Giorno: agosto 20, 2011

E fa la vò

Ninnananna particolarmente dolce, delicata e armoniosa. Il sonno è qui personalizzato quasi, e viene da lontano, mentre sono insistentemente invocati, per favorirne la venuta, il Signore, la Madonna e i Santi, i quali appaiono umanizzati e trattati con ingenua, spontanea familiarità, come del resto avviene di consueto in questo tipo di cantilene. Non si esagera certo affermando che alcune di queste rime toccano vertici di autentica poesia.

Beddu è lu sonnu e beddu hiavi lu nomu,
e cu lu battiau è un galantomu.
E fa la vò.

Sant’Antuninu, quann’era malatu,
tutti li santi annaunu a visitallu.
E fa la vò.

A Madunnuzza ci puttau n granatu
e lu Signuri n aneddu i domanti.
E fa la vò.

E veni sonnu, veni e nun taddari,
tu a stu figghiu mi ll’hai ddummintari.
E fa la vò.

Viniti sonnu, viniti di luntanu,
a stu figghiu pigghiatulu pi manu.
E fa la vò.

Lu sonnu è fattu pi li picciriddi,
massimamenti pi li figghi beddi.
E fa la vò.

Sant’Antuninu mannatici lu sonnu,
la sira, la matina e u menzionnu.
E fa la vò.

Lu sonnu è beddu, lu sonnu è d’amuri,
stu figghiu lu ddummenta lu Signuri.
E fa la vò.

Lu sonnu è beddu, lu sonnu è galanti,
stu figghiu lu ddummentunu li santi.
E fa la vò.

Ghiamai un santu e nni vinnunu setti,
vinni puru u Signuri e san Gnuseppi.
E fa la vò.

Beddu è lu mari e beddi su li pisci,
chi beddu è stu figghiu quannu crisci.
E fa la vò.

Beddu è lu mari e bedda è la marina,
chi beddu è stu figghiu quannu camina.
E fa la vò.

Torre Bianca

La Torre Bianca, conosciuta anche col nome di Torre Mazzone, è situata sulla costa tirrenica tra la Torre del Faro e la spiaggia di Mortelle proprio a difesa di un canale che univa il mare al cosiddetto lago piccolo e a difesa della costa. La struttura che vediamo ai giorni nostri è un tipico esempio di Martello Tower inglese: costruita appunto dagli inglesi nel primo decennio dell’ ‘800 quando la Sicilia, minacciata da Napoleone, era sotto la protezione militare Britannica. La torre era perfettamente integrata in un sistema di fortificazioni costiere che gli Inglesi misero in atto in quegli anni e di cui è possibile trovare dei resti anche non molto lontano.. La torre è assolutamente analoga nella tipologia ad altre torri costruite in ogni angolo dell’impero britannico: dall’Inghilterra, all’Irlanda, dal Canada alla Giamaica, dallo Sri Lanka agli Stati Uniti. Esattamente come le tipiche Torri Martello infatti, presenta una pianta circolare e mura molto spesse (dai 4 ai 2 metri) in grado di resistere ai colpi di artiglieria navale dell’epoca; la forma conica, simile a quella di un secchio rovesciato, contribuiva infatti a deviare i colpi di cannone nemici con la curvatura e l’inclinazione delle mura. Il piano superiore, scoperto, era occupato da un cannone di 24 o 32 libbre (libbre inglesi), in grado di ruotare a 360 gradi mediante un particolare affusto in legno su delle travi che fungevano da rotaie e facevano leva su un perno centrale. A tale perno corrisponde nei due piani sottostanti un pilastro posto proprio al centro dell’edificio in grado di reggere il peso del cannone e del relativo affusto ma anche assorbire l’onda d’urto dei colpi di cannone sparati dalla torre mitigandone l’effetto. E’ proprio questo pilastro un altro elemento che accomuna la Torre Mazzone alle Martello Towers presenti nel resto del mondo. Il piano intermedio era originariamente accessibile dall’esterno attraverso una scaletta retrattile ed era destinato a diversi usi: cucina, dormitorio e altri scopi logistici, il piano sotterraneo invece era utilizzato in parte come cisterna in parte come deposito.
Il topografo W.H.Smith tra il 1814 e il 1815 effettuò delle rilevazioni delle coste siciliane, lavoro propedeutico alla pubblicazione di una cartografia nautica pubblicata poi nel 1825. Smith parla di due torri martello nei pressi del faro di Messina, una delle quali è certamente identificabile con la Torre Mazzone. Nell’Archivio di Guerra di Vienna è conservato un carteggio con disegni delle torri martello siciliane eseguiti qualche anno dopo sotto il comando del generale dell’esercito austriaco Bernardo Caboga e tra questi disegni appare anche un disegno della Torre Bianca.
E’ certo che nello stesso luogo sorgesse, prima dell’edificazione dell’attuale edificio, una torre costiera come attestano alcuni documenti del XVIII secolo. In particolare un testo del 1709 la torre viene presentata non solo col solito nome di Torre Mazzone ma anche con l’inedito toponimo di Torre Scollato. Sappiamo da altri documenti, in particolare in una relazione pubblicata nel 1749 a Palermo sulla peste di Messina del 1743, che la Torre Mazzone fu destinata in quell’occasione a essere deposito di viveri provenienti da Milazzo. Questo porta a dedurre che in quei luoghi esisteva già una fortificazione che gli inglesi o distrussero o rimaneggiarono, tanto da renderne difficile l’individuazione di architetture precedenti nella riedificata torre ottocentesca.
Un fascio littorio sopra la porta d’ingresso testimonia l’utilizzo della torre anche durante il ventennio fascista e in epoca relativamente recente, quando fu usata come supporto per numerose antenne per telecomunicazioni. Osservando attentamente sono evidenti i segni causati da ordigni aerei degli Alleati durante il secondo conflitto mondiale, in questo senso è da considerare la vicinanza della torre ai punti di attracco delle motozattere italiane MZ che nel luglio – agosto 43 portavano le truppe italiane in ritirata dalla Sicilia a Scilla.
Attualmente la torre è in stato di abbandono e bisognosa di restauri, esattamente come l’altra quasi identica che si trova nel vicino villaggio di Ganzirri. Il modello virtuoso di altre torri della stessa tipologia in altre parti del mondo, valorizzate come musei, sale mostre, luoghi per rievocazioni storiche e comunque sempre restaurate e tenute con cura è certamente una prospettiva di recupero di uno dei tanti gioielli della costa messinese.

Antonino Teramo