Tombe a Grotticella nel territorio barcellonese: scoperte recenti e prospettive di studio

Ormai da diversi mesi  a Barcellona Pozzo di Gotto quasi nel silenzio più assoluto sta accadendo un fatto di notevole importanza dal punto di vista culturale. Un gruppo di appassionati, guidato e coordinato dall’architetto Filippo Imbesi (già autore di un apprezzato lavoro sui feudi nel barcellonese e sul monastero di Gala e di diversi articoli su riviste storiche) sta esplorando sistematicamente il territorio allo scopo di censire le numerosissime “tombe a grotticella” che, quasi a dispetto della loro evidenza, sono passate inosservate e ignorate dagli studiosi fino ad oggi.
In realtà qualche studio in passato c’è già stato: le ricerche svolte prima da Vincenzo Cannizzo e poi Carmelo Famà e infine da Pietro Genovese nell’arco del secolo XX. Queste indagini però analizzavano un’area limitata del territorio non mettendo in luce quanto Filippo Imbesi col suo gruppo di appassionati e studiosi, raccoltisi spontaneamente attorno a lui, hanno scoperto e continuano a scoprire nelle loro ricognizioni. Al giorno d’oggi sono state individuate oltre 150 “tombe a grotticella” (ma il numero pare destinato a salire di volta in volta), quasi tutte di una stessa tipologia che lascia intendere una comune usanza funeraria e la presenza di uno spirito religioso delle popolazioni che le hanno realizzate. Le tombe, scavate nella roccia, risalgono probabilmente all’età del bronzo (quindi ad un periodo protostorico) ma è possibile ritenere che furono utilizzate anche in epoche successive anche per usi diversi. Si tratta di un’area archeologica  molto vasta che supera i confini territoriali del comune di Barcellona Pozzo di Gotto andando anche nei territori di Catroreale, di Rodì Milici e Terme Vigliatore. I ritrovamenti archeologici venuti fuori in queste aree se collegati idealmente tra loro potrebbero aprire nuove prospettive di studio su un periodo che va dalla protostoria fino alla presenza greca in Sicilia. Nella zona, non molto lontano, infatti alcuni archeologi, primo fra tutti Luigi Bernabò Brea, hanno voluto collocare il fiume Longano, identificandolo con l’attuale torrente Termini. Ma restando per un attimo fuori dagli studi e dagli scavi condotti per l’individuazione della città di Longane, certamente la presenza di tante tombe di una stessa tipologia e tutte di uno stesso periodo storico non può passare inosservata agli studiosi ma anche alle istituzioni.
L’architetto Imbesi ha da subito segnalato la vasta area archeologica alla soprintendenza, limitando ovviamente l’azione del proprio gruppo di ricerca a delle ricognizioni superficiali. Quindi quanto censito finora è solo ciò che affiora spontaneamente ed è ragionevole ritenere che una vasta e mirata campagna di scavi possa portare a nuove scoperte.
Si aprono quindi nuove prospettive di studio e si affacciano nuove piste di ricerca storica per gli studiosi di preistoria e protostoria, per gli studiosi di etnoantropologia, per gli studiosi di storia antica e prima di tutto per gli archeologi. La speranza è quella di vedere anche un interessamento delle istutuzioni preposte alla tutela del patrimonio culturale.
Intanto in attesa di studi mirati ci fermiamo qui promettendo nuovi approfondimenti.
Per ulteriori informazioni consultare il sito di Filippo Imbesi (www.barcellonaricerchestoriche.it ) o il gruppo nato su Facebook ( http://www.facebook.com/groups/filippoimbesi ).

Ecco invece una bibliografia essenziale sui rinvenimenti  effettuati da Vincenzo Cannizzo, Carmelo Famà e Pietro Genovese:

Pietro Genovese, Testimonianze archeologiche e paleontologiche nel bacino del Longano, in Sicilia Archeologica, rivista periodica di studi, notizie e documentazione edita dall’Ente Provinciale per il Turismo di Trapani, anno X, n. 33, aprile 1977.
Paolo Orsi, Necropoli sicula a Pozzo di Gotto, Parma, Tipografia Federale, 1915.
Antonino De Pasquale, Ipotesi di riorganizzazione delle preesistenze Preistoriche, Protostoriche e Storiche nel territorio compreso tra il torrente Mela ed il torrente Patrì, 1993.

Antonino Teramo

2 comments

  1. Più che di scoperte, parlerei di rivisitazione, in quanto i siti da decenni sono tutti noti, anche se abbandonati. Lo stesso Piano regolatore solo su Barcellona censisce ben 14 siti archeologici e non mi sembra una novità

    1. Ti consiglio di guardare molto attentamente il Piano Regolatore Generale di Barcellona Pozzo di Gotto (che ne vincola solo tre e non 14), i testi menzionati nell’articolo (dove sono indicate tutte le aree archeologiche che furono scoperte nel territorio barcellonese e loro ubicazioni su mappe), e di dormire la notte.
      Le nuove aree scoperte (Praga, San Giacomo, Spadolelle, Serro Giardino e tantissime altre) sono già state segnalate alla Soprintendenza di Messina che le sconosce.

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