Giorno: ottobre 13, 2011

I novellieri italiani e Shakespeare

Da qualche anno a Messina, si sta propinando ai messinesi tutti, un modello sgradevole ed ingiusto, oserei affermare, scorretto nei confronti della scuola letteraria italiana. Un pensiero fisso, si è insinuato nella mente di alcuni cittadini della Città dello Stretto: affermare che William Shakespeare, sia in realtà un figlio di Messina. Una parte del cosi detto “mondo intellettuale” messinese, celebra le memorie riconducibili al noto drammaturgo inglese, nelle veci di una messinesità, che non si può dimostrare in nessun modo possibile. In questi anni, dicevo, la città, ha incominciato a sindacare sulla vita e le opere, del più grande drammaturgo del mondo per far passare l’idea, che la società di Messina non abbia nulla di meno, di qualunque altro contesto civico, nazionale ed internazionale. Purtroppo però, la strada intrapresa è senza uscite: il percorso porta a un vicolo cieco. Le impressioni suscitate da alcuni osservatori del passato, su un aspetto della vita di Shakespeare, ha indotto già negli anni venti dello scorso secolo, a fare alcune ipotesi invereconde. Si è immaginato, che un Messinese scappato dalla sua città natale per motivi religiosi nel ‘500, si sia diretto, dopo mille peripezie in Inghilterra. Qui, camuffando le sue generalità, ha incominciato a prendere le sembianze di un giovane di nome William Shakespeare. Da quella base di partenza per altro galvanizzata, da alcune segnalazioni di gossip, provenienti dal gazzettino scandalistico Notes & Quaeris, prodotte nella seconda metà dell’ottocento, si è proceduto, in chiave moderna, ad indagare sul conto di un simile personaggio. Si sono messe in dubbio, le sue generalità, la sua discendenza familiare, i suoi comportamenti da civile, le sue abitudini di studente, perfino, la sua cultura e l’ingegno che lo hanno reso, un grande personaggio storico. Tutto in funzione di un teorema che non è stato mai provato. Ma a questo tentativo, se ne sono aggiunti altri, per costringere ( quasi una provocazione) l’opinione pubblica internazionale, a guardare la società di Messina con occhio malizioso.
Si che, dopo avere prodotto un certo tipo di indagine, favorita da partecipazioni più o meno dotte del mondo televisivo, si è pensato bene, di creare attorno all’evento, un palcoscenico mediatico, veicolando una richiesta assurda; Shakespeare è stato un messinese. Un iter mai programmato se non nelle intenzioni di qualche pseudo storico, che tratta i dati storici a suo piacimento, osservando quello che piace osservare e producendo risultati, sempre più simili a pantomime; di cui si conosce il punto di partenza, ma non si sa mai, quale sarà quello di arrivo. Questo stato di cose, ha prodotto in alcuni messinesi, la convinzione che il noto drammaturgo inglese, sia realmente un cittadino della Città dello Stretto. Ma andiamo con ordine per osservare alcuni aspetti, alcune peculiarità. Negli ultimi cinque anni, si è alzato il tiro, sulla questione qui analizzata: dover raccontare delle vicende shakesperiane a una società come quella messinese, contemporanea, afflitta da tante contingenze e da altrettanti bisogni: per tanto, si è creduto bene, di fare leva sull’orgoglio civico. Più alte sono le sollecitazioni in questo senso hanno immaginato, maggiori saranno i risultati conseguibili. Per ottenere risultati considerevoli, hanno programmato un percorso mediatico-culturale, dove l’ossessiva richiesta, fatta alla città prima e al mondo di conseguenza, è stata, fateci recuperare le origini messinesi di un nostro grande concittadino. Non so, quanto siano consapevoli, coloro che portano le insegne del prodotto qui segnalato. Non voglio pensare che siano perfettamente coscienti che si tratti di una invenzione a tavolino. Credo viceversa, che siano realmente convinti di essere nel giusto perché, dai dati ricavati, dalle analisi prodotte e dagli accostamenti effettuati, hanno la quasi certezza di aver fatto la scoperta del secolo. Il problema resta invariato: come possono dimostrare di aver ragione? Come possono convincere i forestieri che trattasi di pura realtà e non di una invenzione? Per raggiungere l’obiettivo, hanno scelto una strada senza ritorno, una strada accidentata già di suo, oltretutto segnalata dagli stessi attori, è il caso di dire, quando specificano che non hanno l’assoluta certezza. Adesso però, dopo aver pompato l’argomento nel tubo catodico per lungo tempo, hanno prodotto un atto ufficiale; la richiesta, da parte delle istituzioni municipali di Messina, di verificare gli archivi della regina d’Inghilterra. Un fatto per certi versi originale, nella sua ingenua normalità. Visto che un amministratore, sente di poter interloquire con un altro amministratore straniero con pari dignità. Questa posizione non fa una grinza, se non fosse altro che, la politica, ha scelto di affidarsi totalmente, alle deduzioni di una sola parte degli intellettuali di Messina. Non si è voluto creare un tavolo di concertazione sull’argomento, credendo di avere tutte le carte vincenti in mano. Come segnalavo prima, colui il quale ha indagato sul conto del Crollalanza di turno per immaginarlo Shakespeare, si è cullato delle posizioni di alcuni giornalisti, evitando di immergersi nel mare della ricerca. Non ha voluto controllare se, le affermazioni di un Santi Paladino o di un Martino Juvara, avessero avuto un certo peso specifico: magari andando a verificare se quelle segnalazioni, corrispondessero al vero. Gli hanno dato assoluta fiducia, rimanendo su quelle posizioni e pascendosi di illusive trovate. Quando si abusa delle congetture per spiegare un avvenimento, avendo pochi dati storici in mano, si giunge 8 volte su 10 a sbagliare. Per tanto, una volta che ho verificato quelle affermazioni, a vario titolo apportate da coloro che immaginandosi esploratori, hanno certificato la nazionalità siciliana di Shakespeare, mi ritrovo a doverla segnalare, a doverla far conoscere agli scettici che sono in tanti.
Colui il quale, ha indotto il palazzo a produrre un atto ufficiale, ha fondato le sue certezze, vestite di ipotesi e di momentanea cautela, per travolgere e travolgersi avviluppandosi, in raffronti che partono zoppi, fin dal suo costituirsi. Costui, incomincia a segnalare attraverso le opere prodotte dallo Shakespeare, tutta una serie di passaggi, di avverbi, di proverbi, di massime, riscontrate serialmente, in quasi tutte le opere del drammaturgo inglese. Era una scoperta sensazionale: in barba a qualunque prudenza, assolutamente convinto che Crollalanza fosse lo Shakespeare, produce tutta una serie di ragguagli che devono dimostrare la fondatezza dello studio. Non solo afferma che quelle opere, sono il bagaglio della cultura novellistica italiana, immediatamente accostata alla cultura siciliana e di rimando messinese, ma arriva ad ipotizzare tutte una serie di trovate e marchingegni, che dimostrano viceversa, la posizione netta che ha preso: non una prudente valutazione dei fatti, come in apparenza propone, ma una deriva di passaggi dimostrativi: indicando che, la verità sta nel prodotto realizzato, in funzione della sua teoria. Allo scopo, costruisce uno schema, diviso in modo sintetico in 25 punti. Ripescando da ogni commedia, da ogni storia, un accostamento fra lo scibile di Shakespeare e la Città dello Stretto. Messina dicevo, è presente come il prezzemolo in cucina, su tutti i piatti. Trova la presenza della città siciliana anche dove non potrebbe starci. Giustifica un motto, un proverbio figlio della nostra comune terra. Non va minimamente a soppesare quello che dice, convinto di essere nel giusto. Bene, tutta la costruzione è a rischio di crollo. Non ho, a differenza di altri, la presunzione di affermare che la verifica da me effettuata, sia la controprova che Crollalanza non è Shakespeare o viceversa: ma a differenza di altri, chiedo una verifica, chiedo di confrontare alcuni elementi, rimasti fuori dalle ricostruzioni prodotte a tavolino, come verità assolute. L’ipotesi o la possibilità rimanendo nel dubbio, che Crollalanza sia in realtà un’altra persona, rimarrebbe nelle intenzioni, qual’ora il municipio non avesse proposto, di conferire una cittadinanza che sa di consacrazione. L’ultimo atto per certificare la verità di parte. Io mi limito a segnalare alcuni dati, in modo, assolutamente sintetico, senza ricamarci sopra per favorire quel confronto, più volte da me segnalato.
Mi limito a segnalare una nota bibliografica, prima di innescare, una serie di annotazioni specifiche.
Nella ricerca personale delle fonti, recupero lo studio effettuato dalla Universidad Nacional Autonoma de Mexico, della dottoressa Ma. Enriqueta Gonzales Padilla, responsabile del progetto Shakespiriano della facoltà di Filosofia e Lettere di quel ateneo, prodotta nel 1998. A pagina 8 del numero 83, si segnalano in rapporto, alle opere scritte da William Shakespeare, nella prima fase della sua vita di drammaturgo, alcune soluzioni presenti nei novellieri italiani della prima metà del XVI secolo.
L’intellettuale, dopo un accurato ragguaglio di documenti e sovrapposizioni di contributi, sullo studio delle opere di Shakespeare, appura quanto segue:
“Si deve comprendere nuovamente, la questione di Matteo Bandello, nelle sue novelle del 1560 che sono state tradotte in inglese nel 1567. Una svolta alle storie di Bandello c’è stata, quando è stato inserito nel The Palace of Pleasure di William Painter, nelle versioni del 1566, 1567, 1575. Queste raccolte, formatesi già da un’altra fonte, tradotta dalle opere francesi del tempo di Pierre Boaisteau, apparse nelle storie tragiche di Belloforest del 1559.”
Si che, come si può comprendere, la prima fase compositiva dello Shakespeare, è stata osservata, piena di riferimenti ai due filoni su edotti: quella che faceva a capo di Matteo Bandello e quella riconducibile alle romanze francesi del Belloforest. Questo cliché, permette di studiare in modo appropriato, tutte quelle opere che si riconducevano alla tradizione italiana e a tutti quei novellieri, che hanno prodotto le rispettive opere, molto tempo prima che il drammaturgo inglese nascesse. E visto che, si è immaginato che a nascere a Stratfrod upon Avon fosse il Crollalanza e non altri, tutto quello costruito per identificarlo e rapportarlo a Messina, viene meno. Il nostro messinese, è stato immaginato non solo autore delle opere di Shakespeare ma anche protagonista. In quanto, il ricercatore, limitato di mezzi, non riusciva a comprendere come, tutte quelle trovate espressive, ripescate nelle opere del drammaturgo inglese, potessero ivi essere ricondotte, se già bagaglio della cultura siciliana e messinese. Quindi, escludendo un’altra chiave di lettura, si è immerso a trovare tutto e il contrario di tutto per giustificare la sua parte. Per tale motivo, ha indottrinato tante persone a pensare come lui, che Crollalanza durante il suo peregrinare giungendo a Treviso, si innamorò di una giovane, la Giulietta del dramma che prende lo spunto, adesso intitolata Giulietta e Romeo; quindi, dopo la morte della sventurata, il Crollalanza giunse a Venezia, presso la casa di un mercante di nome Otello. Anche questa congettura, gli permetteva di perorare la causa che il Messinese, aveva fatto delle esperienze che gli serviranno, successivamente a sviluppare le sue opere inglesi. Insomma, un cumulo di corbellerie: che aumentavano ( non poteva essere altrimenti visto la piega intrapresa) ogni giorno di più per dare forza al suo ragionamento, e clonare al suo anche il pensiero di altri. Se si è arrivati al punto di chiedere la cittadinanza non si è più sul campo delle ipotesi, ma sul suolo delle certezze. Giungiamo adesso alle certezze escluse da quell’assurdo appunto, costruzione fatta, senza badare alle fondamenta del prodotto, rendendo sospeso un palazzo per aria; forse l’invenzione di un titolo per un’altra commedia? Non si sa, quello che invece è risaputo, sviscerato in tutte le sue forme, studiato da secoli in tutto il mondo, si riconduce alla scuola dei novellieri italiani. Eccone un sintetico richiamo.
Commedia, Giulietta e Romeo: tratta dalla novella così intitolata, Giulietta e Romeo di Matteo Bandello 1559. Riscritta da Shakespeare nel 1594.
Commedia, La dodicesima notte: novella scritta da Matteo Bandello nel 1560 intitolata, la dodicesima notte. Riscritta da Shakespeare nel 1600.
Commedia, Amleto: novelle scritte dal Bandello intitolate, il regno di Danimarca, costruiscono la trama della II parte dell’opera composta da Shakespeare del 1600.
Commedia, Tanto rumore per nulla: novella di Bandello con lo stesso nome, del 1559. Riscritta da Shakespeare nel 1598.
Commedia, Misura per misura: novella di Giraldi Cinzio con lo stesso nome, composta nel 1560. Riscritta da Shakespeare nel 1601.
Commedia, Otello: novelle scritte da Gilardi Cinzio, intitolate Otello degli Ecatommiti del 1561. Reinterpretate e scritte da Shakespeare nel 1602.
Commedia, Cimbelino: Decamerone del Boccaccio ( IX novella della II giornata) dell’anno 1351. Riscritta ed interpretata da Shakespeare nel 1607.
Commedia, IL Mercante di Venezia: novella detta del Pecorone, opera di Giovanni Fiorentino del 1385. Reinterpretata da Shakespeare nel 1596.
Commedia, Le Comari di Windsor: la struttura viene ricreata da un gruppo di scritti di Giovanni Fiorentino 1385, inseriti nella II novella, della I giornata del pecorone 1385 e da alcune tradizioni inglesi. Lo Shakespeare la scrive nel 1601.
Storia, Venere ed Adone: novelle di Girolamo Parabosco, intitolate L’Adone, del 1557. Reinterpretate e riscritte da Shakespeare nel 1592.

Alessandro Fumia