Antichi Mestieri

Le filande seriche di Gazzi e lo sciopero del 1904

Una realtà industriale straordinaria fu quella città di  Messina nel passato, descrivendoci iniziative ed operosità, oggi ritenute fantascienza.
Tutto il suo territorio da nord a sud, fu pervaso da iniziative, da imprese, capaci di ingrossare con prodotti  di alta qualità, il mercato delle manifatture. Fin dopo i primi anni del XIX secolo, Messina si era data all’industria, sviluppando un tessuto imprenditoriale come non ce n’era similmente in Italia. Sia sotto il Regno di Borbone, sia nei primi decenni del nuovo Regno d’Italia, insistevano presso la Città dello Stretto, notevoli stabilimenti industriali per lo più, collocati presso le rive della sua costa. Anche le sedi ampie presso le fiumane principali, furono capaci di accogliere fabbriche di ogni genere che, modificarono il suo territorio adesso a forte incremento industriale. A Gazzi quartiere a meridione di Messina, fino al 1907, era in funzione una grossa filanda che dava lavoro a 650 operaie, mal pagate, che producevano notevoli quantità di libre di seta. Già a partire dal 1898, lo stabilimento di Gazzi, era in continuo  stato di agitazione, dovuto alle rivolte che le lavoratrici improntavano, richiedendo un orario inferiore e una paga decente. Nel 1904 però, la rivolta fu mortale: un clamoroso sciopero, come non se n’era mai visto a Messina, bloccò letteralmente il territorio a sud della città, che sapeva più di ribellione politica che rivendicazione sociale. La gente chiedeva condizioni di vita migliore e un salario soddisfacente, mentre la protesta si estese a tutti gli stabilimenti di Messina.

Alessandro Fumia

Fabbrica di spirito di tartaro a Messina

Sempre in ambito chimico con l’obiettivo di incrementare la capacità di offerta di produzioni industriali, chi produceva lo spirito di Tartaro non puntava poi ad arricchirsi subitaneamente. Alcuni comparti produttivi di Messina, avevano lo scopo, di essere una sorta di discaunt per tutte le altre aziende del suo territorio. Questo famoso preparato inteso spirito, altro non era che una soluzione di acido tartarico: il suo uso era in ambito al commercio legato, alla farmaceutica. Fra il 1834 e il 1850 esistevano a Messina, ben tre stabilimenti industriali che producevano spirito di tartaro, meglio conosciuto come cremor di tartaro ed anche, come fezza di botte.
Anche per la sua produzione e commercializzazione, si notano la presenza di decine di operai che, infoltivano le fila degli occupati.

Alessandro Fumia

Giambattista Sciacca da Patti – produttore di vino

Sono state produzioni famose, quelle di Giambattista Sciacca con le varietà di vini rossi e bianchi.
Fu antesignano dei vini prosecchi verso il quale, pare si sia indirizzato già agli inizi della seconda metà del secolo XIX. Ma della sua tecnica non si conosco praticamente nulla, a parte di una poderosa cantina con botti molto capienti.
Il mercato del vinello bianco con caratteristiche asprigne, fu un viatico  di buona durata, se si continua a segnalarne la produzione, ben oltre l’unità d’Italia.

Alessandro Fumia

Una fabbrica di ghiaccio a Messina

In una città dove l’industria prendeva sempre più piede, le comodità erano un traguardo non più relegato alle famiglie nobili o benestanti, ma diventava un traguardo che potevano raggiungere gli operai.
Da che, intorno al 1850 e fino al 1857 si segnalava a Messina, la fabbrica di ghiaccio dei Fratelli De Pasquale.
Questa fabbrica possedeva 10 cave di raccolta e numerosi carri, per lo smercio e l’approvvigionamento.
Ne consegue che, la manodopera fosse alquanto necessaria, surrogando il lavoro con 40 operai.

Alessandro Fumia

Lo stabilimento tessile di Gaetano Ainis da Messina

Un imprenditore come tanti in quella città di Messina nel XIX secolo che puntava a migliorarsi sempre. Ebbe iniziato presso il Ringo, una località a qualche chilometro di distanza, nella  riva settentrionale della città di Messina allocandovi una filanda,  e una fabbrica per la stampa dei tessuti di cotone; questa fabbrica, fu ulteriormente ingrandita e nel 1855, realizzò un grandissimo stabilimento industriale.
Nel 1858 vi aggiunse la tessitura meccanizzata, utilizzando tre macchinari a forza cavalli vapore, con 5 caldaie della potenza complessiva di 75 cavalli: le quali alimentavano pure, 102 telai e tutte le altre decine di macchine, necessarie per la completa lavorazione dei filati tessili, consumando 1200 tonnellate di carbone all’anno.
Si lavoravano in questo stabilimento annualmente, 500 balle di cotone filato, del peso di quintali 3200. Oltre diverse droghe necessarie per la coloritura e la stamperia dei filati per un peso di due quintali e mezzo; producendo 25 pezze di tessuto grezzo, lunghe cadauna 24 metri. Per lo più il tessuto filato stampato con queste tecniche lavorative, ammontava annualmente a 60000 pezze in tessuti diversi.
Vi prestavano opera: 1600 tessitrici, 50 scolare, 200 operai, 3 direttori, 6 fuochisti, 2 macchinisti, 4 incisori,  3 custodi pagandoli per salario, da un tarì a una onza. Cioè da lire 0,42 a lire 12,75 giornaliere.
Grazie ad altre carte, in rapporto a questo stabilimento, oggi diremmo il suo indotto, prendevono opera altri 400 operai.
Tale stabilimento, in modo diretto e in modo indiretto, forniva lavoro a 2270 operai messinesi.

Alessandro Fumia

Fabbriche tessili dei fratelli Ottavini di Messina

L’industria  messinese nelle tessiture non solo era riuscita ad imporsi su tutta la Sicilia, ma si stava trasformando in una vera e propria holding. Il sigillo di qualità ed operosità dato dal governo regio agli industriali di Messina, la loro forza lavoro e i rispettivi Istituti di Credito, erano riusciti negli anni trenta del XIX secolo, a creare una realtà industriale impressionante.
Essi non solo erano in grado di lavorare notevoli quantità di merce grezza, ma erano allo stesso tempo riusciti, a costruirsi le macchine e gli impianti atti allo scopo.
Un esempio lampante di questa sinergia industriale, lo abbiamo attraverso gli impianti, che i fratelli Ottavini di Messina, nel 1851 crearono a Cosenza e nel rispettivo distretto demaniale. Formando la manodopera e realizzando prodotti di alta qualità tessile.
Impiantarono opifici, filande, fabbriche per la costruzione di macchine utensili per lavorare: la seta, il lino, il mussolinone e l’organza, creando un complesso quasi auto sufficiente, che dava lavoro a 1500 operai.

Alessandro Fumia

Stabilimento di Francesco Manganaro a Messina

Una memoria gloriosa vissuta a Messina, quella che ricorda lo stabilimento per la produzione di macchine a vapore di Francesco Manganaro; colui che fonderà l’Istituto scolastico Archimede.
Quella realtà industriale, operativa al tempo del governo dei Borboni delle due Sicilie, avrà un seguito anche, durante l’unità d’Italia.
Nell’arco  della sua costituzione venne più volte premiata. Dalle sue officine provenivano i mastri meccanici che ebbero a realizzare alcune invenzioni, rivoluzionarie per i tempi.

Alessandro Fumia