Giorno: agosto 30, 2011

Carlo Falconieri, architetto e critico d’arte

Nato a Messina il 20 ottobre 1806, fu un grande architetto e critico d’arte, di fama riconosciuta in tutta Europa.
Figlio di Natale Falconieri, commerciante, e Marta La Conti, mostrò già da giovane l’interesse sia per gli studi letterari (seguendo gli insegnamenti del fratello maggiore Giuseppe), che per quelli artistici, in particolar modo per il disegno e per l’architettura.
Compì i suoi primi studi a Messina, formandosi presso la scuola «Regio Collegio Carolino» del pittore Letterio Subba. Quando nel 25 marzo 1821 Messina insorse ribellandosi alla sovranità borbonica, il giovane ribelle e avventuriero non esitò a partecipare alle prime sollevazioni liberali.
Appena ventenne, Falconieri si segnalò da subito come uno degli allievi di maggiore talento, ottenendo la nomina a socio ordinario nella classe di lettere e arti dell’Accademia Peloritana.
Nel 1828 debuttò come scrittore d’arte, pubblicando a Firenze un sapiente e dettagliato studio su un affresco del Seicento del pittore Andrea Suppa, conservato nella chiesa messinese della Santissima Annunziata dei Teatini (Dissertazione sopra un dipinto a fresco di Andrea Suppa). Per il Falconieri fu l’inizio della sua intensa e polemica attività di pubblicista, oltre che di teorico e critico, rivolta su temi architettonici e storico-artistici, che s’affiancherà all’attività di architetto per tutto l’arco della sua vita.
Dotato di un ingegno eclettico e vivace, pronto a recepire le novità e i mutamenti del gusto, aderì alle poetiche neoclassiche, interpretate con misura e rigore, adattandole alle tendenze del neogotico.
Nel 1830 si trasferì a Roma per perfezionarsi negli studi architettonici e per esercitarsi nel disegnare le antichità classiche e i più celebrati monumenti del Cinquecento.
Tra i suoi primi lavori si ricordano una ricca serie di studi sui monumenti antichi di Roma (il Pantheon, il teatro di Marcello, il Colosseo, le terme di Caracalla, l’arco di Tito, la colonna Traiana, i templi della Concordia e della Fortuna Virile, ecc….) e su alcuni palazzi (palazzo Massimi, Farnese, alla Cancelleria, ecc….), oltre ai disegni di interni di chiese e dei più famosi monumenti funerari del Medioevo e del Cinquecento esistenti a Napoli.
Inseritosi ben presto nell’ambiente artistico e letterario romano, il Falconieri strinse amicizia con il pittore Camuccini, esponente autorevole del neoclassicismo di derivazione accademica.
Collaborò insieme agli architetti Francesco Gasperoni e Giuseppe Servi alla fondazione de “il Tiberino”, giornale d’informazione e critica artistica che aveva l’intento dichiarato di difendere il neoclassicismo e condannare il romanticismo “che minaccia dì attossicare la pianta della nostra arte”.
Nel 1833 progettò un cimitero monumentale a Napoli e mai realizzato, improntato ai rigidi canoni dell’architettura neoclassica, con un largo uso di colonnati, emicicli, cupole emisferiche ed altri elementi decorativi di derivazione classica.
Durante la sua permanenza a Napoli, continuò la sua attività di scrittore: “Memoria intorno il rinvenimento delle ossa di Raffaello Sanzio”,“Memoria intorno alla vita e alle opere di Bartolomeo Pinelli” (1835) e “ il Ponte di Rialto in Venezia” (1838).
Nel 1838 il Falconieri partecipò al concorso per il progetto per la costruzione del primo grande teatro in Sicilia, denominato “Santa Elisabetta di Messina” (in omaggio alla regina Elisabetta di Aragona), oggi Teatro Vittorio Emanuele. Vi presero parte anche altri architetti messinesi quali Mallandrino, Brigandi e Subba, ma fu poi il napoletano Pietro Valente ad aggiudicarsi l’incarico, appoggiato dal presidente della commissione Antonio Niccolini, uomo di origine toscana ma napoletano d’adozione.
Durante la realizzazione del suddetto teatro, Carlo Falconieri vi lavorò comunque, pur con la nomina ad “architetto dei dettagli”. Nel giro di pochi anni, però, gli vennero affidati dal Municipio di Messina diversi altri lavori (forse per intervento diretto del governo borbonico).
Scrisse a Messina nel 1840 un testo monografico “Ricerche intorno al bello dell’architettura dedotte dall’estetica, dalla storia, e dai monumenti “, inserendo brevi riflessioni sullo stato di allora dell’architettura in Italia. Nel 1842, fu incaricato dal Senato di progettare una “macchina”, in stile neogotico, per eseguire i fuochi pirotecnici, in occasione dei solenni festeggiamenti per i 18 secoli di devozione della città di Messina al culto della Madonna della Lettera.
Nello stesso anno progettò una fontana monumentale celebrativa, posta inizialmente a piazza Ottagona in borgo S. Leone (oggi piazza Juvarra), in marmo. Finita di realizzare l’anno successivo, dopo che fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1908, venne rimossa dall’ubicazione originaria e trasportata in frammenti al Museo nazionale per essere poi restaurata nel 1957. Spostata nella piazza Basicò, dove si trova tuttora, venne denominata Fontana Falconieri.
Riprendendo lo schema cinquecentesco a vasche sovrapposte, ha una vasca centrale, di forma ottagonale, contornata da altre quattro piccole vasche sormontate da figure mostruose in ghisa con il corpo di cavallo marino e con le teste, rispettivamente, di uomo, di uccello, di pesce e di leone. Al centro un alto basamento marmoreo, riccamente ornato con motivi fitomorfi, sorregge una vasca più piccola sulla quale si erge una stele con elementi decorativi compositi.
Carlo Falconieri progettò altre opere per Messina, molte delle quali sono purtroppo andate distrutte col terremoto del 1908, fra cui si ricordano:
-il palazzo del Peculio Frumentario, con prospetto ad emiciclo;
-il tempietto di stile ionico (1839), a pianta rotonda, destinato ad accogliere al centro il monumento a Francesco Maurolico (1857) dello scultore messinese G. Prinzi, realizzato all’interno della villa Flora, oggi denominata villa Mazzini;
– la villa–castello che realizzò per Tommaso Landi nel 1847, su un’altura che dominava il Torrente Boccetta.
Quest’ultima opera è tuttora esistente, sebbene alquanto rimaneggiato e soffocato da costruzioni di epoca recente e rappresenta forse la sua opera messinese più bella.
Si tratta di una sorta di originale villa in stile neogotico di derivazione siculo-catalana, come egli stesso chiarisce in una lettera al committente del 1872, caratterizzata dalle merlature, dalle lesene traforate e dalle torricelle esagonali agli angoli del corpo centrale dell’edificio, in cui sono chiaramente ripresi alcuni elementi decorativi da edifici quattrocenteschi taorminesi e da alcune bifore gotiche del Duomo di Messina.
I lavori di costruzione di questo villino furono eseguiti solo in minima parte sotto la sua direzione; proseguiti da altri dopo il 1847 e fino al 1850 e poi sospesi per un lungo periodo fino a che nel 1872 alcuni particolari, come la scala interna, vennero studiati e realizzati dall’architetto messinese Savoja con l’approvazione del Falconieri.
Proprio in quel periodo riaffiora in lui ancora una volta la sua indole ribelle di autentico patriota e, nel 1848, è fra le barricate a combattere durante i moti rivoluzionari messinesi antiborbonici.
Con la restaurazione borbonica, fu costretto a fuggire in esilio prima in Francia e poi, per circa quattro anni, andò a risiedere a Londra. Accompagnato dai suoi intensi studi e ricerche, pare che Falconieri eseguì lavori a Buckingam Palace e che progettò anche un imponente e scenografico cimitero che non fu mai realizzato.
Ritornato in Italia, passò alcuni anni tra la Liguria e il Piemonte, realizzando parecchi edifici pubblici e privati a Genova e Torino. In particolare, vinse il concorso bandito dall’Accademia Albertina di Torino per la costruzione del progetto del teatro lirico di Savona, i cui lavori, iniziati nel novembre 1850 sotto la direzione dell’architetto savonese Cortese, vennero portati a termine nel 1853.
Fu inaugurato nell’ottobre del 1853 con l’”Attila” di Giuseppe Verdi e intitolato a Gabriello Chibrera (1552 – 1638), massimo poeta savonese.
Centro di tutte le attività musicali di Savona, il teatro è caratterizzato da un’imponente facciata neoclassica. Il prospetto del teatro è dominato da un imponente pronao a due ordini con frontone decorato da altorilievi, che introduce nell’atrio, scandito da colonne doriche, e nell’ampia e armoniosa sala, con forti colonne corinzie che delimitano il boccascena. La sala è a ferro di cavallo con tre ordini di palco e loggione.
Il governo nazionale gli affidò successivamente l’incarico di Ispettore generale del Genio civile, in qualità di ingegnere architetto, e lo nominò membro del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.
Quando, per ordine di Napoleone III, Firenze divenne la capitale del Regno d’Italia, fu necessario preparare un’aula sulle rive dell’Arno ai deputati ed ai senatori. Il Ministro dei lavori pubblici Stefano Jacini affidò a Carlo Falconieri, con decreto del 24 novembre 1864, la commissione di dirigere e sorvegliare i lavori di adattamento del Palazzo Vecchio e del Teatro Medici agli Uffizi, sedi delle due Assemblee legislative e di altri uffici governativi (Ministero degli Esteri, Prefettura, Corte d’Appello, Corte suprema di Cassazione, Direzione del Lotto).
Tale incarico gli suscitò invidie e gelosie nell’ambiente fiorentino, tanto che venne accusato di “falsità strumentale” , sebbene i lavori fossero stati eseguiti nei tempi prescritti e rispettando gli impegni di spesa.
Nel 1865 stampò nella tipografia della Gazzetta di Firenze un opuscolo “Intorno alla novella Camera dei Deputati, ragioni di Carlo Falconieri”, dove ammise che, nel concepire il suo disegno dell’aula parlamentare, “Firenze non fosse altro che una tappa per condurlo a Roma, al sospirato compimento delle nazionali aspirazioni”.
Per avere commesso frodi e peculati nel dirigere tali lavori, venne arrestato, processato e condannato dalla corte d’assise di Firenze a tre anni e mezzo di carcere, con sentenza del 21 agosto 1867.
La sua posizione era stata aggravata dal tentativo di corruzione di un funzionario della prefettura, incaricato dell’inchiesta, e della fuga con la quale aveva cercato, senza riuscirvi, di evitare l’arresto. Il ministro Jacini ottenne la condanna per diffamazione di un giornale che aveva tentato di coinvolgerlo nello scandalo. Dopo una lunga controversia legale con il Regio Demanio, la Corte dei Conti rigettò il ricorso del Demanio, scagionandolo da ogni accusa.
In quella occasione più di 800 messinesi (intellettuali, politici e cittadini comuni), in segno di stima e di affettuoso sostegno, sottoscrissero un attestato di solidarietà all’illustre concittadino, che lo stesso Falconieri ricambiò, nella dedica della “Vita di Vincenzo Camuccini…”, sua ultima pubblicazione data alle stampe a Roma nel 1875, con queste parole:
“Alla diletta patria Messina che sdegnosa guardò il lutto del suo vecchio esule artista oggi su di lui lieta riversa un tesoro di affetto pel recuperato onore questo umile lavoro nella piena del cuore commosso offre riverente e consacra”.
Non si hanno altre notizie della sua attività fino alla morte, in quanto molti dei suoi progetti sono andati dispersi. Rimangono però le testimonianze scritte e le poche opere realizzate che consentono di inserire la personalità del Falconieri, fra le più interessanti, nel campo architettonico dell’Ottocento, in ambito meridionale.
Morì a Roma il 15 marzo 1891, trovando sepoltura nel Campo Verano, lontano dalla sua Messina, a cui egli era fortemente legato e verso cui riuscì comunque a donare un forte ed operoso contributo.

Fabio Marletta

Centro di Studi Storici e Promozione Culturale “Virtus et Sapientia”

Il Centro di Studi Storici e Promozione Culturale “Virtus et sapientia” è un’associazione nata da un’idea di Armando Donato e di Antonino Teramo.
Lo scopo è quello di incentivare il turismo culturale e di valorizzare le risorse culturali e paesaggistiche di Messina e della sua Provincia utilizzando a pieno titolo le professionalità dei soci e di quanti si prefiggano gli stessi obiettivi e siano disposti a collaborare.
La cultura, intesa come risorsa, non è sfruttata dal settore pubblico per creare occupazione e tutelare i resti del passato. Per questo è necessario un impegno concreto di chi ha le competenze per riempire il vuoto di idee e di azioni in questo settore importantissimo che non può essere assolutamente trascurato.
Il nome dell’Associazione contiene un invito alla correttezza morale: la sapienza, intesa come conoscenza nella continua ricerca della verità, deve essere accompagnata dalle virtù per poter essere davvero completa.
Nella simbologia del logo, rappresentato in uno scudo araldico, sono concentrate tutte le intenzioni appena espresse.
L’Associazione ha come obiettivo lo sviluppo, la diffusione e l’organizzazione di attività culturali comprese quelle escursionistiche, didattiche e ricreative che concorrono a favorire lo sviluppo della cultura storica, della valorizzazione del territorio e della difesa dell’ambiente.
In particolar modo l’Associazione vuole:
– promuovere lo sviluppo del turismo culturale e la valorizzazione storico culturale del territorio di Messina e della sua Provincia attraverso la proposta di idee e mediante iniziative concrete;
– incentivare l’investimento di risorse materiali e umane per il turismo culturale;
– promuovere la cultura in ogni suo aspetto, compresa la lingua italiana ed il dialetto siciliano, le tradizioni religiose, le tradizioni popolari, la musica, l’arte, le tradizioni culinarie;
– valorizzare e conservare ma anche produrre cultura mediante l’organizzazione o la partecipazioni a convegni, seminari, corsi, incontri, escursioni, mostre e tutto quanto sia utile alla realizzazione delle finalità sociali;
– promuovere e favorire lo sviluppo dell’ escursionismo nel suo complesso, ovvero le attività relative alle visite guidate, manifestazioni escursionistiche, sentieristica, trekking, nel rispetto della natura e delle tradizioni locali, promuovendo tutto quanto necessario per assicurare l’informazione e la divulgazione;
– in modo particolare si occuperà dello studio e della valorizzazione di appositi percorsi dall’elevato contenuto storico, ricchi di testimonianze e vestigia ancora esistenti;
– effettuare studi e ricerche storiche in tutti i settori: storia e achitettura militare, araldica, numismatica e tutti gli ambiti della ricerca storica che sono utili al raggiungimento dei fini sociali;
– curare la pubblicazione di notiziari, riviste, bollettini, guide, mappe e ogni altro materiale anche in forma digitale e tramite internet, destinato a divulgare la conoscenza del territorio, dell’ambiente, dell’escursionismo e del patrimonio storico di Messina e Provincia;
– collaborare con enti e associazioni operanti nel settore culturale, storico militare e della rievocazione storica;
– eventualmente gestire e procedere alla manutenzione di immobili storici, sentieri, rifugi, manufatti, e attrezzature varie e quanto attinente alla realizzazione degli scopi dell’Associazione.
Il sito internet dell’Associazione “Virtus et sapientia”, si trova all’indirizzo: http://vesmessina.altervista.org