Riviste e periodici messinesi

«Don Marzio» un giornale comico-satirico

Fondato da Luigi Pappalardo nell’ottobre del 1860. Morto il Pappalardo nel 1863, la direzione passò a Raffaele Villari (fino al 1871). “Il giornale si pubblicava dieci volte al mese”. Prezzo di associazione: 18 tarì per un anno; 10 tarì per sei mesi. Un numero costava 7 centesimi. Vi collaborarono Raffaele Villari, Stefano Ribera, Michelangelo Bottri, Giuseppe Romeo Pavone. Dal 3 all’11 marzo 1861 pubblicò cinque numeri con i diari dei bombardamenti della Cittadella assediata dalle truppe del generale Medici. I disegni, stampati in litografia, erano firmati da Placido Lucà Trombetta. Nell’articolo di prima pagina del primo numero, una sorta di redazionale così recitava: “In mezzo tanto sperpero di stampe, e fra tante lingue fradicie che si dimenano e guizzano come le fiammelle che invocano Bertramo nel Roberto il diavolo, non vorrai tu popolo mio far gli occhietti dolci a una nuova cinica creatura che nella generale redenzione vuolsi investire del nome di Don Marzio? Sai tu popolo e popoletto mio chi è questo Don Marzio? – Non ha ancor toccato i quarant’anni: ha un gran cappello a teglia, e un bel paio di lenti con nuovi vetri, che gli affilan proprio la vista e gli inforcano superbamente il suo naso a larghe narici. – Lo spirito gli sprizza dagli occhi, e fors’anche dalle brache, e vi è tutto in lui: del borghese, del provinciale, dell’idiota, del saccente, meno del disonesto e del triviale! Col suo piccolo redingòte all’inglese si terrà quà e là, chiederà conto a tutti e di tutto. Non farà nojose anticamere alle autorità stabilite o prestabilite, ma siederà cinicamente e freddamente vicino i loro scrigni, e le loro sedie curuli….. o no!!…..” ed ancora: “I pescivendoli che t’insultano, i pastajuoli che rubano il popolo minuto senza che nessuno vi badi, i fruttajuoli, gli erbajoli, i pizzicagnoli, i panettieri, gli stampatori che fanno quel che vogliono, e quello che noi non vorremmo!!

Antonio Abbate