Mese: settembre 2012

Il porto di Messina nella seconda Guerra Mondiale

Nel corso del secondo conflitto mondiale, il porto di Messina fu importante base logistica per la partenza di convogli navali destinati al rifornimento di mezzi, armi uomini e materiali, alle nostre truppe di stanza in Nord Africa. Secondo per importanza rispetto al munitissimo porto di Augusta, era anche sede del C.M.M.A. (Comando Militare Marittimo Autonomo) in Sicilia (MARISICILIA) e della III^ Divisione Navale. Nel 1941 si decise di costruire delle nuove unità che avrebbero dovuto sostituire le numerose navi adibite ed adattate alla scorta dei convogli diretti in Libia, e che risultarono poco versatili per le missioni alle quali erano state destinate. Fu così che si iniziò la produzione di circa sessanta Corvette con il compito di difendere i convogli dagli attacchi dei sommergibili nemici.

A Messina venne destinata la Corvetta Cicogna (C15) classe Gabbiano, impostata nel cantiere di Sestri Ponente nel 1942, varata il 12 ottobre dello stesso anno ed entrata in servizio l’11 gennaio del 1943. Il 24 luglio del 1943 venne centrata ed affondata nel porto di Messina nel corso di uno dei tanti bombardamenti sulla città Peloritana. Recuperata dopo il conflitto, venne definitivamente radiata il 18 ottobre del 1946. Attualmente sei dei suoi uomini componenti dell’equipaggio, riposano nel Sacrario Militare di Cristo Re a Messina.

Sergio Cavacece

La lapide marmorea con il discorso di Mussolini

Nel corso delle mie tante passeggiate in città alla ricerca di qualcosa di importante e storico da poter documentare con la macchina fotografica, mi sono trovato proprio davanti l’ingresso dell’ex Casa del fascio. Memore di aver letto qualche anno fa di un ritrovamento nella ex sala riunioni relativo al discorso del Duce circa la conquista dell’Africa Orientale e di conseguenza della creazione del nuovo Impero dopo quello Romano, ho pensato bene d’indagare. Sono salito al primo piano e mi sono trovato davanti a qualcosa di maestoso. Una gigantesca lapide marmorea in travertino penso, di circa una quarantina di metri quadrati dove è inciso il discorso di Mussolini dopo che le truppe Italiane erano entrate ad Addis Abeba e decretando così la conquista dell’Impero.

L’opera sicuramente è stata recuperata dopo anni di mascheramento voluto dai post-fascisti ed è visibile ai pochi che entrano nella sala adesso adibita ad archivio del Catasto.

Sicuramente trattandosi di un pezzo di storia d’Italia, meriterebbe maggior credito visto l’imponenza del manufatto senza naturalmente cadere o trascendere in facili rigurgiti nostalgici o severe condanne dai tanti oppositori del Regime.

 

Sergio Cavacece

Io sono cittadino messinese e la mia patria è il mio orgoglio

Un motto famoso, reso da uno dei tanti messinesi orgogliosi di essere figli di Messina; rammentarlo oggi più di ieri, mette in risalto la condizione di una città sempre in emergenza, sempre in difficoltà nelle contingenze della storia. Ma se un tempo era una conseguenza della politica siciliana, negli ultimi cinquanta anni, è una regola, da cui i suoi cittadini non riescono ad allontanarsi, accettando un destino niente affatto figlio dei tempi.
L’esperimento ancora valido, di recuperare la memoria degli uomini illustri di Messina, tende a ricordare ai più distratti, che Messina è stata una città del mondo; i cui cittadini si sono fatti valere, lasciando memorie ragguardevoli. Limitati nel ricordare, in tanti vogliono segnalare le origini, del grande pittore Antonello degli Antoni alias Antonello da Messina. Ma quando si chiede alla gente di differenziare la memoria, ricordando altri che hanno condiviso le glorie cittadine, in pochi rispondono. Eccone un altro esempio, un grande uomo del ‘400, un illustre come Andrea di Bartolomeo detto il Barbatia (1399 – 1479) che esultava nel rammentare la patria, orgogliosamente con il motto: “est enim mihi civitas messanensis mihi patria et origo profecto civitatis regia.”
Il Barbazza messinese dottore, venne a Bologna circa l’anno 1425 e lesse pubblicamente “La fama.” Fu un oratore di grande valore associato alla magistratura bolognese: raccolse molti commenti intorno alle leggi, e nella sua epoca venne ritenuto il più grande legiferatore e conoscitore della materia. In Bologna venne reputato il giureconsulto più profondo dei tempi suoi, in Italia fu proclamato padre dei Canoni del diritto illustrato. Ebbe molti onori e privilegi: fu cavaliere dello sperone d’oro e lettore pubblico de Canoni in Ferrara sotto a Borso d’Este. Si sposò con donna Margherita Pepoli e nella stessa Bologna morì l’anno 1479.

Alessandro Fumia