La cuffia del silenzio: una menzogna colossale

La storia ci insegna, che l’opinione pubblica, influenzata da false verità, viene fuorviata a pensare, tutto e il contrario di tutto sul loro governante; ancora peggio accadde, alla gente italiana del tempo dell’unità, quando si accingevano a commentare, le male fatte del tirannico Ferdinando II di Borbone. Fu accusato di essere un despota, un massacratore del popolo, il nemico della civiltà senza ritegno ne dolore, ne rimorso di coscienza d’avanti agli uomini o d’avanti a Dio. Per sua colpa, grave difetto, sarà ricordato il Re bomba per i fatti di Messina: quale peggiore onta per un sovrano, essere il macellaio dei suoi stessi figli. Ma la storia, quella fatta dalla gente onesta, è sovrana sopra il destino degli uomini dirà ben altro di lui. Quella storia, la lotta senza quartiere, costruita a tavolino da una accozzaglia di lestofanti: Cavour, Mazzini, Medici, Bixio e numerosi altri, hanno creato un mostro ricoprendolo di infamia. Lasciamo adesso che i fatti prendano il loro verso. Lasciamo che i testimoni degli stessi misfatti, ricordino e testimonino loro stessi, di cosa hanno contribuito a fare, sul conto di una nazione preda del furore, di una setta, chiamata società. Sia durante gli anni del “Risorgimento” che successivamente, anche decine e decine di anni dopo l’avvenuta unità, si continuerà in maniera fallace, ad affermare cose mai accadute e stragi mai realizzatesi, se non nei progetti dei mistificatori, i veri barbari di una nazione nata sulla menzogna. Un veloce resoconto di documenti, fa comprendere cosa sia stato perpetrato sull’onore di un padre della patria, e sulla memoria di questo grande ed illuminato sovrano, rispetto a un regno quello duo siciliano, mai più ritenuto nazione se non colonia dell’Italia tutta.
La tragedia di un popolo derelitto, negli anni della congiura, viene segnalata grave colpa, sull’affermazione di una autorità composta sul terrore e sul pugno di ferro. In quegli anni, fu fatta girare per i regni di tutta Europa, l’insulto peggiore, da esecrare verso uno Stato da ritenersi tale: passavano nelle cronache dei giornali dell’alta Italia, della Francia, Inghilterra, Belgio e Prussia, gravi colpe addebitate sopra la testa di Ferdinando II di Borbone. Essi commentavano intrisi di una falsa retorica, spergiuro politico, strumento diffamatorio sul conto di un esercizio sistemico alla tortura dei prigionieri, cosi detti politici, quella della famosa tortura della Cuffia del silenzio. Uno strumento questo, attribuito alla mente perversa di un sovrano e dei suoi attendenti, spingevano le folle, a chiederne la testa, come ai tempi della più famosa rivoluzione. Ecco cosa dicevano e scrivevano i diffamatori: dalla fonte, edita da Dimarzo Francesco nel 1868, intitolata: Dei cinque Regni d’Italia Voi II, pp. 208 – 209
Frattanto la stampa dell’alta Italia e quella di Francia e quella di Inghilterra che già ligia alla rivoluzione, allora era stata comprata dal Piemonte, corrotta da Don Neri Corsini mercè il prezzo di 800.000 franchi; più che più si affaccendavano nell’opera di diffamazione del governo borbonico. Era un diluvio di spudorate menzogne, cui l’armento degli uomini aggiustava tanto maggiore fede per quanto erano esse più stolte e però non venivano confutate. Parlavansi di supplizzi occulti, di orribili strumenti di tortura; ritornavonsi sopra, una già sburgiadata calunnia di certa Cuffia di silenzio, di una sedia angelica o di un trapano ardente.( 1) Quando questa atroce calunnia corso per Europa il Governo Napoletano la smentiva producendo testimoni: due Gentiluomini stranieri un Polacco ed un colonnello Prussiano che trovavansi in Palermo, ai quali fu dato di entrar soli nel carcere dove stavano i complici del moto del Bentivegna ed i quali interrogati sul modo onde erano trattati, risposero che nulla avevano a dolersi e che stavano sotto la giurisdizione del magistrato e non della polizia. Ma più che questa testimonianza, valse a sbatter la calunnia una dichiarazione ultroneamente pubblicata in tutti i giornali di Francia e del Belgio dal Signor Moreau Christophe, ispettore generale delle prigioni di Francia il quale, attestava che quella calunnia non aveva neanche il pregio dell’invenzione perocché, fra gli strumenti di tortura che sono nella Torre di Londra, egli vi avesse veduto la cuffia di silenzio, affatto simile al disegno prodotto dai giornali piemontesi. Se si commenta a qual principe servisse, il Signor Moreau e all’epoca In cui pubblicava la sua smentita l’anno cioè 1856, quando rompevansi i rapporti diplomatici con Francia, si vedrà anche meglio quanta fosse la sincerità di quella dichiarazione. Posteriormente il Dottor Raffaeli di Palermo , vantavasi in una sua lettera pubblicata dal Corriere Mercantile di Genova, di aver egli inventato quella calunnia per servir la causa della rivoluzione. E chi mai dopo gli avvenimenti del 1860 ha osato dire di essere stato sottoposto alla tortura?
Nel 1861 poi il Corriere Siciliano, pubblicava che nei sotterranei della fortezza di Castellamare, si erano trovati gli stromenti di tortura suddetti. Ma è egli possibile che le regie armi che nel giugno 1860 uscivano da quella fortezza senza lasciarvi neppur chiodo, vi lasciassero gli stromenti di tortura che venendo nelle mani della rivoluzione, sarebbero stati il più terribile argomento contro la monarchia Borbonica? Ed il Governo di Piemonte non avrebbe con gioia fatto tesoro di questi stromenti ,trovati dalle sue genti e non avrebbe fatto constatarne solennemente dal magistrato il ritrovamento per denunziarlo all’Europa civile? Avrebbe usato discrezione con chi sì crudelmente cacciava di sedia. E questa calunnia destava in processo l’avidità speculativa di certo dottor. Noni saltimbanco medicale e politico, il quale fabbricando istrumenti di tortura come quelli dei quali aveva letto, gli esponeva a Londra con clamorosi manifesti . Ma la calunnia era già vieta e confutata troppo. Però nessuno rispose allo invito del ciarlatano piemontista, laonde costui il 22 settembre 1863 vuoi per delusione, vuoi per rimorso suicida vasi.
Come certifica la fonte, edita nel 1868, la calunnia della cuffia silenziosa e di tutti gli altri strumenti di tortura, era stata smascherata, e rivelata, in una tornata del parlamento italianoi, presso la Camera dei Deputati. Eccone la fonte, edita da Paolo Mencacci nel 1891, intitolata: Memorie documentate per la storia della rivoluzione italiana, vol. IV. P. 124
La migliore confutazione a codeste sole romanzesche, inventate dagli scrittori e vendute alle “sette” viene data dal Dottor Giovanni Raffaele, siciliano, Deputato del Parlamento di Torino, il quale nella Camera stessa (tornata del 16 luglio del 1864) confessa e rivela, di essere egli l’inventore della famosa Cuffia del silenzio e delle torture di Sicilia.
Sulla stessa lunghezza d’onda, si allineano le affermazioni, riportate nella raccolta delle rivelazioni, edite, dallo stabilimento di Amenta nel 1863, intitolate: Rivelazioni storiche della rivoluzione dal 1848 al 1860, vol. unico, pp. 307 – 310
Era con tali modi e con tali perfidi arti che la cuffia del silenzio, come si chiamò questo strumento, fece il giro di certi giornali, e ne riempì le loro colonne, prestando argomento alle loro declamazioni. Ibidem- In Sicilia, in riferimento al nuovo strumento di tortura la Cuffia del silenzio. A tale oggetto il Giornale Officiale, dice che il De Medici, su cui si disse essere stato applicato questo nuovo mezzo di tortura non esiste, non è mai esistita.
Ma la propaganda vittoriosa nel meridione d’Italia, cerca di giustificare, sopra ogni rivelata evidenza, una menzogna svanita nelle stanze della Camera dei Deputati, ma ancora viva e manifesta, negli archivi dei giornali che costantemente adesso, davano forza all’obrobrio per non giustificare la rivolta dei Briganti. Guerra civile in vero, limitata politicamente nelle insegne, lordate pubblicamente, dell’altra propaganda, che ancora cacciava, incarcerava e sommariamente giustiziava per non offuscare il sogno dei mille, e di chi voleva assolutamente credere a quella impresa. Antonio Zobi, recuperando le menzogne, giustificandole come vere, le registrava in una sua opera, intitolata: “Saggio sulle mutazioni politiche avvenute in Italia”, stampandone il contenuto nel 1870, vol. I, p. 297 eccone un breve stralcio.
Anche l’applicazione della Cuffia del silenzio, l’abbiamo rivelata dai documenti originali, veduti nell’archivio del predetto Dicastero, dal quale pur si ricava, come alcuni resistenti a quella orribile tortura, erano quindi rinchiusi in sacchi e tuffati in mare, nella parte più recondita del golfo palermitano per renderli docili ed accusarsi nei costituti cui erano in seguito sottoposti.
L’importanza storica di queste memorie, dimostra come, molti anni dopo l’avvenuta unità, la Nazione Italia, tacesse la verità al popolo, quando le Istituzioni ne erano oltremodo informati della colossale messa in scena. Essi non solo, non fecero nulla per impedire la divulgazione di false attribuzioni, verso uno stato che di fatto non esisteva da dieci anni, ma rincaravano la dose, moltiplicando gli imbrogli e perseguitando chi osava rivelarli alla opinione pubblica. I suoi delatori, forti di una fornita biblioteca e legittimati nell’opera persecutoria, avanzavano ipotesi che diventavano certezze. E quando alcuni bene informati, incominciarono a segnalare le menzogne, smascherate nel più alto degli scanni dell’Italia, c’erano subito altri sbirri che rinnegavano anche l’evidenza. Così non ce da sorprendersi, quando si leggono le pagine di Giacomo Oddo, quando nel 1863 scriveva a p. 31 e successivamente nella ristampa del 1865 scriveva consapevole: la tortura dei secoli barbari, tutte stanno nelle mani del Maniscalco per tormentare le povere vittime, per costringerli a rivelare i compagni, per spingere l’innocente stesso a confessarsi reo di alto tradimento, onde cessar così di soffrire il bastone, o la cuffia del silenzio o la pena di essere ravvolto in un sacco e poi tuffato e rituffato in mare.

Alessandro Fumia

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