La Varas de Nostra Senora

Da lungo tempo si è portati a credere, di dare una origine certa al Carro trionfale che i messinesi portano per le strade di Messina ogni 15 di agosto. Ma siamo certi di queste testimonianze? Recentemente in uno dei miei studi, sulle festività messinesi verso la Vergine Santissima, mi ha condotto verso le tracce di una memoria apparentemente conosciuta. La tradizione ricorda, l’origine della celebrazione della Vara con riferimento alla visita di Carlo V in città. A parte una serie di spigolature più o meno veritiere, rimane il mistero sulla origine della invenzione della Vara. Non solo. Da tempo immemorabile si discute, se la festa debba essere indetta sotto le insegne della Vara o della Bara perché, ancora si ha il dubbio della sovrapposizione terminologica, assegnando a ogni sostantivo un significato probabile, dipendere dall’antica memoria. Quanto di più ingiusto e sbagliato. In realtà il valore del vocabolo di Vara, nasconde altri significati figli dei tempi. Quello che suona assolutamente sconosciuto ai messinesi, è di celebrare Maria sotto il nome della Vara. Perché la Vara non è altro che la Madonna, evocata nel trionfo del martirio (passaggio terreno di un corpo mortale alla gloria celeste) durante il momento della sua assunzione al cielo. Esatto, avete inteso bene. La Vara è Maria stessa. Questa notizia famosa e ristretta nel contesto cui fu dato conoscere all’origine della festa, non si discostò nel dal luogo in cui fu resa, ne venne recuperata nelle tradizioni messinesi e conseguentemente ricordata, sotto le insegne della “Senora Maria y Varas.”
San Francesco de Sales per esempio, ricordava che cosa rappresentasse Maria nel giorno della sua assunzione: l’augustissimo Sagramento, y las Varas del Palio ovvero: la rappresentazione in giorno festivo del Santissimo Sacramento, viene visto nella Vara e nel Palio. Cioè, nel fercolo portato dentro un carro coperto. Questa macchina fu una trovata aragonese, già celebrata fin dai primi del quattrocento in Aragona e poi recuperata in vario modo, nei regni sussidiari della corona. Questo apparato era formato come un grande catafalco che esponeva i simboli della “Passio Crhisti e della Dormitio Virginis.” A Messina una prima macchina fu creata da un palchetto sovrapposto a una sagoma di casa quadrata, segnato ai quattro angoli della stessa da quattro pilastri arcuati, impostati su un tronetto, inserito in un carro semovente, probabilmente a partire dal 1498; che ovviamente non esponeva ordigni superiori, segno che furono aggiunti dopo il 1535. Due autori ci descrissero che cosa era la Vara ancora verso la fine del XV secolo. Simeone Metafrastes e Niceforo Callixto ricordavano la festa, sotto le insegne di un Angelo che visitò Maria nella sua casa di Efeso, quattro giorni prima della sua assunzione al cielo. Egli portò alla Santa Madre un ramo di Palma, simbolo del martirio, illuminatosi di luce sfavillante splendente come di smeraldo. Questo simbolo dava il segnale che l’assunzione di Maria madre del Signore era avvenuta. Ella ormai dimorava nell’empireo celeste. Quella Palma che per giorni e giorni risplendeva a una cert’ora, fu intesa la Vara, quella di Nostra Signora, la Regina del cielo.

Alessandro Fumia

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