La propaganda anti napoletana

Ferdinando II di Borbone

Durante gli anni in cui, la propaganda stese il suo braccio inquisitore, sul destino del regno di Ferdinando II di Borbone prima e del sue erede legittimo Francesco II, seppe mettere in campo, tutta una serie di menzogne e di falsità, talmente clamorose che ancora oggi, vengono celebrate come verità sacrosante. Eppure, in un momento di risveglio delle coscienze, presso la camera di Torino, in una tornata del luglio 1864, la verità vera, proferita da Giovanni Raffaele, deputato siciliano, venne alla ribalta nuda e cruda. Certamente, la verità, quella dei protagonisti, messa su con arte, fu un cumulo di invenzioni. Egli proferì di questi macchingegni ai deputati che non si scomposero. D’altronde il Raffaele, quasi divertito per l’inganno arrecato, orgoglioso per i risultati ottenuti, giurava nell’aula dei suoi simili, vilmente la verità: tutto quello che è stato proferito sul conto del Regno duo Siciliano, sugli strumenti di tortura e delle persecuzioni, fu mia fulgida invenzione. E allora! Cosa è accaduto di veramente scandaloso, aggiungerebbe un acuto osservatore? In guerra tutto è permesso. Resta il fatto che una dichiarazione di guerra, non fu mai notificata. Ma si irruppe in suolo nazionale con la complicità della Francia e dell’Inghilterra per abbattere un governo legittimo. Una barbarie politica, un meccanismo perverso si era creato, che non avrebbe avuto ragion d’essere, se la giustizia degli uomini, quella vera, si fosse manifestata in quell’atroce vicenda. La menzogna fatta metodo di propaganda, si muoveva sotto le ali di un sentimento di libertà che arrecò lutti indicibili alla futura nazione Italia. Una libertà mal riposta, perché artata da nascondigli, e da imboscate. Ciarle di cortile, romanzi, invenzioni dello storico, partigianerie tutto fa brodo. Ecco come argomentavano le loro frottole, coscienti della menzogna arrecata e smascherata già a partire dal 1856, due uomini che oggi, passano come grandi eroi di questa patria: Giuseppe Mazzini e Felice Orsini.
Il primo, così decantava in turpiloqui obbrobriosi, il fu Ferdinando II di Borbone
( estratto dal suo Apostolato Popolare: una raccolta di pubblicazioni, provenienti da un giornale mazziniano ) – Pensiero ed Azione, n° del 2 – 16 maggio 1859, alla p. 264:
Rispondi, chi sei oggi? Schiava invilita, tolleri l’onta d’un re di Napoli che la storia ricorderà col soprannome di bomba, il quale flagella i tuoi figli al cavalletto, li tortura colla cuffia del silenzio e li fa morire di sete nelle carceri, nutrendoli di arringhe salate, per istrappar loro di bocca, una rivelazione; l’onta di un re che un uomo di stato inglese, Gladstone, chiamò negazione di Dio. Tolleri l’onta peggior di un prete, padre della menzogna che siede principe, sulle teste di tre milioni di italiani.
Mentre un suo degno collega, l’Orsini, mendace, truffatore, insalubre di mente, schiatto d’odio e di vizioso tormentato rancore, scatena la sua immaginazione politicamente costruita a tavolino per gettar fango, lo dirà la storia sopra un sovrano innocente. Recuperiamo dalla sua raccolta di lettere, intitolata: Lettere edite ed inedite di Felice Orsini intorno alle cose d’Italia 1862, seconda edizione, pp. 171 – 172:

Francesco II di borbone

Degno figlio di Ferdinando II è Francesco II suo figlio. Il Regno di Napoli non ha che una istituzione la Polizia. Ogni distretto ha la sua Commissione per le bastonate. Due birri Ajossa e Maniscalco regnano: Ajossa bastona a Napoli Maniscalco in Sicilia. Ma il bastone non è che un rimedio turco ed austriaco ma, il napoletano re ha una Giunta, un castigo dell’Inquisizione la tortura. Sì perfino la tortura. Uno sbirro per nome Bruno, tiene gli accusati col capo legato in mezzo alle gambe fino a che non confessino. Un altro birro chiamato Pontillo, li pone a sedere sopra una griglia ed accende il fuoco di sotto, è questa la sedia ardente. Un altro birro Luigi Maniscalco parente del capo, ha inventato uno stromento: vi si introduce il braccio o la gamba del paziente, si gira una vite e quel membro è fratturato; è questa, la così detta macchina angelica. Un altro sospende un uomo a due anelli colle braccia ad un muro coi piedi al muro, di contro ciò fatto, salta su quell’infelice, e ne disloca le membra. Vi sono le manette che infrangono le dita della mano; vi ha il cerchio di ferro che stretto da una vite si pone sul capo e serve a far schizzare gli occhi dalla fronte. Taluno spinto dalla disperazione ha potuto fuggire come fece Casimiro Arsimano: sua moglie e le sue figlie sono state prese e messe in sua vece sulla sedia ardente. E quegli che fa commettere sì orribili strazii è Francesco II, giovine di venticinque anni educato alla scuola dei Gesuiti.

Alessandro Fumia

6 comments

  1. Quello che mi colpisce positivamente di Alessandro Fumia è l’innocenza con cui abbraccia le sue ricerche storiche per dare conclusioni partigiane di comodo.Innocenza e candore,che gli impediscono di fare i conti con il clima politico dei tempi investigati,con i sistemi polizieschi per esempio degli stati italiani pre unità,tutti inclusi e nessuno escluso,che spesso davano in appalto a nobili(sic!),notabili e soprastanti l’attività investigativa e repressiva.
    Più volte ho invitato gli storici NEO DUO NAPOLETANI ad investigare negli archivi della polizia borbonica sugli episodi investigativi e sulle azioni di delazioni che ebbero come capofila il Tristo barone Cassibile,messinese, che tradendo il suo popolo,operò per la repressione anche in proprio della rivolta del 1847 – 48,e che nel 1849 fu insignito del titolo di Ministro per la Sicilia per i servizi resi al regno delle due Sicilie.Quando demolirono la sua villa settecentesca a fondo Cassibile,nella parte dove oggi insiste l’ingresso del Policlinico Universitario,negli scantinati furono trovati,murati in celle, spesso incatenati,scheletri umani,che poi furono portati all’Istituto di medicina legale,poi non si seppe più niente,la notizia fu riportatadi rimbalzo da un articoletto della Gazzetta e poi niente più.Eravamo negli anni ’50 del secolo scorso.Non faccio conclusioni affrettate,io non mi sento un AGIT PROP del Regno del Piemonte,sono un convinto repubblicano,ma almeno si concordi per onestà intellettuale,che la rivolta di Messina fu una vera e propria rivoluzione di massa,significa che a Napoli ci andrò io e vedrò.

  2. Il dovere di uno storico, è riportare i fatti, nudi e crudi, aiutandosi con documenti originali. Aver recuperato materiale proveniente, dalla cancelleria della Camera dei deputati di Torino, mi permette di osservare un fatto; questo ricordo di propaganda attiva, nella quale si riconosce aver adoperato la menzogna per raggiungere lo scopo, non esiste in nessun libro di testo. Nessuno ha la possibilità, fra le nuove leve di italiani di decidere dove sta la verità. E io che mi reputo ITALIANO al 1000% voglio capire, voglio conoscere quello che non è dato conoscere a nessuno, anche dopo 150 anni. Antonio hai perfettamente ragione: io sono un candido pensatore, perchè formatosi su una parte della verità storica, ma povero, in quanto che, mi manca l’altra parte che a distanza di tante decadi di anni non mi è stata mai segnalata. Un paese come l’Italia che nasconde la verità storica, anche quella che ha riconosciuto nel più alto organismo parlamentare dell’epoca post unitaria, ma che fellonescamente, omette di ricordare non può dirsi civile.

  3. volendo si può affrontare tranquillamente il discorso tecnico circa i moti del 48, per capire chi furono i protagonsti e cosa avvenne sul serio, e assicuro che tantissime fesserie dette e scritte verrebbero smentitte. Intanto vorrei sapere cosa centrano i repubblicani con la monarchia sabauda, mah!forse un accordo tra “”fratelli muratori? Rivoluzione del popolo? forse, ma dipende da chi la fa la rivolta, quando il popolo insorgeva contro i borbone (di fronte alla cui dinastia, i savoia erano delle caccole!!) era perfetto, quando insorgeva contro i savoia beccandosi le cannonate, come a palermo nel 1866 e tutti i fatti repressivi contro gli stessi che qualche anno prima erano I FRATELLI SICILIANI , a cura del sicliano CRISPI ecc,che avvennero dopo sin quasi alla fine dell’800 ( MA DI CUI NON SI PARLA MAI), allora il popolo era sporco e rivoluzionario no? Potremmo anche parlare dei tantissimi TRADITORI siiciliani e napoletani, in stile COSENZ, MEZZACAPO, ORSINI, LA MASA , ANGUISSOLA ecc ec, tutti ufficiali borbonici , che molto dignitosamente in varie situazioni cambiarono casacca. Questa è l’ italia, mai unita se non sulla carta, che continua a distinguere la storia di serie A e serie B, e non riesce a vedere e trattare il passato con serenità, al massimo racconta la storia da libro cuore.

  4. La villa settecentesca del Cassibile è ancora integra, al suo ingresso vi sono ancora dei grossi medaglioni di pietra con le reali facce di Ferdinando II e Francesco II se sono arrivate fino ad oggi significa che nessuno le ha mai toccate

  5. le rivolte di popolo non erano spontanee. i poveri popolani si ritrovarono sempre vittime delle rivoluzioni. nel 1820 in sicilia insorsero per una leggerezza fatta a napoli, altrimenti la ribellione non sarebbe scoppiata. nel 1848, dopo i fatti di messina, l’esercito rivoluzionario uccise tanti messinesi inermi incolpando le truppe borboniche.

  6. Se dal 1861 noi ex sudditi duosiciliani siamo una colonia italiana un motivo ci sara’. Se dal 1861 noi ex sudditi duosiciliani continuamo ad emigrare al nord e all’estero, in cerca di lavoro, un motivo ci sara’. Se da 50 anni stanno costruendo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria che non finisce mai, un motivo ci sara’. Se a torino esiste il museo “cesare lombroso” dove sono esposte le teste mozzate dei patrioti duosiciliani, un motivo ci sara’…

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