Libri e Pubblicazioni

“L’Autobus” – Un libro di Domenica Barbaro

Domenica Barbaro è nata a Messina nel 1965. Dopo un diploma, un marito (ex), due figli si è messa a lavorare assommando: promoter biscottini-merendine, un bar-tabacchi (cassiera), promoter contratti telefonia, assicurazioni, agenzia disbrigo pratiche automobilistiche, agenzia immobiliare, lavoratrice socialmente utile… e finalmente sei anni fa è riuscita a coronare il sogno della sua vita: guidare un autobus. All’Atm (azienda trasporti municipalizzata), in 13 anni di lavoro negro, è riuscita a scalare le vette: dalle pulizie fino al comando (dell’autobus). In questo libro non fa null’altro che riportare tutto quanto le è accaduto durante lo svolgimento del suo servizio. Ed Armando Siciliano, noto editore di volumi storici messinesi, ha voluto scommettere su un “Manuale di modi di dire, proverbi, imprecazioni in puro dialetto popolare siciliano”. In copertina, una foto degli anni ’50 che ritrae il vecchio tram (collezione Saro Armone). Un volume di 160 pagine che inizia con una dedica: “All’Azienda Trasporti Municipalizzata, ai miei colleghi, alla mia Città con l’auspicio di un futuro migliore”.
Di piacevole lettura, scorrevole, simpatico e molto dettagliato nella descrizione dei particolari: “Immaginate un autobus che circola nell’ora di punta, gremito di gente. Un penitenziario su ruote, al cui interno si lanciano, non appena si aprono le prte, valanghe di persone: ‘nu munnizzaru! E’ la calca il paradiso per palpeggiatori e borseggiatori che ritrovano, in un colpo solo, sia la folla sia il target: le donne (o altro….).
La storia della “mano morta” è vecchia quanto quella dei rapporti umani. Una mano invisibile ti sfiora? In principio credi sia dovuto a un moto di inerzia degli arti, lasciati indolenti in balìa del movimento dell’autobus. Cerchi di sgusciare via timorosamente, ma il tizio, tenace, ammuffito, cuttu e mala cavatu, rimane incollato con l’attack alle tue prosperose terga (viene effettuata, naturalmente, una selezione spontanea delle terga da palpare)!
Allora (se le tue terga sono state prescelte) ti volti verso di lui con la facci di milli culura e gli lanci un’occhiataccia della serie: “Cosazza fitusa, chi ffai, ‘u jadduzzu? Nu nn’ai abbentu?”
Lui? Niente. Sfacciatissimo, bedda pumata ppi li caddi, come un angelo disceso dal cielo, fa l’indianu. Mi cci veni ‘na botta i sali! Il molestatore ci prova sempre. Non si pone problemi, ‘a smania nu’ fa stari quietu. Se la donna tace, la sua mano (!) avanza. In caso di reazione, fa ‘nu sautu ‘ntall’aria comu nn’ariddu e arrispunni: «Sta parrannu cu mia?». «Baciannicchiu, chi ti pari ca mi manciu ‘u pani arreti ‘u cozzu?»- Che puoui fare? Dove puoi rifugiarti in un mezzo che ha capienza per novanta persone e ne contiene duecento? Ti resta solo da tirargli ‘nu bellu muffittuni a ‘ncasciari. Megghju cummattiri cu centu mariola ca cu ‘nu babbu.”
Infine, nella quarta di copertina, la foto dell’autrice corredata da una sintetica descrizione del libro:
«Avverti un intimo bisogno di sfioramenti, di leggeri tocchi, lascive e voluttuose carezze che si rifugiano sulla pelle, mani golose che si posano e si acquietano sulle rosate carni, mentre stille di sudore ti rigano la schiena? Sfiorarsi, toccarsi e comunicare sono un’occasione per recuperare il piacere della sensibilità tattile.
Ami sentire un cuore che batte contro la tua schiena, il caldo alitare sulla nuca, il suo profumo?
Ti piace respirare e percepire gli odori più vari che, penetrando nella gola, entrano furenti dalle narici, si fanno spazio sino ai polmoni per poi scorrere nelle vene? Con il respiro, la vita conosce il suo inizio e cammina verso la sua fine. Il respiro racconta qualcosa di te, il tuo modo di percepire il mondo.
Ti piace entrare, uscire, salire, scendere, ondeggiare su te stesso?
Sali sull’autobus! Ogni tua fantasia si compirà!.

“L’autobus” – Armando Siciliano Editore – € 15,00

Un contributo di Armando Donato sul Bollettino “Armi Antiche 2011, Italia 150”

E’ stato pubblicato nel mese di ottobre “Armi Antiche 2011, Italia 150”, il bollettino dell’Accademia di San Marciano di Torino (Chiaromonte editore), importante associazione di studiosi di storia militare, armi antiche, vessillologia, uniformologia e altre discipline collegate alla storia militare. Fondata nel 1951, l’Accademia di San Marciano dal 1953 pubblica annualmente il Bollettino “Armi Antiche”. Unico in Italia in tale settore e ritenuto tra i migliori in tutto il mondo, come attesta la sua presenza nelle biblioteche dei maggiori musei, istituti e dipartimenti d’Europa e d’America, esso accoglie articoli di ricercatori italiani e stranieri, spesso tra i maggiori collezionisti ed esperti di armi antiche, ordinari e conservatori di armerie. Quest’ultimo bollettino è dedicato, come si evince dal titolo, al centocinquantesimo anniversario dell’Unità politica d’Italia. La storia militare, l’aspetto militare della storia, ha rivestito un ruolo importante sia nella formazione dell’identità italiana in epoca moderna sia nei fatti che portarono alla costituzione di uno stato unitario nel 1861. L’approccio degli studiosi è, come specificato in un articolo introduttivo, «trattando le fonti sine ira et studio (come del resto la metodologia della ricerca storica impone), sicuramente senza rumori che attirino particolarmente l’attenzione» (p.6).
Si trova così in questo bollettino, stampato a Torino e diffuso come già detto in tutto il mondo tra gli esperti del settore, un consistente saggio dello studioso messinese Armando Donato dal titolo “Artiglierie ad avancarica a Messina; Storia e caratteristiche” che tocca da vicino la nostra città trattando dei tre cannoni navali ad avancarica recuperati dall’Amministrazione Comunale di Messina nel gennaio 2010 tra le sabbie di Capo Peloro.
E’ bene ricordare a tal proposito, prima di iniziare a parlare dello studio di Armando Donato, che l’ipotesi circa l’uso di questi cannoni da parte delle truppe garibaldine a Capo Peloro, è stata avvalorata in una “scheda tecnica” a cura del Museo Storico di Forte Cavalli, divulgata da  stampa e media  locali nonché  in varie manifestazioni in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
A conclusione di tale scheda tecnica veniva comunque affermato: «Riteniamo comunque che a nulla giova disquisire sulla proprietà militare dei cannoni di Capo Peloro e su chi ne fece un ultimo uso». Affermazione che di fatto lasciava aperte problematiche di epistemologia della storia riguardo il  fine di ogni ricerca storica: se in definitiva sia importante o meno la ricostruzione della verità dei fatti. In ogni caso Armando Donato, pur tenendo presente la “scheda tecnica” e per nulla accennando a tale frase (qui riportata per ricordare al lettore gli studi già condotti fino ad ora sui tre cannoni recuperati) comincia una propria ricerca, condotta con metodo e perizia tecnica, che trova suo compimento nel saggio in questione che si trova da pagina 37 a pagina 87 del bollettino dell’Accademia di San Marciano.
Armando Donato offre una puntuale analisi dei tre cannoni partendo dal basilare esame dei contesti storici, dei luoghi e l’approfondimento di alcune tematiche emerse durante la ricerca. Il saggio propone una credibile ricostruzione delle origini di tali artiglierie, attraverso precise considerazioni su misure e marchi presenti, sulla storia dei luoghi del recupero e la difficoltà di individuare una appartenenza certa in assenza di indizi chiari. L’autore data i reperti al periodo tra la fine del XVII e i primi decenni de XVIII secolo, escludendo l’utilizzo garibaldino a causa della loro vetustà e inutilità nel 1860. A tal proposito l’autore chiarisce la questione con un’ampia digressione sulle vicende risorgimentali a Messina e a Capo Peloro, riportando un gran numero di fonti e dettagli tecnici utili. Questo ampio spaccato sui fatti risorgimentali costituisce una sorte di “saggio dentro il saggio” offrendo anche una bella ricostruzione, dal punto di vista militare, della storia dell’abitato di Torre Faro e relative fortificazioni, sin dagli ultimi decenni del Seicento. L’autore inoltre, invitando alla cautela in assenza di prove certe in un settore molto delicato e complesso come quello delle artiglierie ad avancarica, affronta alcuni nodi difficili da sciogliere o forse che si riteneva a torto già sciolti con troppa facilità, come la questione dell’occlusione delle bocche, l’identificazione dei resti dello stemma con corona reale presente sul più grande dei tre cannoni, la decifrazione dei marchi e dei segni presenti sulle artiglierie, spesso non documentati dai comunicati ufficiali. Proprio in questi punti le tesi di Armando Donato si distanziano in modo significativo da quelle esposte nella già citata “scheda tecnica”, offrendo un quadro molto più complesso e completo.
Sarebbe impossibile in una recensione elencare e descrivere con precisione i risultati della ricerca di Armando Donato, non si può dunque far altro che rimandare alla lettura del saggio tenendo presente la scientificità con cui è stato realizzato. La notizia, certamente non irrilevante, è quella di un interesse crescente verso la nostra città e la relativa domanda di cultura e notizie storiche da parte di realtà scientifiche lontane.  Interesse purtroppo non accompagnato da un adeguato supporto da parte delle istituzioni locali che spesso si approcciano con superficialità a tematiche culturali.
Per le artiglierie in questione ad esempio l’autore segnala un restauro superficiale e l’errata ricostruzione degli affusti. Auspica inoltre una maggiore e reale valorizzazione e fruizione sia di queste come delle altre artiglierie presenti in città, spesso in stato di abbandono all’aperto, esposte all’azione erosiva degli agenti atmosferici, piuttosto che in un adeguato museo tematico.
In conclusione si consiglia la lettura del saggio sia ai cultori di storia militare sia a coloro che volessero avvicinarsi alla  storia per comprenderne la complessità, e notare come anche da reperti solo apparentemente marginali possa esser prodotta cultura in modo serio, chiaro ed efficace.

Antonino Teramo

“Sciglio e i Santi Cosma e Damiano – Storia, fede, tradizione” un libro di Giuseppe Campagna

Il 21 settembre scorso, a Sciglio di Roccalumera nei locali della Parrocchia è stato presentato il libro  “Sciglio e i Santi Cosma e Damiano – Storia, fede, tradizione” di Giuseppe Campagna. Si tratta di un libro degno di essere segnalato ai lettori di questo sito per diversi motivi.
Prima di tutto si tratta di uno studio condotto con passione da un giovane storico con già alle spalle una solida formazione e con davanti a sé ampi margini di miglioramento. La passione e l’interesse verso i luoghi natii rendono ancora più interessante l’argomento, trattato anche con metodo e precisione che danno al libretto la dignità di un lavoro scientifico. A questo va aggiunto il fatto che il libro è stato stampato a spese dell’autore, senza quindi alcuna certezza di guadagno a dimostrazione che né le istituzioni né le case editrici investono abbastanza sui giovani ricercatori preferendo spesso la ristampa di vecchie opere di storia locale che si basano su studi di eruditi antichi, studi molto spesso smentiti dai documenti d’archivio.
Come specificato dal prof. Francesco Paolo Tocco dell’Università di Messina, nella sua prefazione al libro, “si tratta di un lavoro di microstoria, non di semplice storia locale, perché l’autore ha accuratamente evitato di riportare alla rinfusa voci incontrollabili e enfatizzazioni provincialistiche, limitandosi a ricostruire solo ciò che gli era consentito dalla documentazione superstite […]. Ma è un lavoro microstorico soprattutto per la capacità dimostrata dall’autore nella contestualizzazione su più ampi sfondi storici della piccola vicenda di un piccolo centro […].” (pag. 7). E’ appunto il metodo con cui è stato scritto il piccolo testo di appena 143 pagine a renderlo affidabile. Degna di rilievo è l’ampia utilizzazione di documenti d’archivio che l’autore trascrive con abilità, riportando la traduzione dal latino in nota, dando quindi anche un taglio divulgativo al suo lavoro che può essere fruito da ogni tipo di lettore. I numerosi documenti consultati vengono così a costruire un quadro storico ben preciso in cui vengono svelati dettagli, anche minimi, che permettono tassello dopo tassello di ricostruire un mosaico di fatti, di fede e di storia. Il primo capitolo è appunto dedicato alla storia di Sciglio, piccola frazione di Roccalumera. E’ trascritta la prima attestazione nei documenti, del 1530, che riporta l’esistenza dell’abitato e ne viene ripercorsa la storia anche in riferimento alle colture e all’economia dei luoghi, a eventi di rilievo come la peste del 1743 senza tralasciare i dati demografici. Il secondo capitolo è dedicato alla chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano. L’autore la descrive minuziosamente elencandone le opere d’arte e ne ripercorre la storia dalle origini con la dipendenza dall’Arcipretura di Roccalumera fino all’istituzione della parrocchia autonoma. Il terzo capitolo è invece dedicato alla devozione verso i santi Cosma e Damiano. Si tratta di un argomento di notevole complessità a causa delle numerose versioni agiografiche sui due Santi Medici, tradizioni presenti sia in oriente che in occidente. L’autore mette insieme con abilità tutti gli studi condotti finora sui due Santi coniugando semplicità di esposizione alla completezza del suo lavoro. Infine vengono analizzate le tradizioni religiose di Sciglio: la processione per la festa dei Santi Cosma e Damiano, che richiama fedeli da tutta l’area ionica della provincia messinese, e la festa della Madonna dei Miracoli.
Chiudono il libro tre interessanti appendici: una sul vecchio borgo di San Vito, un’altra sui personaggi  degni di nota che sono nati a Sciglio e infine un’appendice documentaria in cui sono trascritti alcuni dei documenti più significativi della storia del piccolo abitato.
Un’ampia documentazione fotografica che abbraccia tutto il XX secolo e arriva fino ai giorni nostri completa il testo regalando al lettore la visione di momenti di vita quotidiana e devozione. Il testo senza timore di esser smentiti merita quindi di essere segnalato sia agli studiosi che ai semplici appassionati. L’augurio è che si giunga a una seconda edizione, magari pubblicata da una casa editrice o da un ente pubblico affinché questo lavoro, a cui l’autore ha dedicato tempo e fatiche, trovi una giusta diffusione e sia utile per conservare brandelli di memoria che si credevano persi per sempre.
L’augurio personale che chi scrive rivolge all’autore è di proseguire la propria formazione di storico sulla scia di quella storiografia cattolica (e non per questo meno valida di quella storicista o marxista)  che da Marta Sordi a Marco Tangheroni, e passando dai “nostri” (perché siciliani), Cataldo Naro e Salvatore Cucinotta, tanto per fare dei nomi, ha prodotto contributi di altissimo livello alla storiografia italiana.

Per avere il libro contattare l’autore all’indirizzo email: peppecampagna@hotmail.it

Antonino Teramo.