Una vita sospesa, quella dei Florio – Crollalanza frutto di una clamorosa rievocazione storica fra triangoli impossibili ed incesto?

Immaginare un percorso storico, come quello propinatoci da Santi Paladino e Martino Juvara, riflettevo, come abbiano potuto prendere un abbaglio clamoroso, non ci permette di capire, come gli altri, dopo di loro, hanno condiviso un errore madornale. Ho potuto recuperare, da una piccola cronaca, realizzata da Luca Gallesi, un commento all’opera di Giovanni Florio, dal titolo “ The Garden of ricreation” ovvero, il Giardino di Ricreazione, opera edita dalla Greco Editrice Greco nel 1993. Questo bellissimo saggio, recupera una mole incredibile di documenti, provenienti dai libri rari della biblioteca manoscritti di Oxford e dai fondi bibliotecari del British Museum e da altri, importanti archivi inglesi; per raffigurare un analitico cammino della memoria, sul conto di John Florio, figlio di Michelangelo Florio, pastore protestante e Giuditta Crollalanza, moglie di Michelangelo e madre di John.
L’affare, questo mi è apparso, rischia di cadere nel ridicolo se si dà voce, a queste ricostruzioni made in Messina. Così come motivo nel titolo di questo articolo, la vicenda quasi comica, in rapporto alle carte più antiche ed originali, ci viene raccontata, oserei dire come corteggiamento amoroso: ricco di trovate e di combinazioni incestuose. Perché, a seguire le contorsioni storiche di Paladino e Juvara, la vicenda appare in un modo un pò stravagante: Michelangelo che nella vera storia, è il padre di Giovanni Florio, ne diventa il figlio e il figlio, assume il ruolo di padre. Mentre, Giuditta Crollalanza, moglie di Michelangelo, adesso è moglie di suo figlio Giovanni e madre di suo marito Michelangelo. Se non che, dai manoscritti d’epoca, trapela che la famiglia è originaria di Siena e per giunta ebrea, convertita la cristianesimo. Mentre adesso, diventa messinese cristiana, ma di nobili natali: assegnando a Giuditta il nome di Guglielmina, senza la quale, il figlio non potrà assumere le sembianze di William Shakespeare, pazzesco!!!!!
Ecco allora, cosa segnalavano le fonti, sulla vita e le opere, di una discendenza, maltrattata dai nostri oratori che si atteggiano, a sapienti cultori della letteratura e della storia inglese.
Compendio estratto dal saggio come sopra, a cura del professor Luca Gallesi pp 11 – 31. Un cultore italiano, alla corte della regina Elisabetta, nacque a Londra nel 1553. Il suo futuro di insegnante, traduttore, diplomatico e spia, era già stato tracciato dal padre, alias Michelangelo Florio detto il Fiorentino, riformatore approdato in Inghilterra nel 1550. Il regno di Edoardo VI fu un porto sicuro per i perseguitati religiosi e in modo particolare, per i protestanti italiani. Accanto a Michelangelo Florio troviamo, Bernardino Ochino e Pietro Martire Vermigli. I rifugiati approdati in Inghilterra, dovettero lavorare come insegnanti e traduttori, esercitando una notevole influenza nel mondo della letteratura anglosassone. Michelangelo Florio vantava ascendenza fiorentine ma in realtà, proveniva da Siena, da una famiglia ebrea convertitasi al cristianesimo. Frate francescano, venne privato degli ordini religiosi e gettato nelle carceri romane per aver aderito al Calvinismo. Riuscì ad evadere nel 1550 e dopo, un avventuroso viaggio durato due mesi, giunse a Londra. Qui fece amicizia con Ser William Cecil che lo prese sotto la sua protezione. Divenuto pastore della chiesa protestante di St Thomas of Acon, dove si riunivano gli esuli italiani, colto in fragrante fornicazione con una delle anime a lui affidate, fu costretto a sposarsi e rinunciare all’incarico di pastore. Michelangelo Florio insegnò l’italiano, a personaggi molto influenti, come Henry Conte di Herbert a cui dedicò la sua opera: “Regole della lingua Thoscana” e successivamente, compose un altro libro, intitolato “A Lady Jean Grey” prima del trionfo di Maria di Scozia. Con l’ascesa al trono di costei, Michelangelo dovette fuggire, prima a Strasburgo e in seguito a Chiavenna allora nei Grigioni; dove divenne pastore della chiesa riformata di Soglio. Qui si dedicò alla traduzione del “ De Re Metallica dell’Agricola: dedicandolo alla Serenissima Elisabetta. Michelangelo Florio morì a Soglio nel 1565, lasciando un figlio di nome Giovanni. Come suggerito prima, Giovanni Florio nacque a Londra, imparando dal padre le lingue straniere e la cultura italiana. Non ebbe modo di visitare l’Italia perché figlio di un noto eretico. Nel 1563 il padre lo aveva mandato presso l’Università di Tubingen sotto la protezione del Vergario, già vescovo di Capodistria. Intorno al 1572, Giovanni Florio giunse in Inghilterra. Nel frattempo, la situazione politica e religiosa in Inghilterra era mutata; i nuovi profughi ebbero il compito di promuovere iniziative culturali. Le traduzioni in italiano e l’insegnamento diventarono attività ancora più importanti.
La lingua italiana era il passaporto per il mondo degli aristocratici e della diplomazia. L’italiano era la lingua straniera più diffusa nel mondo della scuola inglese e presso la corte d’Inghilterra. John Florio, non ebbe per tale motivo difficoltà alcuna ad entrarvi come insegnante, sfruttando le amicizie paterne. Divenne amico di Robert Dudley Conte di Leicester, cognato di quella Lady Jean Grey che era stata tanto importante per suo padre. Attraverso il Conte strinse amicizia con Ser Walter Releigh, Walsingham e Lord Burghley. Proprio al Conte di Leicester è dedicato il primo libro di John Florio, del 23 agosto 1578 il cui titolo intero, era lunghissimo, ma è solitamente ricordato come “ First Fruites” appunto. Si tratta di un’opera apposita per apprendere l’italiano, costituito da 42 dialoghi in italiano col testo a fronte in inglese. Le fonti del First Fruit rilevano, l’erudizione di Florio, comprendenti compendi di Ludovico Guicciardini, Guevara, Petrarca, Ariosto e Boccaccio. L’italiano aveva fatto il suo ingresso in Inghilterra con il manuale modello, a cui aveva attinto lo stesso John Florio, pubblicato nel 1550 con il titolo: “Grammar principle Rules of the Italian grammar with a dictionary for the better understanding of Dante, Petrarca et Boccaccio. Nel frattempo John Florio ampliò le sue amicizie, concedendo lezioni private a Stephen Gosson, Sidney, Dyes e Greville. Il successo come insegnante dei poeti ed uomini di mondo, dimostra come seppe lasciare un gran segno in quella società. Nel 1578 Richard Barnes, Bishop of Durham designa John Florio come tutore di suo figlio Emmanuel; ed è in quelle terre che Florio si trasferisce. In quella scuola Florio conobbe il geografo Richard Hakluyt che insegnava al Christ Church. Dal Hakluyt ricevette l’incarico di tradurre il libro dell’esploratore francese Jacques Cartier: Florio tradusse quell’opera attraverso la versione italiana di G.B. Ramusio, pubblicandola in inglese nel 1580 sotto il titolo di “ A Shorte and briefe narration of the two navigations and discoveries to the northweast partes called Newe France” dedicandolo, allo sceriffo della contea di Oxford Edmund Bray.
John Florio, allargò il campo delle sue amicizie importanti, facendo da professore di italiano a Samuel Daniel, incontrato presso la Magdalene Hall nel 1571. Florio sposerà la sorella di Daniel, Rosalinda, dalla quale nascerà la figlia Joanne Florio 1585. Incontrò nello stesso luogo di studio, Ser Edward Dyer poeta e magistrato di Oxford, che fu fatto oggetto, della dedicazione di una sua opera manoscritta, conservata ancora nel British Museum. Si trattava della prima versione del 12 novembre 1582 del Giardino di Ricreazione. Ser Edward Dyer lo introdusse nella sua cerchia di compagnie, dove conobbe Ser Philip Sidney a sua volta vicino, a un gruppo di artisti e letterati. Divenne ancora, amico del Gallese Matthew Guinne musicista, filosofo, drammaturgo e cerusico, attraverso il quale, conobbe Giordano Bruno, anche egli esule italiano in Inghilterra. Nel 1585 John Florio lasciò la famiglia di Oxford per andare come precettore a Londra presso l’ambasciatore di Francia Castelnau. Durante quegli anni nelle varie attività ed attendenze, si ricorda di lui una lettera, pubblicata come gazzettino di frivolezze, dedicata al Castelnau del 29 giugno 1585. Con l’arrivo del nuovo ambasciatore di Francia a Londra, Florio si stabilisce definitivamente in detta capitale, portando con se la famiglia, presso la casa di a Shoe Lane, dove nacquero nel 1588 Edward il suo secondo genito, e nel 1589 Elizabeth. Sempre nel 1589, passò a servire William Cecil, già protettore di suo padre; dove ebbe l’incarico di curare l’istruzione dei suoi figli e del Conte di Sauthampton minorenne. Nel 1594 John Florio alloggiava a Tichfield presso la dimora di Sauthampton, come risulta da atti giudiziari. Fu proprio in questi anni che Giovanni Florio servendo il Conte Herny Wriothesley di Sauthampton che conobbe W. Shakespeare; il quale per ingraziarsi le benevolenze del nobile, il drammaturgo gli dedicò nel 1593 il poema Venus et Adonis e nell’anno successivo the rupe of Lucrece. Moltissime citazioni di Shakespeare, sono tratte da opere di Florio come: “ Venetia chi non ti vide non ti pretia” in love’s labour’s lost, tratta da Florios second fruites; legate alle descrizioni delle regioni italiane, recuperando in “The Taming of the shrew in cui la Lombardia, viene dipinta il giardino d’Italia. Così come Florio in secondi frutti, la definisce, il giardino del mondo.
[Alcuni critici attribuiscono a John Florio il rinnovamento di Shakespeare, avvenuto attorno al 1600: fino ad affermare che, nessun contemporaneo ebbe maggiore influsso su Shakespeare se non John Florio.] Questo periodo, farà osservare ai poco informati ricercatori Paladino e Juvara, una commistione, tradotta ed interpretata, senza conoscere le carte fino in fondo.
Dal 1603 al 1611, John Florio, pubblica i saggi di Essais e Montaine, una opera monumentale. Non meno impegnativa, della seconda edizione del dizionario di italiano inglese, già tradotto nel 1598 e che vede, nel 1611 la stesura comprendente 74.000 vocaboli con una lista di ben 249 volumi consultati. Nel 1613 di Florio si conosce una lettera dedicata alla Regina Anna. Nel 1615 morì la moglie di John Florio che nel frattempo, si risposò con Rose Spicer il 9 settembre 1617. Nel 1619 morendo la Regina Anna, sua ultima benefattrice che l’aveva introdotto a corte con altri titoli e ne pagava uno stipendio di 100 sterline annui, Florio perdette il suo posto di ufficiale di camera. Lui che fu precettore del Principe Enrico, si era ingraziato il Re, traducendo in italiano il “Basilikon doron” opera dello stesso sovrano. Nel 1621 per bancarotta, vennero sospesi i pagamenti, e John Florio si ritrovò povero e malato. Fra il 1621 e il 1623, emise una serie di lettere, inviate ai suoi protettori per sostenerlo finanziariamente. John Florio, nel 1625, il primo anno del regno di Carlo primo, morì poco dopo aver fatto testamento.

Alessandro Fumia

7 comments

  1. Si può ovviare l’articolo con mille eccezioni, ma non si può mistificare nè la storia nè le fonti. Il problema di argomentare tesi su personaggi del calibro di Shakespeare, limitandosi alle farneticazioni di un professore di letteratura, il quale in uno stato confusionale si imbarca in una ricerca che di storico non possiede nulla, fa sbigottire di per sè. Perchè proprio dalla letteratura italiana, saltano fuori riferimenti storici precisi per altro, qui sul sito zancleweb, e in altri articoli a mia firma, viene dimostrato come tutta questa faccenda è un cumulo di frottole. Dicevo che, nella letteratura italiana si trova la chiave per risolvere il rebus Shakespesare. Dal vaglio di molte carte, salta fuori una considerazione: o Shekespeare o l’eventuale misterioso personaggio individuato come Florio, hanno scopiazzato dai novellieri italiani 50 anni prima che nascessero. Quasi tutte le opere più famose: “Giulietta e Romeo”, “Il mercante di Venezia”, “L’Otello”, “Tanto rumore per nulla”, “Antonio e Cleopatra” e altro ancora, sono state scritte da Luigi da Ponte, da Matteo Bandello ecc. Nelle committenze che questi grandi della letteratura italiana hanno esercitato, vengono segnalati uomini importanti come Pietro Bembo allievo di Costantino Lascari, ma ciò avveniva, sugli inizi del ‘500.

    “QUINDI, INSISTERE SU QUELLO CHE HA COMBINATO SANTI PALADINO è IRRILEVANTE; SALVO OSSERVARE LA SUA INCOMPETENZA; RABBRIVIDENDO, SE PENSO CHE, UN PROFESSORE DI LETTERATURA ITALIANA NON CONOSCEVA GLI AUTORI E LA MATERIA CHE INSEGNAVA AI SUOI ALUNNI.”

  2. Sono perfettamente d’accordo nello stigmatizzare il comportamento di chi per pubblicità o tornaconto o incompetenza raccoglie panzane a destra e a manca spacciandole per buone (da quelle di Carlo Villa che si inventò riferimenti biografici laddove c’erano solo topoi letterari, a quelle di sedicenti medium che per primi correlarono il cognome Crollalanza a Shakespeare), specialmente se di mestiere fa o faceva il professore di letteratura.
    Ciò non toglie però che in tutta questa vicenda non ci sono solo le corbellerie, ma anche degli studi più o meno seri, volti a indagare sul ruolo degli italiani esuli in Inghilterra nel ‘500: perché alla fine la letteratura italiana in Inghilterra qualcuno ce l’ha portata e la lingua italiana qualcuno in Inghilterra l’ha pure insegnata. Non si può risolvere il mistero di Shakespeare e la sua presunta onniscenza se non si indaga sulle figure storiche che effettivamente vissero in Inghilterra e sul loro ruolo di ponte culturale, a partire da Giovanni Florio e da suo padre Michelangelo (non certo il fantomatico Michelagnolo Florio Crollalanza messinese, inventato dallo Iuvara).
    Semplicemente gli scritti di Santi Paladino, soprattutto l’ultimo più ragionato pubblicato nel 1955, sono da collocarsi in questo filone di indagine un po’ più “seria”, che non mistifica nè la storia né le fonti, per quanto – essendo un giornalista e non uno storico – non resistette allo scoop e al titolo ad effetto, saltando impudentemente e imprudentemente alla conclusione che Michelangelo Florio fosse il vero autore del corpus scespiriano. Dico imprudentemente anche perché il regime fascista si interessò della cosa e di fatto lo mise a tacere, sequestrandogli e facendo sparire probabilmente l’unica copia dei “Secondi frutti” di Michelangelo Florio scritto in italiano e pubblicato in Italia, ben prima dei “Second fruits” pubblicati in Inghilterra dal figlio John in lingua inglese (una semplice traduzione o una rielaborazione del lavoro paterno? Probabilmente a questo punto non lo potremo più sapere).

  3. le fonti da cui hanno attinto gli inglesi indottrinati dagli autori italiani, te li ho suggeriti nella prima risposta. Luigi da Porto 1516 e Matteo Bandello 1561. Come potrai verificare, tutti e due morirono prima che shakespeare o Crollalanza oppure Florio nascessero. Le opere degli italiani penetrarono in Inghilterra, già a partire dal 1567. Quindi, cosa ci sarebbe ancora da cercare?

  4. Perchè non cambiamo il nome del teatro di Messina dedicandolo al messinese William Shakespeare?
    Io penso che cambiando il nome del teatro di Messina in William Shakespeare visto che Vittorio Emanuele II tolse il porto franco a Messina che dava lavoro e ricchezza ai messinesi che per punirlo votarono al Parlamento Italiano un latitante nemico giurato dei Savoia, Giuseppe Mazzini, ci darebbe la possibilità di chiedere finanziamenti privati e liberi volontari, sull’esempio di quelli esclusivi e necessari degli immigrati devoti alla Madonna in America per la costruzione del Santuario di Tindari, agli orgogliosissimi italoamericani considerati per anni cittadini di serie B ed invece adesso compatrioti del padre della lingua inglese l’italiano William Shakespeare di Messina per ridare vita al morente Teatro di Messina, dove si potrebbe organizzare il festival in lingua inglese delle opere di Shakespeare per tutti gli italoanglofoni di tutto il mondo che riempirebbero gli alberghi di Messina, e per i quali si potrebbero realizzare negozi intorno all’attuale Teatro messinese, dai quelli di abbigliamento ad una libreria accanto al teatro avente in vendita libri in lingua inglese da quelli stampati in inglese delle opere di Shakespeare ai libri scritti in inglese della nostra cucina messinese e siciliana.
    Questo è il mio sogno che dico ai miei colleghi avvocati!
    Che aspettiamo visto che da secoli gli spagnoli ci vogliono portar via il nostro genovese Cristoforo Colombo, ed adesso i croati vogliono prendere il nostro veneziano Marco Polo essendo ormai croata l’isola di Curzola per le quali vi sono vecchie teorie sull’origine curzoliane dell’autore del Milione alla stessa maniera di come i francesi, non paghi di aver anneso l’italianissima Nizza che diede i natali a Giuseppe Garibaldi padre dell’Italia e dell’Uriguay, considerano esclusivamente francese Napoleone Bonaparte, nato in Corsica qualche anno dopo la cessione dell’isola, ove si parla un dialetto italiano simile al sardo con influenze genovesi e toscane di Pisa, dalla Repubblica di Genova al Regno di Francia, dove a Parigi il corso Napoleone Bonaparte prima di diventare l’imperatore dei francesi, veniva chiamato l’italiano Napoleone Bonaparte, che col tutto il cuor suo ci teneva ad essere re Italia con capitale Milano.
    Grazie! MARCO MARINO.

  5. P. S. Inoltre grazie agli italoamericani, con le loro associazioni come la NIAF, che sono oltre 25 milioni si potrebbe finalmente ottenere dagli inglesi su pressioni dei docenti universitari americani a loro volta stimolati dall’opinone pubblica italoamericana, per la quale Hollywood produrebbe films sull’argomento, l’acceso all’archivio epistolare tanto desiderato e richiesto dagli studiosi Santi Paladino e Martino Iuvara per aver conferma delle loro affermazioni, ma con tanta risolutezza negato dalle autoriità inglesi.

  6. Le uniche prove per “smascherare” il Marchio “Shake-speare” vanno ricercate solo ed esclusivamente nella letteratura e nei dati oggettivi che abbiamo in mano.
    Il resto sono solo supposizioni. Molti illustri biografi di W.S. hanno scritto biografie basate solo su possibilità e probabilità, ad oggi non abbiamo certezze sullo Shakespeare uomo nè tanto meno su quello letterato.
    Per quanto mi riguarda, studio la questione da un po’ di tempo e sono ancora in corso di valutazione, quindi non mi esprimerò su chi potrebbe essere la mente e il “mandante” se cosi vogliamo chiamarlo del marchio o società Shakespeare.
    E’ vero che novellieri italiani come Lo Porto e Bandello avevano già scritto dei racconti che ritroviamo nelle opere shakespeariane ma questo non giustifica come il povero figlio del guantaio illitterato ( è documentato che il padre di Will firmasse con una X) di Stratford abbia potuto attingere a queste fonti.
    La biografia ufficiale si basa su poche certezze:
    – sappiamo che Will, figlio di John Shaksper (attenzione al cognome per favore) fu battezzato perchè esiste la registrazione del suo battesimo;
    – sappiamo che sposo’ Anne Hathaway (esiste la certificazione);
    -sappiamo che ebbe tre figli di cui uno morì (esistono le certificazioni di battesimo)
    – sappiamo che investi i suoi soldi in terreni e case (esistono degli atti di compra-vendita e l’atto di mutuo)
    -sappiamo che testimoniò ad un processo (ne esiste la registrazione)
    -sappiamo che esiste il suo testamento di tre pagine.
    Questi sono gli unici documenti che ci rimangono di Will Shaksper di Stratford.
    Il resto sono solo supposizioni. Non esistono records sulla sua istruzione (non sappiamo con certezza se frequento’ la grammar school ma stranamente i biografi ufficiali danno per scontato che “probabilmente” la frequentò per poi abbandonarla in seguito al fallimento commerciale del padre).
    inoltre ci sono tantissime altre cose che non conosciamo perchè non abbiamo prove.
    Sicuramente la storia ci ha fornito dei geni ma nella letteratura esistono prove schiaccianti di chi ha conosciuto Will come B.Johnson che candidamente scrisse:-
    tu conoscevi poco latino e ancor meno il greco-
    Le uniche 6 firme esistenti di Will Shaksper denotano la difficoltà a scrivere (basta confrontarle con quelle dei nobili o letterati che avevano avuto accesso alla “cultura” di Shakespeare e la differenza è notevole.
    Le figlie di Will non sapevano scrivere, Judith firmava con un segno mentre Susanna a stenti riusciva a comporre il suo nome.)
    Ecco dobbiamo partire da questi dati oggettivi a mio avviso per arrivare a formulare un ritratto di chi c’è dietro l’opera shakespeariana.
    La mente di “Shake-speare” dimostra nelle sue opere che:
    – conosceva molto bene le lingue straniere (italiano, francese, spagnolo, latino e greco);
    -conosceva la novellistica italiana alla perfezione(Boccaccio, Macchiavelli ad ex)
    -doveva aver viaggiato in Italia per descrivere bene posti, leggi e costumi della penisola, includendo la conoscenza dei dialetti (in molto rumore per nulla ci sono parole del dialetto messinese; nel mercante di Venezia si parla di leggi allora sconosciute in Inghilterra)
    – aveva conoscenze teologiche ben fondate ed altrettante scientifiche;
    -era un ottimo linguista visto le introduzioni di strutture grammaticali allora sconosciute alla lingua inglese, poco considerata a quei tempi al di fuori della penisola britannica, e ai nuovissimi vocaboli coniati che andarono a creare l’inglese moderno.
    – conosceva il pensiero di Giordano Bruno;
    -conosceva gli intrighi di corte.
    Se cominciamo da queste piccole basi capiamo che, non avendo prove concrete che il giovane Will di Stratford abbia avuto modo di formarsi intellettualmente a scuola o all’università, il “MITO” del genio viene a decadere.
    Quindi, secondo me, è assurdo pensare che Will abbia fatto tutto da solo.
    Sicuramente il Will era un ottimo impresario e uomo d’affari visto che ne abbiamo le prove (certificazioni di acquisti di immobili) e non era stupido. Ha sfruttato quello che gli si è presentato.
    E’ questo che chi studia questo caso appassionante deve arrivare a scoprire.
    Per il resto sono ancora in fase di studio e non posso aggiungere niente.
    Le tesi di Iuvara sono abbastanza romanzesche a mio parere e apportano solo altra confusione; personalmente non credo che la mente di Shake-speare sia di Messina ma sono convinta che ci sia una o piu’ menti italiane dietro tutto questo perchè anche se – Shakespeare scrive in inglese, pensa in italiano-.

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