Giorno: agosto 21, 2011

Peti pitali

Disposti in cerchio o in fila, seduti con le gambe allungate, al declamare di questi versi venivano toccati, da chi dirigeva il gioco, uno dopo l’altro i ginocchi dei partecipanti.
Il concorrente il cui ginocchio veniva toccato per ultimo ritirava la gamba. Si ripetevano quindi la cantilena e la conta fino a far ritirare via via tutte le gambe meno una, che era quella del vincitore. Naturalmente gli eliminati dovevano “pagare un pegno” e per riaverlo erano tenuti a sottoporsi ad una “penitenza”.

Peti peti pitali,
annamu a Roma a ccumpagnari
la curuna di lu re.
Quantu fannu cincu e sei?
L’acqua, l’acqua a pallina
rumpi la cima,
cima cimanti,
ferru firranti,
Ciccu baruni,
nesci fora
e vatìnni tuni.