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Archeologia, storie di resti ricoperti per mancanza di fondi

Questo articolo  è una “denuncia” contro chi ha il potere e “non ha” i mezzi. Sappiamo benissimo che la Sicilia è ricca di storia antica, diversi sono, infatti, i siti archeologici dislocati, testimonianze note sono a Taormina, Siracusa, Selinunte, Gela, Erice, Palermo, Isole Eolie, Isole Egadi e vari centri minori. Insomma, per la presenza di storia che esiste sul nostro territorio, potremmo vivere solo di turismo, invece purtroppo per mancanza di fondi siamo costretti a dover nascondere le nostre origini. E’ un vero peccato che per una questione economica, non possiamo conoscere cosa celi il terreno sul quale passeggiamo. Questo articolo vuole mettere a conoscenza dell’individuo, che ogni giorno calpesta il terreno, la storia che nascondono le città sotto il manto stradale e sotto le campagne coltivate. Pochi sono infatti al corrente della presenza di un antica fattoria di epoca romana collocabile tra I° sec. a.C e I° sec d.C. nella zona di Casazza a Spadafora in provincia di Messina. La motivazione di questa mancanza di informazione è dovuta al fatto che lo scavo archeologico è stato chiuso prima di essere aperto, e sapete qual è la motivazione????. Mancanza di fondi per il finanziamento dello scavo. Anni fa, durante i lavori per la costruzione del metanodotto, nella citata contrada, sono riemersi dei resti archeologici, per la precisione si trattava di 4 vani con muri, di resti di una pavimentazione, di alcuni frammenti di “argilla sigillata”, ed un magazzino, con “dolii” interrati. I resti in questione risalgono a circa 2000 anni fa, ma nonostante la loro importanza archeologica, a nessuno pare sia importato di farli conoscere alla gente. Infatti l’area che avrebbe potuto incrementare il turismo nella zona Spadaforese, è stata ricoperta dalla terra. Questa è la dimostrazione dell’indifferenza totale nei riguardi di un bene e purtroppo a malincuore mi tocca dire che le risorse sono scarse, solo quando si tratta di investirle in cultura. Un altro episodio simile si è verificato sempre durante i lavori per la realizzazione del metanodotto, nell’area di Saponara, qui era stata riportata alla luce un urna cineraria dell’età del ferro, l’urna venne prelevata e probabilmente posta in uno dei magazzini della soprintendenza. Ancora a dimostrazione del fatto, che la storia abbia una valenza minima, e che non sia importante offrirla alla cultura del comune cittadino, resti di “ impronte “di età preistorica e cocci di ceramica, erano stati portati alla luce nella zona collinare tra S.Martino e Verdesca sempre a Spadafora. I ritrovamenti vennero segnalati alla Soprintendenza dei Beni Culturali di Messina, ma il finale previsto, fu la ricopertura dell’area con dei teloni. Anche in questo caso, fu un occasione sciupata, per riportare alla luce resti e testimonianze della storia della piccola frazione di Spadafora.

Laura Gangemi