Francesco Lo Sardo

Francesco Lo Sardo

A nome di tutto il gruppo degli imputati siciliani, dichiaro che noi siamo fieri di essere processati per la nostra attività comunista. Questo processo dimostra che i lavoratori del mezzogiorno non sono secondi a quelli del settentrione nella lotta contro il fascismo. Almeno mi sia concesso di dire che sono orgoglioso di essere processato perché comunista, che sono orgoglioso di portare dinanzi a questo tribunale trenta anni di attività politica spesa al servizio dei lavoratori dell’Italia meridionale“.
Se andiamo a piazza del Popolo, con grande sorpresa troviamo delle tabelle con su scritto piazza “F. Lo Sardo”, convinti che il comune abbia sbagliato percorriamo la rotonda e andiamo avanti, senza neanche chiederci chi sarà mai questo Lo Sardo. In effetti il comune ha sbagliato di grosso, perchè ad un personaggio del genere nn puoi dedicare una piazza col nome già radicato dal corso degli anni, meriterebbe qualcosa di più. Solo che di più Messina non gli può dare, sapete perchè? Perchè Francesco Lo Sardo fu un comunista, di quelli storici, il primo deputato comunista venuto dalla Sicilia. Che abbia combattuto una vita intera al fianco dei contadini e dei poveri nessuno lo ricorda, che sia stato l’unica persona vigile contro il mangia mangia della ricostruzione nn lo ricordano neanche, in una città massone, bigotta, destrofila e collusa come Messina ci ricordiamo solo che era un comunista, allora meglio non esagerare, ricordiamolo in maniera soft così nessuno potrà dirci niente…
Francesco Lo Sardo nacque in provincia, a Naso precisamente, il 22 maggio del 1871, da una benestante famiglia borghese che impose gli studi clericali presso il seminario di Patti. Lui però nn essendo avvezzo a quel tipo di situazione alla fine decise di spostarsi verso Messina, studiando al liceo prima e frequentando poi brillantemente la facoltà di Giurisprudenza. In quel periodo il giovane Lo Sardo prese coscienza delle proprie idee, decise di privarsi delle ricchezze familiari ed assieme al caro amico Giovanni Noè diventò subito personaggio di spicco della scena anarchico-socialista di una città all’epoca molto fervente politicamente. Fonda sia un giornale, “Il Riscatto”, che il primo circolo anarchico di Messina, affianca i contadini nella loro lotta contro lo sfruttamento dei “baroni”, si unisce al movimento dei fasci siciliani (ricordiamo che all’epoca i movimenti dei “fasci” erano di ispirazione socialista), organizzando operai e contadini fondò il Fascio Operaio Siciliano e per questo a soli 23 anni viene arrestato per la prima volta e confinato nelle isole Tremiti. Il suo primo esilio durò solo 4 mesi, studenti, professori e qualche deputato nazionale, con una petizione popolare riuscirono a far scarcerare Lo Sardo, che rientrato a Messina, riuscì finalmente a laurearsi, una volta diventato avvocato, dedicò la sua intera professione a difesa di poveri, oppressi e sfortunati, anche per questo veniva ancora visto come sovversivo ed arrestato nuovamente nel 1898. Venne recluso per un breve periodo nel carcere di Napoli, restò quindi sotto il Vesuvio anche fuori dal carcere per continuare la sua battaglia, continuando a scrivere per “Il Riscatto” cambiando però posizione, passando dalle idee puramente anarchiche a quelle di un socialismo più organizzato e vicino alle lotte contadine.
Addentare la pietra che ci colpisce senza toccare la mano che l’ha lanciata.
Nel frattempo Lo Sardo mise su famiglia con la quale decise di tornare a Messina agli albori del 1903, nella nostra città continuò senza sosta la sua lotta al fianco delle classi più deboli, sia da letterato che da avvocato, il terremoto del 1908 privò Lo Sardo dell’amatissimo figlio Ciccino, la tragedia lo segnò ma nn ne attenuò lo spirito battagliero, i sui articoli denunciarono di continuo come la chiesa e la borghesia messinese chiudessero sempre un occhio alle speculazioni che le imprese del nord operavano in fase di ricostruzione, inimicandosi buona parte della scena politica messinese. Sue erano le lotte anche contro l’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale, ecco perchè suscitò stupore il suo arruolamento volontario del 1915, la guerra fu crudele con lui, pagherà per tutto il resto della sua vita le conseguenze di una grave ferita al petto sul Col di Lana. Tornato nel 1916 a Messina, a capo della camera del lavoro, guiderà le occupazioni delle terre incolte da parte dei contadini, facendosi così notare dal regime fascista che dal 1919 inizierà a perseguitarlo per la sua attività a favore delle classi più bisognose. In quegli anni Lo Sardo abbandona le idee socialiste perchè deluso dai programmi e dalla risposta iniqua che i socialisti diedero al regime, si iscriverà al partito comunista diventandone un elemento di spicco, nel 1924 con un plebiscito di quasi diecimila voti, un utopia per un oppositore ai tempi del fascismo, verrà eletto alla camera dei deputati e ricordato come il primo comunista siciliano. Nonostante l’immunità parlamentare, il regime fascista che aveva sempre ostacolato l’attività politica di Lo Sardo lo arresterà nel 1926, per aver aderito alle direttive che il partito Comunista ha diramato dal congresso di Lione, in Francia, spostandolo da un carcere all’altro: Messina, Catania, Roma, Sassari, Oneglia e tante altre. A Turi, nei pressi di Bari, condivise la prigionia con Antonio Gramsci, Lo Sardo pur gravemente malato si rifiutò di ascoltare i consigli del compagno di cella e di chiedere la grazia, “Hanno voluto la carne? Si prenderanno anche le ossa” fu la risposta di Lo Sardo. Fu trasferito per l’ennesima volta al carcere di Poggioreale, a Napoli, dove trovò la morte il 30 maggio del 1931, morte che passò inosservata in Italia, ma che ebbe grande risalto in Francia, dove il quotidiano “L’Umanitè”, appena appresa la notizia (un mese dopo circa) dedicò addirittura l’apertura della prima pagina, dopo averne precedentemente seguito e documentato la prigionia.
Di Lo Sardo troviamo note, ricordi e biografie un pò in tutto il paese, la sue lotte civili sono state fonte di ispirazione non solo alla classe dirigente comunista che venne fuore nel dopoguerra, di lui si occuperanno in seguito anche grandi statisti di ispirazione cattolica, ma non avendo letto questa notizia da una fonte confermata, preferisco evitare di citare nomi.
Nella sua città in pochi sanno anche che sia esistito, sarebbe giusto riabilitare la sua figura di grande messinese, indipendentemente dal credo politico, perchè Lo Sardo ha passato la vita lottando non per quelli di sinistra o per quelli di destra, ma semplicemente lottando per il popolo.

Francesco Mangiò

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