Musei e Associazioni

Il museo silvo-pastorale di Mistretta “Giuseppe Cocchiara”

Circondata da monti e boschi favolosi, Mistretta, piccolo borgo scolpito nell’ocra di una caratteristica pietra arenaria, s’accoccola ai piedi di uno sperone di roccia fra le vette dei Monti Nebrodi, custodendo con cura i suoi tesori di arte, gusto e tradizione.
E, proprio in questa “perla” dei Nebrodi  vi è un prezioso scrigno di memoria: il Museo “Giuseppe Cocchiara”.
Il Museo Regionale delle Tradizioni Silvo – pastorali è articolato, al suo interno, in una serie di sezioni, che riguardano i vari cicli produttivi, le attività lavorative e artigianali, le testimonianze di cultura materiale e “volatile”, relativi soprattutto al contesto silvo – pastorale, ma anche a quello agricolo .
Nonostante il Museo voglia privilegiare le testimonianze della cultura relativa all’ambito agro – silvo – pastorale, non bisogna pensare che si voglia trascurare il rapporto con il contesto sociale di cui tale cultura fa parte.
In sostanza, da un lato vengono rappresentate anche forme culturali poco affini all’ambito silvo – pastorale, dall’altro viene approfondita la conoscenza dei contesti in cui vengono fruite le testimonianze culturali proprie dell’ambito locale.
Il Museo espone materiali, opere, documenti, reperti di interesse naturalistico, riguardanti coloro che appartenevano ai ceti propri della società agro – silvo – pastorale.
Dal punto di vista cronologico i reperti museali possono essere circoscritti al periodo compreso tra la fine del XVIII e la metà del XX secolo .
Tra i cicli produttivi presi in esame annoveriamo: la coltivazione del grano e la produzione del pane, la coltivazione della vite e la produzione del vino, la coltivazione dell’ulivo e la produzione dell’olio, la pastorizia e la produzione casearia, la coltivazione e la produzione del lino, i mestieri del bosco, le attività dei carbonai e dei vistiamara, la coltivazione del frassino, la produzione della manna, l’arte dei pastori, l’attività della caccia, il lavoro di fabbri e maniscalchi, l’attività di dolcieri, mielai, carrettieri e carradori, la tecnica dell’intreccio, tutte botteghe tipiche dell’ambiente silvo – pastorale tradizionale.
Le testimonianze esposte nelle varie sale del Museo sono accompagnate, per una loro maggiore intelligibilità, da pannelli didattici, schede tecniche, modellini, realizzati in scala, di macchine agricole, strutture produttive e architetture pastorali, gigantografie.
Sono presenti inoltre, lungo tutto il percorso espositivo, delle postazioni multimediali, pensate per dare ai visitatori e agli studiosi la possibilità di godere in modo più vasto dei beni esibiti, ma anche per creare un trait d’union interattivo tra la realtà museale e i suoi fruitori.
Tramite questi monitor vengono resi noti i contesti e i modi in cui gli oggetti esposti si fanno testimonianza di forme di vita e di cultura peculiari.
I criteri di allestimento si basano sull’utilizzo di supporti espositivi dislocati in modo flessibile e versatile, eventualmente rinnovabili lungo il percorso del Museo.
Inoltre, poiché il Museo in questione si proietta sul territorio ad esso circostante, si è ritenuto opportuno dar vita ad un allestimento che suggerisse delle emozioni e sollecitasse delle suggestioni; a tal proposito non è difficile trovare al suo interno, in quanto Museo delle Tradizioni Silvo – pastorali, tronchi, cortecce ed elementi vegetali durante tutto il percorso espositivo.
Ciò è stato messo in atto non per copiare la realtà nella sua componente naturalistica, bensì perché in un luogo destinato a fungere da collegamento tra la realtà ed i suoi metodi di rappresentazione l’ago della bilancia non pendesse unicamente in direzione dei secondi.
Per lo stesso motivo, all’interno del Museo, non si è tenuto conto di un ordinamento degli oggetti effettuato seguendo il criterio tassonomico tradizionale, poiché esso si attiene ad una metodologia inadatta dal punto di vista scientifico e superata da quello estetico.
Il Museo non è stato interpretato come un magazzino di cose antiquate, anzi i reperti mostrati sono relativamente pochi, di grande effetto dal punto di vista estetico, e con  una grande potenzialità di partecipazione emotiva.
Il Museo di Mistretta dunque è il risultato della contezza del legame in atto tra i beni demo – etno – antropologici ed il territorio che li ha generati.