La storia perduta della Sicilia

Diodoro Siculo è la chiave per comprendere la storia della Sicilia antica. Della sua Biblioteca storica ci sono purtroppo giunti solo i primi cinque libri e i libri che vanno dall’undicesimo al ventesimo, per il resto solo estratti o riassunti. Nei primi cinque libri l’autore di Agirio racconta le origini mitiche delle varie civiltà del mondo, tra le quali la sua Sicilia.
Tra gli autori di cui Diodoro si servì per la storia siciliana è di somma importanza Timeo di Tauromenion. Ma Diodoro ne cita anche altri, dei quali ci accingiamo a trattare.
L’opera di Timeo è andata perduta, così come anche le opere di Lico e Ippi di Reggio (Calabria), che hanno trattato della Sicilia e che sono fortunatamente stati ripresi ampiamente da Diodoro. Se venissero ritrovati i libri perduti della Biblioteca potremmo oggi ricostruire in maniera più chiara e dettagliata la storia della Sicilia greca e romana fino al I secolo a.C.
Le epoche successive, cioè quella imperiale e quella medievale, non ebbero storici di rilievo, che trattassero della Sicilia in maniera esaustiva come in passato. Quindi solo l’archeologia potrebbe fare luce sul periodo successivo alla vita del siciliano Diodoro. Probabilmente non avremo mai la possibilità di scoprire se storie locali come quella del Gran Mircì sia veritiera o falsa. (La tradizione messinese secondo la quale Messina con ventitré galere salvò l’imperatore Arcadio sotto assedio a Tessalonica nel 407 d.C.).

L’intento di Diodoro era quello di raccogliere la storia di tutti i popoli per farne una storia universale di tutto il mondo allora conosciuto: dall’Europa all’Africa del Nord, dalla Mesopotamia all’India.
Gli autori antichi che scrissero una storia di Sicilia furono: Timeo di Taormina, Alcimo di Messina, Lico di Reggio, Ippi o Ippide di Reggio, Filisto di Siracusa, Antioco di Siracusa, Atanide di Siracusa, Andrea di Palermo, Ninfodoro di Siracusa (che scrisse una sorta di periegesi della Sicilia dal titolo Le meraviglie di Sicilia). E’ probabile che ognuno di questi autori si sia soffermato a riportare la storia della propria città. Così forse Andrea avrà riportato vicende palermitane, Alcimo     quelle riguardanti Messina e gli storici siracusani come Filisto, Antioco e Atanide avranno sicuramente messo al centro delle loro storie la città di Siracusa.
Ma i Greci di Sicilia non si dedicarono solo alla storia. Abbiamo infatti memoria di tragediografi, commediografi e poeti nelle cui opere, andate perdute, probabilmente erano presenti numerosi riferimenti alla Sicilia. Ne sono un esempio le opere poetiche del siracusano Teocrito.
E’ possibile che in Sicilia ci fossero delle biblioteche? Dal III secolo a.C. si cominciarono ad allestire ingenti raccolte librarie in tutto il mondo ellenistico: dalle più grandi, come a Pergamo e ad Alessandria, alle più piccole nel mondo romano. Se poi pensiamo che ogni buon romano colto aveva una piccola biblioteca in casa (per quanto non sempre ricca come quella di un Cicerone), allora la risposta è sì. Chissà se un giorno sarà possibile ritrovare qualche biblioteca in Sicilia avente proprio come opere le storie di Sicilia degli autori appena citati. Fantasia? E’ ugualmente bello sperarlo.
Con la fine della res publica l’avvento del potere imperiale, iniziò un’epoca romano-centrica in cui si preferì non scrivere più storie a carattere regionale, ma concentrarsi sulle vicende dell’intero impero di Roma. Gli autori di questo periodo sono esaltati dalle vittorie imperialistiche di Roma e fanno a gara nello scrivere quanto più possibile sulla città eterna.
Inoltre, con la diffusione del Cristianesimo,  molti autori si dedicano ad opere di natura precipuamente religiosa.

Analizziamo adesso, uno per uno, quanto sappiamo della vita e delle opere degli storici siciliani.
Ippi o Ippide di Reggio visse tra il V e il IV secolo a.C. e scrisse una storia di Sicilia in cinque libri. Molto dettagliata se pensiamo che è citato da Ateneo, che descrive il vino siciliano riportando quanto scritto proprio da Ippi.
Antioco di Siracusa scrisse una storia di Sicilia che arrivava fino al 424 a.C. ed è stato ripreso da Tucidide.
Filisto di Siracusa nacque nel 430 a.C. e la sua storia di Sicilia, composta di quindici libri, è collocabile tra la fine del V a.C. e l’inizio del IV a.C. E’ ripreso da Timeo che ne narra anche la morte.
Timeo di Tauromenio scrisse tra il IV  ed il III secolo a.C. ed esattamente visse dal 350 a.C. al 260 a.C.
La sua opera arrivava quanto meno fino alla morte di Agatocle nel 289 a.C.
Timeo fu fonte significativa per Polibio, Diodoro Siculo, Callimaco, Tito Livio, Ovidio, Apollonio Rodio, Posidonio ed Ateneo.
Egli tratta della Sicilia nei libri dal VI al XXXVIII. In tutto le sue storie erano composte da trentotto libri.
Perciò trattava della storia della Sicilia praticamente per la quasi totalità della sua opera; per questo motivo le sue storie sono considerate una Storia di Sicilia.
Lico di Reggio, ritenuto messinese dallo storico e annalista messinese Caio Domenico Gallo, visse e quindi scrisse la sua opera sulla Sicilia tra il IV ed il III secolo a.C.
Per precisione e completezza aggiungerò che scrisse una Storia della Libia. Di certo è strano che autori reggini come Ippi e Lico trattassero la storia non della propria patria (l’odierna Calabria) ma della Sicilia. Questo dimostra l’importanza e la bellezza della nostra antica ed amata Sicilia.
Il messinese Alcimo scrisse tre opere. La Sicilia, l’Italica e la Ad Aminta di soggetto filosofico. Visse tra il V ed il IV secolo a.C.
Sicuramente Alcimo nacque dopo la conquista di Zancle da parte di Anassila nel 490 a.C. circa, perché è ricordato come Alcimo il messinese e Zancle cominciò a chiamarsi Messene solo dopo la conquista di Anassila.
Citerò anche il messinese Evemero perché fu storico, ma da quanto sappiamo scrisse una storia delle religioni dove affermava che le antiche divinità altri non erano che sovrani ed eroi realmente esistiti e divinizzati dopo la loro morte. Fu il primo a postulare questa teoria. Però in quest’ambito poco c’interessa perché non scrisse sulla Sicilia.
Quindi, facendo il punto della situazione, tra gli storici siciliani presi in esame quello più recente è Timeo: fonte privilegiata di Diodoro Siculo per la sua Biblioteca Storica.
Però c’è un altro autore, contemporaneo di Timeo, che forse fu preso in esame da Diodoro: Andrea di Palermo, vissuto nel III secolo a.C., che scrisse una storia di Sicilia in trentatré libri.
E Atanide o Atane è uno storico siciliano che scrisse una storia di Sicilia, secondo quanto riportato da Diodoro, ma di cui non sappiamo la datazione. Essendo però appunto citato da Diodoro la sua opera è sicuramente antecedente il I secolo a.C. ossia quando Diodoro visse e scrisse.
Le opere storiografiche riguardanti la Sicilia che videro la luce tra il V ed il III a.C. furono dunque molte e  ciò potrebbe farci pensare che ci fossero quasi delle “competizioni” tra i vari siciliani nello scrivere storie sulla propria terra d’origine.
In ogni caso la storia siciliana più importante fu quella di Timeo, e per tre motivi: primo per via della sua datazione (una delle storie siciliane più recenti), secondo perché è l’autore più citato e ripreso dagli storici successivi, terzo perché era forse la più voluminosa e ricca di contenuto (ben trentotto libri in confronto alla Storia di Sicilia di Ippide di soli cinque libri, o a quella di Filisto che ne comprendeva quindici, o a quella del palermitano Andrea, di trentatré).
Non conosciamo la datazione dell’opera Le meraviglie di Sicilia di Ninfodoro di Siracusa, ma sappiamo che quest’autore visse sul finire del III secolo a.C.
Deduciamo dal titolo di una sua opera, Periplo dell’Asia, che dovette essere un instancabile viaggiatore e un indagatore che amava trascrivere quanto di più bello i suoi occhi avessero occasione di ammirare.
Potremmo fantasticare per un momento e pensare a quali meraviglie siciliane abbia potuto includere Ninfodoro nella sua opera Le meraviglie di Sicilia. Magari il santuario di Erice ove era praticata la prostituzione sacra. Magari altri maestosi templi di cui non ci è giunta testimonianza. E poi arene, teatri, circhi, terme, biblioteche, e chissà quali altri monumenti che il tempo ha consumato. Ma avrà sicuramente descritto gli splendidi paesaggi siciliani, dalla rocca ericina a quella taorminese, dalla piana palermitana a quella etnea, dal canale di Sicilia allo stretto di Messina. Ah! Se quest’opera fosse sopravvissuta al tempo quali e quante meraviglie noi oggi potremmo stupirci di rivivere della nostra antica ed amata Sicilia!
In tutto sono riuscito a scovare dieci autori dell’antichità che scrissero sulla storia della nostra Sicilia; ma delle loro opere non ci è giunto assolutamente nulla. Perché?
La risposta non è difficile da trovare. Le opere a carattere regionale, con l’avvento dell’impero romano, scompaiono, perché in un mondo romano-centrico gli scrittori si soffermeranno sulla storia di Roma o su descrizioni di vita quotidiana come Ateneo.
Nel tempo poi, quando si decise cosa andava salvato delle opere antiche, si preferì salvare opere a carattere universale come la biblioteca storica di Diodoro che racchiudeva tante opere del passato tutte concentrate in una sola opera.
Peccato però che la stessa Biblioteca storica non ci sia giunta per intero. Avremmo infatti potuto avere più notizie storiche sulla nostra terra.
Tutto questo materiale storico a carattere regionale e la produzione poetica siciliana fa supporre che in Sicilia vi fossero luoghi che accoglievano queste opere, le quali erano interessanti innanzitutto per il popolo siciliano. Possibile dunque che in Sicilia ci fossero delle piccole biblioteche? Se sì, allora dove?
Alcune fonti riferiscono che il filosofo messinese Dicearco, vissuto nel IV secolo a.C., aprì a Messina, sua città natale, un ginnasio dove insegnava (probabilmente egli possedeva alcune opere, come la storia di Sicilia del suo concittadino Alcimo). Messina fu però successivamente saccheggiata varie volte e solo il cielo può sapere che fine fecero le opere messinesi.
Considerando però che la città più importante della Sicilia era Siracusa e che la maggior parte degli autori siciliani (storiografi, commediografi, tragediografi e poeti) erano siracusani, è molto probabile che almeno una biblioteca pubblica esistesse in territorio siracusano. A supporto di questa tesi ricordo anche che nel territorio siracusano, unico in tutta la Sicilia insieme alla zona presso Fiumefreddo, veniva coltivata la pianta del papiro, dalla cui lavorazione (che avveniva sempre a Siracusa) venivano fabbricati i rotoli di papiro su cui scrivere. Segno di un’attività scrittoria non indifferente.
Inoltre tiranni come Gerone I (tiranno dal 478 a.C.) erano dei mecenati alla cui corte erano presenti scrittori di primo piano come Eschilo, Pindaro, Simonide, Epicarmo e Bacchilide.
Anche Agatocle (316 a.C. – 289 a.C.) e Gerone II (270-216 a.C.) furono dei mecenati. Archimede infatti godè della protezione di Gerone II.
La presenza di letterati importanti nelle corti siracusane e il forte mecenatismo di alcuni tiranni dimostrano che Siracusa, oltre a essere una grande potenza militare, era anche un grande centro culturale. Per tutti questi motivi a Siracusa ci dovette essere almeno una biblioteca privata.
Se così fosse, le opere siciliane conservate a Siracusa che fine fecero? Non è difficile immaginarlo.
La potenza siracusana venne stroncata da un lungo assedio da parte delle truppe romane nel 212 a.C. ed era costume dei Romani appropriarsi delle collezioni papiracee dei territori conquistati per poi portarle a Roma. E se anche queste opere fossero sopravvissute al saccheggio romano, sicuramente governatori scellerati come Verre le avranno nel tempo requisite per sé.
E Diodoro, che visse nel I a.C., dove consultò la storia siciliana di Timeo? A questa domanda non si può ancora rispondere con certezza; ma è difficile ipotizzare che lesse Timeo in Sicilia, considerando che Diodoro viaggiò molto e che Timeo scrisse la sua opera ad Atene. Sicuramente una copia la potè consultare nella biblioteca di Alessandria – che ancora non era stata distrutta (ancora per poco!) –  o appunto nella stessa Atene.
La maggior parte degli storici siciliani sono citati da Ateneo, che visse nel II secolo d.C., in piena età imperiale. Questo ci porta alla conclusione che le opere siciliane erano ancora in circolazione fino a quel periodo. Ad esempio, Ateneo è il solo autore dell’antichità che cita lo storico Andrea di Palermo e Ninfodoro di Siracusa.
Infine mi preme ricordare che da pochi giorni sono stati ripresi gli scavi a Selinunte, concessi dalla soprintendenza trapanese. Selinunte è stata scavata solo per il suo 40% di territorio. Il restante 60% è tutto da scoprire. Questi scavi sono sovvenzionati per durare due anni: incrociamo le dita e speriamo che venga alla luce qualche reperto per noi interessante.
Selinunte prima di essere distrutta contava 100 000 abitanti ed era la terza potenza siciliana dopo Agrigento e Siracusa. Possibile che Selinunte non contenesse opere papiracee importanti?
Per ora gli scavi si stanno concentrando su strutture funerarie: questo genere di costruzioni conservano quasi sempre corredi funerari di ogni tipo, da vasi ad oggetti di vita quotidiana dei defunti. Speriamo che con qualche cittadino selinuntino importante siano stati seppelliti dei papiri.
La direzione spetterà alla Dott.ssa Rossella Giglio, Responsabile dell’Unità Operativa Beni Archeologici della Soprintendenza trapanese, mentre le operazioni sul campo, condotte dall’archeologo Ferdinando Lentini, avranno come scopo di riportare alla luce le strutture e corredi funerari sopravvissuti ai saccheggi dei tombaroli in un passato ormai lontano.

Di passaggio, ricordo anche che la Villa dei Papiri di Ercolano non è ancora stata scavata interamente e molti archeologi ritengono che nasconda una biblioteca che potrebbe contenere opere attualmente  perdute.
Ma torniamo a Diodoro.
Come già scritto in precedenza, della Biblioteca storica ci sono giunti i libri I-V e XI-XX. Andiamo adesso ad analizzare di cosa trattavano.
Nei primi cinque libri vengono narrate le origini mitologiche dei vari popoli allora conosciuti, inclusi nel V libro i siciliani. Il V libro infatti riguarda le isole occidentali.
Nei libri XI-XV viene trattata in parallelo la storia greca e quella siciliana, con brevi flash su Roma; il libro XVI è dedicato a Filippo II e il XVII ad Alessandro. La storia ellenistica occupa i libri XVIII-XXII.
Questo è ciò che abbiamo eccetto il XXI ed il XXII libro.
Ora andiamo a vedere ciò che ci manca.
Il VI libro concludeva i racconti mitologici con una consequenziale razionalizzazione di essi.
Dal VII al X libro veniva raccontata la storia dalle vicende della guerra di Troia fino al 480 a.C., ossia l’intera parte della colonizzazione della Sicilia e delle sue successive vicissitudini fino appunto al 480 a.C.
XXIII-XXVII guerre puniche. XXVIII-XXXVIII imperialismo romano dal 168 all’88 a.C.
Gli ultimi due libri proseguivano con la storia di Roma fino alla guerra gallica di Cesare del 60 a.C., con cui l’opera si concludeva.
Perciò se Diodoro avesse anche fatto menzione della Sicilia o excursus che la riguardavano, nel periodo compreso tra la guerra di Troia e il 480 a.C. o tra la prima guerra punica (264 a.C.) e il 60 a.C, nulla ci è giunto.
Ma perchè della Biblioteca Storica ci sono giunti solo alcuni libri? Sembrerà strano scoprire che l’intera opera di Diodoro esisteva almeno fino al X secolo d.C.
Diodoro fu letto e ripreso dal biografo Fozio di Costantinopoli (820-893). Molti estratti della Biblioteca furono infatti riportati nella raccolta di Fozio, anch’essa chiamata Biblioteca.
E fu anche ripreso dall’imperatore bizantino Costantino VII  Porfirogenito (905-959).
Quindi fino al X seccolo d.C. La Biblioteca storica esisteva nella sua interezza, quanto meno nella ricca biblioteca di Costantinopoli. Come mai non giunse per intero agli umanisti di fine ‘300- inizio ‘400? Probabilmente perchè Costantinopoli fu incendiata dai crociati nel 1203 e saccheggiata nel 1204.
Adesso citerò per dovere di cronaca i pochi autori siciliani di epoca romano-bizantina che però, come già anticipato, non hanno scritto quasi nulla sulla propria terra d’origine.
Il primo è Cecilio di Calatte, vissuto nel I a.C., che scrisse un opera storica sulle rivolte servili della Sicilia.
Si ricordano quindi il poeta Calpurnio Siculo ed altri scrittori come Panteno di Lilibeo, Giulio Firmico Materno, Flavio Vopisco e il messinese Claudio Mamertino (320-402).
La maggior parte di questi autori si dedicarono alla poesia. Dunque se consideriamo che Diodoro Siculo scrisse non una storia di Sicilia ma una storia universale, durante il dominio romano-bizantino non ci fu nessun autore che scrisse una storia di Sicilia.
Questo periodo storico è dunque destinato a restare pressoché oscuro?

Antonino Romeo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...