Mese: aprile 2013

Le schegge degli ordigni bellici. Testimonianza attuale sulle facciate dei palazzi messinesi

270018_194454073937321_4425324_nIl 10 giugno 1940 il Capo del Governo Benito Mussolini dal balcone di palazzo Venezia ed alla presenza di cittadini, militari ed appartenenti al partito, comunicava l’ingresso in guerra dell’Italia tramite dichiarazione inviata ai Governi di Francia ed Inghilterra. Sarà l’inizio della fine per il Duce ed il suo regime, non prima di aver condotto alla catastrofe un’intera Nazione. La RAF non resterà a guardare , iniziando blandi e timidi tentativi di incursione e ricognizione su Messina già dal luglio 1940, aumentando progressivamente gli attacchi in massima parte notturni, a partire dal 9-10 gennaio 1941 sino al 26 gennaio 1943, allorquando ad affiancare le operazioni di bombardamento subentrò l’USAAF. A causa della sconfitta delle truppe dell’Asse in A.S., gli alleati faranno decollare i loro aerei dalle vicine basi della Tunisia e successivamente anche dalle basi siciliane. Saranno questi primi otto mesi del 1943 i più duri e terrificanti per la città ed i suoi abitanti, i quali saranno costretti a bivaccare nei pressi dei ricoveri AA ed i più fortunati sfolleranno nei villaggi e paesi limitrofi. Solamente la mattina del 17 agosto del 1943 tutto questo finirà e con esso l’incubo dei messinesi, a porre fine a tanta sofferenza saranno i fanti della 3^ Divisione americana i quali faranno ingresso in una città distrutta ed abbandonata .
Ancora oggi ed a distanza di 70 anni dalla fine di quei tragici fatti, sono indelebilmente presenti su case, cancelli, inferriate e serrande i segni tangibili lasciati dalle schegge delle bombe “liberatrici”. Buchi di varie dimensioni, dai pochi centimetri ai più larghi fino a r261848_194454223937306_6734429_naggiungere in taluni casi i 20/30 centimetri, profondi a tal punto da piegare i ferri portanti dei pilastri che come sappiamo raggiungono anche i 20 millimetri di spessore. Attratto da tutto questo, ho pensato bene di fotografare e documentare tutto quanto è ancora oggi è visibile. Ben consapevole di svolgere una attività assolutamente inedita dal dopoguerra sino ad oggi, essendo il primo che con passione e studio si è dedicato a tale tema, ho ritenuto opportuno proseguire nella ricerca, nella speranza che i soliti furbi non facciano propri i meriti altrui come di solito accade in questa città.

Sergio Cavacece

Giovanni Celeste

celesteSe a Messina dici “Giovanni Celeste” la gente ti risponde “campo di calcio”. E’ vero, a Messina uno dei due stadi dove si gioca a calcio è intitolato a Giovanni Celeste.
Nato a Messina il 22 gennaio 1905, da giovane si dedica allo sport giocando nella locale società di calcio della U.S. Peloro, nel 1930 si laurea in Discipline Nautiche presso il Regio Istituto Superiore di Napoli e
successivamente decide di intraprendere la carriera Militare entrando nella Regia Scuola C.R.E.M. (Corpi Reali Equipaggi Marittimi). Partecipa alla operazioni militari in Spagna e nel 1937 si sposa. La sua carriera militare continua e come Ufficiale si imbarcherà su numerose unità di superficie e subacque, fino a quando nel 1942 subentra al comando del R. SMG Toti in sostituzione del C.F. Primo Longobardo, svolgendo numerose missioni di rifornimento tra la madre Patria e l’A.S.
stadioAgli inizi del 1943 gli viene affidato il suo primo effettivo comando e a bordo del SMG FR 111 di preda bellica Francese viene destinato alla base di Augusta.
Al rientro dall’isola di Lampedusa intorno alle ore 15,00 del 28 febbraio 1943, l’unità viene sottoposta a mitragliamento e bombardamento da parte di aerei nemici e nel giro di poco tempo il SMG FR 111 con il suo Comandante e l’intero equipaggio affonda al largo del Capo Murro di Porco (Sr).
Il Comandante T.V. Giovanni Celeste fù decorato con MAVM, MBVM, Croce di Guerra, Medaglia commemorativa intervento in Spagna, Cavaliere della Corona d’Italia.
Nel 1948 su delibera del consiglio comunale di Messina, lo stadio di “Gazzi” inaugurato nel 1932 viene intitolato a Giovanni Celeste.

Sergio Cavacece

La Fiera di Messina

qmessinaUno degli angoli più caratteristici ed amati dai Messinesi, è indubbiamente la “passeggiata a mare”. Denominata lo chalet prima del terremoto del 1908 che distrusse quasi totalmente la città messinese e quella reggina, venne arricchita dalla costruzione della fiera campionaria internazionale iniziata nel 1938.
In pieno regime Fascista lo stile degli enormi padiglioni non potevano non essere accostati al razionalismo Italiano che prese piede negli anni 20/30 e che fu sfruttato dal Regime Mussoliniano facendo anche la fortuna di molti architetti dell’epoca divenuti famosi in futuro. Ancora oggi lo stile e la lungimiranza delle sue linee architettoniche futuriste per quegli anni, quando ancora si costruiva seguendo i vecchi canoni ottocenteschi, catturano chi le contempla specie chi apprezza tale stile. Naturalmente molti edifici eretti nel periodo pre-bellico si accostano al futurismo, ma molti non sapendo che questo stile tanto vituperato e disprezzato in passato perché considerato “complice” del disgraziato Regime, viene accostato a non meglio identificate geometrie degli anni ’50. Oggi, e finalmente direi, il futurismo Italiano viene riconsiderato e studiato da molti architetti i quali, ne stanno rivalutando forme e spazi dedicando anche conferenze e trasmissioni televisive. Indubbiamente ancora a distanza di tanti anni non si è maturata all’interno della mente umana quella semplice ma per molti complicata scissione degli eventi storici, sociali e culturali dalla, visti gli odierni risultati, degenerazione della politica.

Sergio Cavacece