acque di Santa Maria di Gesù. Dagli atti del notaio Antonio Mangianti nell’anno 1476

La lapide, evidentemente collocata sul prospetto della cappella in epoca molto successiva, ricorda la presenza delle acque di Santa Maria del Gesù, attraverso gli atti redatti dal notaio Antonio Mangianti nell’anno 1476. E’ proprio questo notaio ad essere il collegamento con la città di Messina: ad Antonio Mangianti infatti nel 1479 il celebre pittore Antonello da Messina detterà il suo testamento chiedendo di essere seppellito appunto nella chiesa di S.Maria del Gesù.
A questo punto possono nascere delle riflessioni: se infatti la lapide proviene da Messina (come ragionevolmente si è portati a credere) è interessante notare come alla denominazione del convento non sia affiancata la dicitura “superiore” o “inferiore” esattamente come nel testamento di Antonello. Questo dato darebbe ragione a coloro che identificano la chiesa della sepoltura di Antonello con la chiesa di Santa Maria del Gesù superiore, in quanto la costruzione di quella inferiore, iniziata nel 1463, probabilmente non era  ancora stata ultimanta negli anni ’70 dello stesso secolo.
Altri spunti possono venire dalla ricerca delle acque di cui si parla nella lapide.  Solo come punto di partenza di studi, certamente da condursi in modo più approfondito su documenti d’archivio, si può notare che un indizio proviene da una “Guida per la città di Messina” stampato nella tipografia di Giuseppe Fiumara nel 1841 in cui si può leggere della presenza di una sorgente di acque termali proprio accanto al monastero di Santa Maria del Gesù (da identificarsi in questo testo con quello superiore in quanto vi è descritto tra le altre cose anche il monumento Staiti citato da Gallo). Vi si legge infatti: “Nel fondo attaccato a questo convento, si vedono tuttora i ruderi d’ un antico edificio, che serviva di bagno pubblico , a causa delle acque termali, che ivi scorrevano in abbondanza”. Aggiungendo a conferma la citazione di un erudito del XVII secolo (Reina) che in quel luogo ricorda le rovine di antiche terme e lo sgorgare di un’acqua calda che veniva usata dai conciatori di cuoio.
Ovviamente tutto quanto proviene da antichi eruditi va verificato ma questo appena accennato può essere un utile punto di partenza per le ricerche d’archivio che potrebbero fugare ogni residuo di dubbio sulla provenienza messinese (comunque da accertare per evitare facili entusiasmi) e forse potrebbero anche rilevare le circostanze in cui, probabilmente nel XIX secolo o nei primi anni del XX secolo, la lapide fu portata dalla famiglia Picardi a Barcellona Pozzo di Gotto per abbellire la facciata della loro piccola cappella.
Un altro adeguato approfondimento, per quanto consentito dai documenti superstiti, può esser fatto sulla figura del notaio Antonio Mangianti che ritroviamo come rappresentante della città di Messina al parlamento di Catania del 5-23 settembre 1478 e che è probabilmente lo stesso che nel 1494 andava a vendere dei panni ad Alì (come ricorda Salvatore Tramontana in “Antonello e la sua Città”, Sellerio, Palermo 1999 p. 22 nota 21 e p. 59).
In definitiva questa lapide può essere un buon punto di partenza per un approfondimento che potrebbe portare a interessanti considerazioni riportando in vita un brandello di storia finora sconosciuto.
Si ringrazia Filippo Imbesi per la segnalazione e per gli utili suggerimenti.

Antonino Teramo

Recensione del libro di Biagio Cardia‏: “Alla ricerca della tomba di Antonello da Messina”

Ho letto il libro Biagio Cardia, che raccoglie le varie ipotesi sull’ubicazione della tomba di Antonello da Messina. Biagio, così mi piace chiamarlo, in quanto mio “antico” compagno di scuola elementare al Principe di Piemonte, ha fatto un’opera meritoria, che si aggiunge a quelle che su questo argomento, hanno ricercato e scritto, dimostrando, lui, pittore e fotografo raffinato, il suo amore per questa città di Messina, che anche nel nome e nel ricordo del Grande Antonello, cerca vie di riscatto e di ripresa culturale, sociale ed economica, che oramai non può ritardare, pena la definitiva decadenza e marginalizzazione.
Il libro è un compendio di ricerche e testimonianze, che arricchiscono la conoscenza di chi legge sul periodo della vita di Antonello da Messina, sull’arte antonelliana, su aspetti inediti della sua vita privata ed anche famigliare, sul suo rapporto con la città di Messina e con la Religione.

Biagio Cardia

Quasi sicuramente, non si riuscirà mai a trovare una tomba di Antonello da Messina, ma, oramai, è assodato che il Grande pittore sia morto ed abbia trovato sepoltura a Messina, e questo fatto chiude per sempre l’ipotesi veneziana, sostenuta a suo tempo da Giorgio Vasari nella sua:”Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architettori “pubblicato nel 1550, in cui si accreditava che Antonello fosse stato sepolto a Venezia, in base ad una lapide trascritta, in cui non si evidenzia il posto di sepoltura, lapide sicuramente letta a Messina, nella chiesa di Santa Maria del Gesù Superiore, al Ritiro.A me la questione centrale irrisolta sembra questa, poichè tutto si deve imperniare sul fatto che non vi è stato mai un vero e proprio monumento funerario ad Antonello in nessuna chiesa messinese, nessuna testimonianza storica ci parla di ciò, ma…nessuno ci parla di una lapide, vicina alla sepoltura comune o alla cripta della chiesa stessa, ed allora IO FACCIO UN’IPOTESI :

IL GIALLO DELLA LAPIDE TRAFUGATA

Si sa che quando un personaggio noto o facoltoso, veniva inumato col voto dell’umiltà e della povertà, come dettò Antonello, nel testamento, i famigliari, ponevano in prossimità della sepoltura, fosse essa Cripta o fossa comune, una piccola lapide di marmo con i dati identificativi del personaggio stesso, data di nascita e morte, luogo di nascita e morte…ma se qualcuno avesse avuto l’intenzione, per ragioni di campanilismo di scombinare le carte come fece il Vasari nel suo scritto succitato, la lapide identificativa si doveva trafugare e fare scomparire, qualcuno venne da Venezia e rubò la lapide, l’asportò, poichè pensava che fosse l’unico documento pubblico attestante la sepoltura a Messina, io immagino, quasi vedo un marinaio veneziano che furtivamente asporta la listella di marmo e la fa scomparire sul legno veneziano in partenza per Venezia…
Questa potrebbe essere una spiegazione al fatto che non ci sia stata tramandata nessuna testimonianza di una iscrizione, non pensiamo ad un monumento funebre, sarebbe stato impensabile, dato che Antonello dettò il modo così umile di volere essere sepolto…questa è materia di scrittori o sceneggiatori, l’argomento e l’episodio è abbastanza suggestivo per farne un racconto o una sceneggiatura teatrale.

Antonio Cattino

3 – Antonello da Messina

Malgrado siano passati secoli ed incerta appare la memoria sulle vicende storiche che lo hanno visto protagonista, si è giunti alla conclusione che il corpo di Antonello, possa essere deposto presso la chiesa di Maria e Gesù nella contrada delle “Moniali”.
Esattamente presso il campo recintato (…et istis eorum antiquum cum omnibus ad se pertinentibus hortis, videlicet nemore, atque officinis. Samperi P Messana, lib VI, p 503, n° 166) adibito a cimitero, posto nella parte orientale della piana “…Area* Cenobi Sanctae Mariae a Jesù.” Samperi P. Messana…, lib VI, p. 524, n° 230. Pertanto, situato dietro la chiesa verso ‘antica proprietà Salimpipi, al di fuori della delimitazione archeologica segnalata dai ritrovamenti dell’anno 1989. La contrapposizione  in cui si sono trovati gli storici nel passato si è incentrata, sulla impossibilità di identificare il tempio dove fu collocato il feretro del grande pittore; innanzi tutto perché della chiesa di Maria e  Gesù al tempo dei fatti ce n’erano due, in aree pressoché limitrofe, ma soprattutto, in quanto che nell’atto  testamentario lasciato da Antonello non si specificasse in quale dei due templi ricadesse la sua tomba.
Visto che dagli atti e dai documenti notarili che riguardano le commesse delle opere realizzate dal nostro pittore, non è possibile ricavare che limitate osservazioni, rimane una e una sola strada per individuare il corpo. L’analisi pittorica che fu necessaria per identificare gran parte delle sua opere, e quelle appartenute alla sua scuola, deve essere assecondata, dalla segnalazione di altri documenti che inquadrano la vita pubblica e politica di Antonello in seno alla sua città. Egli che si proclamò sempre  cives messanensis, stabilisce  nelle sue produzioni l’appartenenza alla causa di Messina; almeno, verso una  parte ben distinta di essa. Il cittadino Antonio de Antoni aveva scelto la strada da percorrere, ma, già questo viaggio si rivelò pieno di insidie. La guerra intestina in cui si vennero a trovare le genti di Messina nella seconda metà del ‘400, faceva da sfondo alle avventure più o meno avvincenti di alcuni personaggi, entrati a vario titolo nella storia della Città dello Stretto come in quella italiana, se non internazionale. Proprio in questi momenti storici, si trovano gli elementi e i documenti che testimoniano l’appar-tenenza di Antonello alla famiglia francescana dell’antica chiesa di santa Maria e Gesù superiore. La difficoltosa ricerca per identificare i luoghi in cui Antonello visse, maturando come uomo e come artista, non ha permesso di individuare una strada privilegiata: in realtà, proprio osservando i luoghi, più volte ripresi nelle sue tavole, permettono  di ricostruire ampi spaccati della sua esistenza. Con la presenza in Sicilia dell’Ordine Francescano degli Osservanti, stabilitisi per l’opera predicatoria del beato Matteo Gallo, si vennero a creare le condizioni  conflittuali che in poco meno di  dieci lustri portarono alla guerra civile Messina.
La nascita di un polo politico, nella comunità di santa Maria e di Gesù governata dagli Osservanti, fin dal 1425, (1) creò le condizioni che generarono due partiti: quelli legati alla causa dei popularis, e quelli riconducibili al capitolo della Cattedrale.Durante la presenza del beato Matteo d’Agrigento  non solo fu istituita la casa di santa Maria e Gesù (2), ma si dotò quella struttura con una serie di privilegi che di fatto la resero indipendente dalla chiesa madre di Messina. (3)
Nella comunità degli osservanti  si forgiarono numerosi ed illustri personaggi messinesi di quel tempo. Basti ricordare la famiglia dei Calafato in cui militava la santa Eustochia, la famiglia Porco, imparentata ai Calafato; entrambe possedevano numerose proprietà in città, ma, soprattutto presso la pieve di santa Maria la Scala e quella della fiumara san Michele.
La famiglia Mallono, alla quale si riconducevano tutti i notai che lavoravano e dipendevano dal suo uffico: Tommaso Andriolo (socio di Francesco Mallono), Santoro e Antonio Azarello, Raniero de Donato, Matteo Pagliarino, Andrea de Baxilico, Giovanni de Agatha, Gerardo e Giovanni Bulichi riconducibili alla famiglia dei mastri degli Antoni fra cui, numerose volte incaricati alle notifiche delle opere e faccende dello stesso Antonello. Gli Ansalone, nella figura di Bartolomeo e dei suoi discendenti. Tutti personaggi che si legarono alla causa dei popolari di Messina e al partito di Giovanni Mallono, figlio del notaio Francesco, alfiere di una schiera di giovani che pagheranno a caro prezzo la scelta di vita a cui si abbracciarono, portandoli alla morte, o alla fuga da Messina per avere salva la vita.Anche Antonello che condivideva lo stesso sentimento, verosimilmente fu costretto a fuggire dalla sua città. Molti osservatori hanno sottolineato il comportamento del nostro artista, rimarcando la sua assenza dalla Città dello Stretto fra gli anni che vanno dal 1465 al 1471. Gli eventi cruenti del 1464 che ebbero uno strascico immediato fino a quattro anni dopo, segnalati nel processo Mallono, evidenziano come il partito inquisitorio dei vincenti, ebbe a continuare un’azione, atta a snidare gli ultimi popolari, ancora spalleggiati dall’ordine degli Osservanti (4).
Questa notizia, straordinariamente importante, rivela che a Messina, esistesse una sorta di albo professionale dei maestri e degli artisti, ricondotti alla  comunità francescana di contrada san Michele e rilancia un legame fra Antonello da Messina e la famiglia di santa Maria e Gesù.
In quelle due opere di Antonello da Messina segnalate prima,  appare identificabile, un linguaggio misterioso quasi mimetico, riconducibile a un sistema filosofico espresso per i grandi gonfaloni, seguendo  uno schema e un sistema iconografico riconducibile al Transito Romano, spiegando l’interpretazione dello “Psicopompo”. Nel 1446, quando gli Osservanti si insediano nella chiesa di san Paolo, stabiliscono la nascita  di un’entità morale alla quale i messinesi si riconducevano per dare vita a un movimento popolare risanatore. Antonello nato  e cresciuto nel quartiere  dei Sicofanti, vuole immortalare quel luogo, dove i confrati  predicavano e dove l’entusiasmo popolare, farà germogliare i migliori frutti della  gente di Messina in quegli anni. Tutti si riconducono al padre per essere redenti: tutti perseguono la strada natia, da dove acquisirono la fede. Proprio da quel luogo Antonello, Giovanni Mallono e la stessa Eustochia Calafato, sentono il bisogno di appartenere a Messina;  imprimendo nella terra e nelle sue pietre, una presenza importante e distintiva. Anche il nostro pittore ricorderà il luogo natio, proprio in quel gonfalone che fungerà da prototipo, durante la prima parte della vita artistica,  rivelando nello schema iconografico, pure un valore topografico, così come era abituato a fare, e dipingere  nelle sue tavole, vedute e monumenti della sua città.

* Q. Septimius Florens Tertullianus, Apol. Lib II, …”Area”: luogo designato per la sepoltura

(1) I primi terziari che seguirono le impronte del  beato Matteo,   furono i  fraticelli  della  comunità di san Michele al Tirone, i quali fin dal 1418 costituirono la prima comunità formata da 8 elementi. Essi rifondarono il plesso di santa Maria del Carmelo dedicandolo a san Michele  costruendovi un refettorio e un noviziato, dove si insegnava ai ragazzi i primi rudimenti della vita clericale; ben presto con l’insediamento degli Osservanti nel 1425, fu aperta una scuola, nella quale si imparava anche fra le varie materie la filosofia. Nel  1426 l’intero insediamento fu chiamato quello di santa Maria e di Gesù.

(2) Il plesso Francescano conosciuto come quello di Maria e Gesù, presso contrada di san Michele, sarà successivamente identificato di  “ susu  “ solamente dopo la fabbrica del secondo plesso francescano di santa Maria e Gesù inferiore 1463. In quanto, da un documento datato 1429 (l’atto notarile della signora Mariola sposa di Tommaso Patti), manca l’appellativo di susu, rivelato in alcuni documenti successivi alla doppia presenza dei plessi francescani. Pertanto, quando negli atti si nomava il toponome di santa Maria e Gesù senza specificare se fosse, quella superiore o quella inferiore, il riferimento generico, identificava la più antica abitazione.

(3) Il plesso di santa Maria e Gesù in san Michele in pochi anni, si trasformerà in un ente morale ed economico, capace di attrarre ingenti patrimoni che facevano gola alla controparte politica, la quale aveva stabilito il suo ufficio d’opera alla matrice di santa Maria la Nova. Nel 1425, su invito del beato Matteo, la comunità  fu esentata dal Capitolo dell’usura ecclesiastica. Nel 1432 presso  la struttura degli Osservanti,  fu istituito il primo ufficio della Maramma; tre anni più tardi con eguale indirizzo si costituì la Maramma alla Cattedrale. Ma non solo. Il 17 novembre del 1435, scomodando il Pontefice Eugenio IV, Matteo Gallo riuscì a fare esentare il plesso di santa Maria e di Gesù dal pagamento della  quarta canonica ai Vescovi di Messina, divenendo di fatto indipendente ed autonomo.

(4) A.S.P. Proton. Registro 66, carta 88r – Il guardiano dei fratelli della chiesa di santa Maria di Gesù, scrivendo al Viceré  il 6 marzo 1468, lo invita a sopprimere  il patibolo delle forche che fu innalzato di rimpetto alla detta  ecclesia, in quanto dava molto sconforto alla sua  comunità.
C.M.Rugolo p. 49, nota 15- Mastro Antonio di Lu Re il sarto, ebbe a testimoniare che il Mallono Giovanni, fosse un confratello degli osservanti di san Paolo; la quale era la sede delle maestranze dei maestri cioè, di tutti quelli che prestavano la loro opera  all’ordine francescano, riconducibile al plesso di Ritiro.
Essendo la detta chiesa di san Paolo, passata già nel 1446 al governo del  plesso di santa Maria e di Gesù, tutti gli ordini francescani furono posti sotto il controllo dei superiori, presenti presso quella struttura di san Michele; infatti grazie a un documento specifico, si comprende meglio come si costituì l’agglomerato delle famiglie degli ordini e delle confraternite francescane a Messina.
Il 20 luglio del 1447, il Pontefice Nicolò V, emette una bolla in onore della famiglia francescana messinese “ Pastoralis Offici “ che da quel momento in poi a Messina, saranno identificati come i “ Penitenti di san Francesco “; pertanto, così come  evidenzia il documento segnalato dalla Rugolo, sul conto delle maestranze dei maestri  del 5 settembre del 1468, si stabilisce un limite datativo. In cui si può dimostrare, come i rapporti che erano tenuti fra i committenti: ( gli ordini religiosi) e portatori d’opera (pittori, intagliatori, incisori, ricamatori e scalpellini) fossero, legati da uno scambio e da un legame che faceva capo alla figura del beato Matteo, e alla sua famiglia di santa Maria e Gesù  superiore.

Alessandro Fumia