Mese: ottobre 2012

Regia nave Roma: ma quanto furono gli ordini e dettati da chi?

Come ogni sera dopo cena si guarda un po’ di TV e girovagando tra i vari canali, mi sono soffermato sulla trasmissione di Bruno Vespa perché colpito dalla presenza della gigantografia della corazzata Roma usata come sfondo dello studio televisivo
Intuendo che si sarebbe parlato della triste vicenda, decido di ascoltare la trasmissione nella speranza di conoscere ulteriori dettagli riguardanti il ritrovamento del relitto, grazie all’ausilio di un robot munito di telecamera.
Da appassionato di storia della seconda guerra mondiale e particolarmente sensibile ai fatti successivi l’8 settembre, non posso non provare una particolare emozione quando l’argomento è la R.N. Roma. Il mio pensiero va immediatamente a tutti quei marinai che riposano in fondo al mare all’interno di quella superba e bellissima Regina del mare, che purtroppo non ha conosciuto il battesimo del fuoco.
Il triste destino della corazzata inizia la sera dell’8 settembre, momento in cui viene comunicato da Supermarina che il giorno successivo si devono mollare gli ormeggi.
Successivamente l’Ammiraglio Bergamini viene informato della resa, cosa che lo manda su tutte le furie perché sa che da li a poco deve consegnare la flotta a colui che fino a qualche ora prima è stato il suo nemico. Si passa poi alla lettura dell’ultima missiva scritta dal Comandante Adone del Cima indirizzata alla madre la quale ha tutta l’aria di essere l’ultima. Così purtroppo sarà.
Nel corso della navigazione la Corazzata Roma viene colpita da due bombe “intelligenti” sganciate da aerei Germanici e nel giro di poche ore la nave affonda trascinando con se l’ammiraglio Bergamini ed oltre 1.300 uomini componenti l’equipaggio.
Volutamente non mi soffermo sui fatti e sulle vicende legati all’8 settembre 1943, ma credo che siano maturi i tempi per scrivere con onestà le vicende italiane legate alla partecipazione al secondo conflitto mondiale, senza alcun timore di essere tacciati di faziosità o revisionismo cosa che succede puntualmente ogni qual volta si apre l’argomento guerra. Ciò servirà anche e finalmente a realizzare quella pacificazione invocata da tutti ma voluta da pochi.

Sergio Cavacece

La Varas de Nostra Senora

Da lungo tempo si è portati a credere, di dare una origine certa al Carro trionfale che i messinesi portano per le strade di Messina ogni 15 di agosto. Ma siamo certi di queste testimonianze? Recentemente in uno dei miei studi, sulle festività messinesi verso la Vergine Santissima, mi ha condotto verso le tracce di una memoria apparentemente conosciuta. La tradizione ricorda, l’origine della celebrazione della Vara con riferimento alla visita di Carlo V in città. A parte una serie di spigolature più o meno veritiere, rimane il mistero sulla origine della invenzione della Vara. Non solo. Da tempo immemorabile si discute, se la festa debba essere indetta sotto le insegne della Vara o della Bara perché, ancora si ha il dubbio della sovrapposizione terminologica, assegnando a ogni sostantivo un significato probabile, dipendere dall’antica memoria. Quanto di più ingiusto e sbagliato. In realtà il valore del vocabolo di Vara, nasconde altri significati figli dei tempi. Quello che suona assolutamente sconosciuto ai messinesi, è di celebrare Maria sotto il nome della Vara. Perché la Vara non è altro che la Madonna, evocata nel trionfo del martirio (passaggio terreno di un corpo mortale alla gloria celeste) durante il momento della sua assunzione al cielo. Esatto, avete inteso bene. La Vara è Maria stessa. Questa notizia famosa e ristretta nel contesto cui fu dato conoscere all’origine della festa, non si discostò nel dal luogo in cui fu resa, ne venne recuperata nelle tradizioni messinesi e conseguentemente ricordata, sotto le insegne della “Senora Maria y Varas.”
San Francesco de Sales per esempio, ricordava che cosa rappresentasse Maria nel giorno della sua assunzione: l’augustissimo Sagramento, y las Varas del Palio ovvero: la rappresentazione in giorno festivo del Santissimo Sacramento, viene visto nella Vara e nel Palio. Cioè, nel fercolo portato dentro un carro coperto. Questa macchina fu una trovata aragonese, già celebrata fin dai primi del quattrocento in Aragona e poi recuperata in vario modo, nei regni sussidiari della corona. Questo apparato era formato come un grande catafalco che esponeva i simboli della “Passio Crhisti e della Dormitio Virginis.” A Messina una prima macchina fu creata da un palchetto sovrapposto a una sagoma di casa quadrata, segnato ai quattro angoli della stessa da quattro pilastri arcuati, impostati su un tronetto, inserito in un carro semovente, probabilmente a partire dal 1498; che ovviamente non esponeva ordigni superiori, segno che furono aggiunti dopo il 1535. Due autori ci descrissero che cosa era la Vara ancora verso la fine del XV secolo. Simeone Metafrastes e Niceforo Callixto ricordavano la festa, sotto le insegne di un Angelo che visitò Maria nella sua casa di Efeso, quattro giorni prima della sua assunzione al cielo. Egli portò alla Santa Madre un ramo di Palma, simbolo del martirio, illuminatosi di luce sfavillante splendente come di smeraldo. Questo simbolo dava il segnale che l’assunzione di Maria madre del Signore era avvenuta. Ella ormai dimorava nell’empireo celeste. Quella Palma che per giorni e giorni risplendeva a una cert’ora, fu intesa la Vara, quella di Nostra Signora, la Regina del cielo.

Alessandro Fumia

Il cimitero monumentale di Messina

Il cimitero monumentale di Messina è uno dei più importanti d’Italia. Progettato dall’Ing. Leone Savoja, venne inaugurato nel 1872. All’interno di esso si trovano numerosi monumenti funerari degni di essere visitati ed osservati, il patrimonio scultoreo presente è di notevole pregio artistico. Purtroppo nel maggiore dei casi, queste opere d’arte sono trascurate in fatto di ordinaria manutenzione, sicuramente perché i discendenti dei defunti sono assenti fisicamente o non hanno nessun interesse al loro mantenimento strutturale, risultando nella maggior parte dei casi addirittura mutilati.

Da appassionato della storia della II^ GM non posso non fare una visita alla tomba del marinaio Giuseppe Mangano caduto sulla corazzata Giulio Cesare nel corso della battaglia di Punta Stilo del 9 luglio del 1940 al largo delle coste di Reggio Calabria. Si tratta di un’opera dello scultore Saro Leonardi voluta dai genitori dello sfortunato marinaio morto ad appena vent’anni. Descrivere l’opera non è facile, in quanto la giudico molto bella e toccante e pertanto consiglio una visita sul posto e perché no portare un omaggio floreale al marinaio ed ai suoi genitori.

Sergio Cavacece