Testimonianze storiche del nostro recente passato: Lo sbarramento stradale sud di Campo Italia

Potrebbe sembrare un semplice  piccolo agglomerato di casupole o una serie di strutture sconosciute, ma si tratta di manufatti militari componenti lo sbarramento stradale posto a difesa di una importante via interna che permette l‘ingresso a Messina dalle colline di Campo Italia (già Piano dei campi e Campo inglese) in direzione Annunziata.
Con una difesa a 360 gradi lo sbarramento permetteva non solo di controllare i due sensi  (ovest- est e viceversa) di provenienza di tale tracciato, ma nel contempo affacciarsi sulla strada sottostante che collega la zona di Campo Italia- Curcuraci con le Masse, e sorvegliare l’ingresso all’ormai dismesso deposito munizioni di artiglieria nonché la batteria doppiocompito  MS724 poco distante.  Lo sbarramento, corrisposto sul versante nord da un’altra serie di opere aventi lo stesso scopo, sorge ad un quota s.l.m. di 450 metri  circa e si compone di ben cinque distinti manufatti, nello specifico:

-una postazione circolare monoarma leggera con annessa postazione circolare controcarro in barbetta;
-una postazione per arma leggera a pianta quadrangolare mimetizzata da abitazione civile;
-una postazione controcarro protetta a pianta quadrangolare mimetizzata da abitazione civile;
-una postazione circolare monoarma  leggera
-una postazione circolare a pozzo in barbetta del tipo tobruk con plinto centrale per arma pesante.

Dunque un corposo gruppo di opere in calcestruzzo non armato, edificate tra il 1942 e il 1943 nell’ambito del fronte a terra messinese, da considerarsi l’ultimo sistema difensivo eretto a Messina in ordine cronologico.
Procedendo ad una seppur semplice analisi degli elementi componenti lo sbarramento, è importante evidenziare la presenza del lungo (circa 30 metri) tunnel alla prova ipogeico attivo (cioè dotato di feritoie orizzontali per la fucileria) che collega due delle quattro  opere; ovvero la prima circolare a nord (n 4) e la prima a pianta quadrangolare (n 2) quasi a ridosso della strada lato nord, la quale è accessibile soltanto dal tunnel che porta direttamente alla camera di sparo, un tempo raggiungibile tramite  una scala collegata ad una pedana. Il tunnel è dotato di tre distinti ingressi; uno  dalla postazione circolare più a nord (n 2), uno laterale nel  tratto di tunnel  che divide le due opere a pianta quadrangolare, e uno presso la seconda opera a pianta quadrangolare (n 3, al cui interno si notano ancora gli incavi per il posizionamento del tipico “elefantino” da 47/32, che però ha un ingresso a parte sopra il tunnel stesso).
La postazione circolare con annessa piazzola controcarro in barbetta (n 1 e 6), posta dall’altra parte della strada  è invece a se stante e dotata di doppio ingresso protetto, mentre il piccolo tobruk (n 5) con plinto centrale per arma pesante, ingresso  a trincea e vano munizioni, si trova poco più ad ovest delle opere a pianta quadrangolare, e sorveglia la vallata sottostante intesa come potenziale via di penetrazione.
Questo sistema di comunicazione, insieme al mascheramento da abitazione civile, con tanto di finti terrazzini e alloggiamenti per porte e persiane, era studiato per offrire protezione in una zona esposta soprattutto alla vista aerea, nonostante la colorazione mimetica una volta presente e l’aggiunta di mascheramenti artificiali. Ciò dava la possibilità ai militi di accedere alle opere in tutta sicurezza spostandosi da un punto all’altro dello sbarramento.
L’ubicazione del singole opere ben trincerate e da considerarsi elementi puntiformi, non è certamente casuale ma studiata per una efficace  difesa  a giro d’orizzonte, grazie ad una posizione perfettamente e tipicamente strategica e defilata, in modo da attirare e sorprendere nel proprio settore di tiro  l’eventuale intruso.
Lo sbarramento stradale di Campo Italia rappresenta un unicum nel suo genere circa le opere messinesi, nonché un piccolo capolavoro di architettura militare moderna, ben studiato, costruito (viste le rifiniture a dir poco perfette) e tutt’oggi integro, così come buona parte del patrimonio fortificato messinese di tale tipologia.
Inoltre lo strategico luogo in cui sorge, da sempre  significativo dal punto di vista storico, è tra i più fortificati in assoluto, poiché sommando a quelle già citate, le altre varie opere (in parte del suddetto sbarramento nord) ivi edificate tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, risultano in totale:

-tre postazioni circolari a pozzo del tipo tobruk;
-due postazioni circolari controcarro in barbetta;
-una postazione controcarro in casamatta;
-cinque  postazioni circolari monoarma leggera;
-sei osservatori;
-una batteria da 75/27;
-una batteria d.c. da 76/ 40.

Ma volendo considerare le opere che quasi come una corona, sorgono nelle immediate vicinanze (poche centinaia di metri), a ulteriore protezione dell’area in questione, luogo di accesso alla città nonché potenziale obiettivo nemico e quindi adeguatamente difeso,  sono da aggiungere:

-due postazioni circolari monoarma leggera in zona Portella Arena,  a sud-est;
-una postazione circolare pluriarma, due postazioni circolari monoarma  e una postazione circolare controcarro in barbetta in zona Faro Superiore- Guardia,  a est ;
– una postazione circolare pluriarma,quattro postazioni monoarma, una postazione circolare controcarro in barbetta, una postazione controcarro in casamatta, una postazione del tipo Tobruk, in zona Faro Sup- Papardo, a est –nord est;
– tre postazioni circolari monaorma e una postazione del tipo Tobruk con aggiunta di soletta, in zona Trivio-Castanea, a ovest.

L’insieme di tali manufatti corrisponde  dunque ad una cospicua parte del fronte a terra di Messina, edificato in pieno secondo conflitto mondiale e composto in massima parte da opere ancora perfettamente integre e visitabili, in un contesto paesaggistico- ambientale di grande rilievo.

Armando Donato M.

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