Aleso

Per una edizione dei frammenti della “Tabula Halaesina”

Zona Archeologica di Halaesa Archonidea

Nel rinnovato fervore degli studi e degli interessi per il mondo siceliota, significativamente testimoniato dal succedersi di Convegni, nazionali ed internazionali a Palermo, Siracusa, e Catania, ci sembra di particolare importanza riproporre all’attenzione degli studiosi della Sicilia antica, sensibili soprattutto a problemi di storia economica e sociale, l’esame di un documento, la nota iscrizione fondiaria di Halaesa 1, la cui utilizzazione si rivela, a tale scopo, fondamentale.
L’importante documento epigrafico si compone di tre frammenti di diseguale lunghezza, rinvenuti in età diverse tra le rovine dell’antica Halaesa, nella contrada S. Maria di PaIate del comune di Tusa (Messina). Il primo e più grande frammento della iscrizione fu ritrovato nel 1558: esso risultava inciso su due colonne parallele, di diseguale lunghezza (essendo la pietra mutila sia nella parte superiore come in quella inferiore), rispettivamente di 71 linee quella di sinistra, 88 linee quella di destra.
Questo frammento fu conservato per qualche tempo a Messina, in possesso di Alfonso Ruiz, Conservatore del regno e del nipote di questi, Giovanni Ventimiglia; passò poi a Palermo, nel Collegio dei PP. Gesuiti; a seguito di non chiare vicende se ne sono perdute le tracce. Oggi, per noi, è leggibile solo nell’apografo del Gualterio, che trascrisse il testo direttamente dalla pietra. Un altro apografo che ne aveva già tratto il Ruiz è andato perduto.
La tabula Halaesina, come è noto, contiene la descrizione di appezzamenti di terreno da affittare, suddivisi in lotti minuziosamente delimitati con l’accurata indicazione dei confini naturali ed artificiali: fossati, pietre terminali, alberi, colline, boschi, strade, corsi d’acqua di varia portata, ivi compreso il fiume Aleso, ed ancora edifici pubbici, privati, sacri.
Analoghe indicazioni si ritrovano in un secondo frammento, rinvenuto nel 1885 nella medesima contrada e forse non ancora perduto nel 1929. 2
Anch’esso risultava inciso su due colonne, entrambe mutile, con 24 linee superstiti in quella di sinistra e 18 in quella di destra. Oggi è anch’esso scomparso; ma è per noi ben leggibile in una splendida tavola fototipica, di grandezza quasi pari al naturale, allegata alla prima pubblicazione che, del frammento ne fece Vincenzo Di Giovanni 3.
Sembra appartenere alla medesima tabula un terzo frammento di sole 12 linee superstiti, rinvenuto, sempre nel medesimo sito, in data più recente, ma non precisata, pubblicato per la prima volta nel 1961 da Salvatore Calderone 4. Conterrebbe, a giudizio dell’editore (ed è molto probabile), «una parte delle disposizioni generali relative alle modalità di pagamento degli affitti, alle magistrature incaricate dell’esazione dei canoni, agli organi addetti all’assegnazione dei lotti o alla risoluzione di controversie» 5. A quest’ultimo più breve frammento è toccata miglior sorte che ai precedenti: è ancora visibile nelle sale del Rettorato dell’Università di Messina.
Tale importante, se pur frammentaria iscrizione, per molta parte, come si è detto, forse irrimediabilmente perduta, non ha avuto la stessa fortuna ed abbondanza di studi e di edizioni, che sono toccati in sorte ad analoghi e più celebri testi epigrafici greci. Pensiamo alle tavole di Eraclea di Lucania, alle tavolette dell’Olympieion di Locri, alle tavole di Tauromenion.
Causa ne è forse, il fatto che chi si accinge a studiarla non ha la possibilità, ed il piacere, di una immediata lettura sulla pietra, sicché più arduo e meno sicuro diventa ogni tentativo di ricostruzione e di interpretazione del testo. Eppure per la storia economica e sociale, costituzionale e linguistica di Halaesa greca e romana, riproposta all’attenzione degli studiosi dagli scavi recenti ripresi dalla Soprintendenza Archeologica di Siracusa ed affidati all’amico e collega Giacomo Scibona 6, uno studio globale dei frammenti della Tabula Halaesina, si impone ormai.
Dobbiamo al Prof. Salvatore Calderone il suggerimento, (alla Prof. Sebastiana Consolo Langher il successivo pronto incoraggiamento), di raccogliere tali clisiecta membra.
Ci proponiamo di offrirne uno studio sistematico e completo, che si comporrà, oltre che della edizione critica dei tre frammenti, di una traduzione italiana, tutt’oggi mancante, se si esclude il tentativo, sempre valido, ma incompleto, di Umberto Sicca 7.
Il lavoro si presenta piuttosto arduo: sebbene la descrizione dei vari lotti sia condotta sulla base di formule semplici, che si ripetono monotone, tuttavia la presenza di numerosi termini di uso molto raro, peculiari del linguaggio tecnico gromatico e, solo in minima parte, confrontabili con termini consimili, ricorrenti in ambito siceliota e magno-greco (affinità di linguaggio si riscontrano soprattutto con le tavole di Eraclea di Lucania), impone una serie di accurati controlli lessicali, i più ampi possibili, sul materiale documentario a nostra disposizione.
Tale esame, necessariamente preliminare ad ogni possibile intelligenza del testo, dovrebbe offrirei, noi speriamo, anche qualche valida indicazione per una probabile cronologia, non solo della età della epigrafe (a tal uopo, solo in parte, può soccorrerei l’esame della forma delle lettere dell’unico frammento superstite), ma, soprattutto, una cronologia dei fatti ivi contenuti.
La suddivisione di terreni da affittare, prospettata dalla tabula Halaesina, si presenta infatti come una delle tante operazioni di rilevamento catastale e di ordinamento della proprietà terriera, di cui è costellata la storia della Sicilia e della Magna Grecia fin da epoca arcaica (VI sec. a. C.). E poichè la documentazione epigrafica è frammentaria e mutila (nessuno dei tre frammenti della tabula ci ha conservato il praescriptum), nè risultano di particolare ausilio le poverissime e saltuarie notizie reperibili presso gli storici antichi, appare difficile ascrivere i frammenti dell’epigrafe ad un periodo ben definito della storia di Halaesa: le datazioni proposte oscillano tra II e I sec. a. C.
1 L’ultima edizione è in V. ARANGIO RUIZ – A. OLIVI ERI, Inscriptiones Graecae Siciliae et infimae I taliae ad ius pertine11tes, Roma 1965 (Rist. anast. dell’ed., Milano 1925), pp. 47-61.
2 Acl esso, probabilmente, fa riferimento G. M. COLUMBA, Alesa, in «Eh, II (1929)_
3 In «ASS», X, (1885), pp … 123-128.
4 In «Kokalos» VII (1961), pp. 3-15.
5 S. CALDERONE, art. cii., p. 6
6 Gli scavi di Halaesa, in «SICILIA», Assessorato Turismo Regione Siciliana, nr. 76, 1975, pp. 89-96; IID., s. v. Halaisa, in «The Princeton Encyclopedia of Classical Sites», a cura di R. STILLWELL, W. L. MAcDoNALD, M. H. McALLISTER, Princeton, 1976, p. 374.
7 Grammatica delle iscrizioni doriche della Sicilia, Arpino 1924, pp. 211-231.