Giorno: agosto 18, 2011

Giuseppe Moleti (o Molezio)

Nato a Messina il 1 maggio 1531 e morto il 25 marzo 1588 è stato uno dei maggiori scienziati italiani della sua epoca, oltre che matematico, cosmografo e geografo;  insegnò medicina, matematica e astronomia all’Università di Padova e alla sua morte gli succedette alla cattedra nientemeno che Galileo Galilei.
Si deve la sua maggior reputazione, ricolmata con favori e doni, al fatto di esser entrato a far parte di quella commissione di cinque dotti che nel 1582, su incarico dell’allora Pontefice Gregorio XIII e della Repubblica di Venezia dei Gonzaga, compose le celebri “Tabula Gregorianae” che servirono alla riforma del calendario, (per intenderci quello tuttora vigente).
Giuseppe Moleti nacque da antica famiglia messinese, che si era distinta nei secoli per le gesta compiute e per le alte cariche ricoperte da molti suoi membri. Dimostrò presto una spiccata attitudine per le discipline scientifiche, matematiche e filosofiche e fu allievo del grande Francesco Maurolico, che contribuì notevolmente alla sua formazione culturale. Presto acquistò notorietà e fama anche fuori della sua città, grazie anche agli intensi rapporti che si erano ormai instaurati tra la Sicilia e le altre regioni italiane, e il suo prestigio si accrebbe ovunque, oltre che per la sua cultura poliedrica, anche per la integrità dei suoi costumi e per la affabilità del tratto, che rendevano particolarmente gradevole e ricercata la sua compagnia.
La sua fama giunse anche al Duca di Mantova, Guglielmo Gonzaga, il quale “ipsius doctrinae excellentia ac fama permotus” –come si legge negli Annali del Gallo- lo pregò “strettamente … acciò istruir volesse Vincenzo Gonzaga suo figliolo” e in particolare affinché “mathematicis disciplinis imbueret” (Mongitore).
Accettato l’incarico, il Moleti si trattenne a Mantova per circa dodici anni, durante i quali promosse l’istruzione del giovane principe, proseguendo, nel contempo, gli studi e le ricerche che gli avevano procurato sì larga fama, in ciò favorito anche dalla maggior facilità di contatti e rapporti con gli studiosi dei vicini atenei.
L’attività del Moleti e la pubblicazione delle sue opere attirò intanto l’attenzione del governo della Repubblica di Venezia che, nell’intento di potenziare il celebre Studio di Padova, chiamò lo studioso a ricoprirvi, con lauto compenso, la cattedra di matematica.
L’insegnamento del Moleti a Padova, accompagnato dalla redazione e pubblicazione di nuove originali opere, pose in evidenza le sue doti (“Omnes qui in ea cathedra ipsum praecessere longe superavit” si legge in un documento della Repubblica veneta). E contemporaneamente egli approfondì e concluse gli studi matematico-astronomici che condussero alla riforma del calendario.
Incaricato espressamente dal Senato veneziano e dal Pontefice Gregorio XIII, Giuseppe Moleti si dedicò con impegno a tale compito, redigendo tra l’altro le tavole (poi dette Gregoriane) che costituirono il necessario supporto per la riforma, ufficialmente introdotta, con decreto del Pontefice, a decorrere dal 15 ottobre 1582 e tuttora vigente. Per il suo fondamentale contributo alla riforma fu corrisposto allo studioso dal Senato veneto un premio di duecento aurei e dal Pontefice uno di trecento.
Durante il lungo periodo di insegnamento all’Università di Padova, protrattosi sino alla morte, furono intensi i rapporti del Moleti con gli studiosi degli altri centri culturali. Risalgono a quel periodo, tra l’altro, i rapporti con Galileo Galilei di cui si ha notizia. Risulta in particolare che il Galilei, il quale aspirava ad ottenere la “lettura” di matematica a Pisa, comunicò alcune sue ricerche sui centri di gravità al Moleti, lettore di matematica a Padova, e al dotto matematico Guidobaldo Del Monte, comunicazione il cui apprezzamento da parte dei destinatari è da ritenere abbia favorito il conferimento dell’incarico.
Tale apprezzamento non fu certamente privo di peso quando, rimasta vacante, alla morte del Moleti, la cattedra di Padova, alla stessa venne chiamato proprio il Galilei. Si legge, in proposito, in un provvedimento del governo veneto, in data 26 settembre 1592:
«Per la morte del Moleti, che leggeva nello studio di Padova le matematiche, che vaca già da molto tempo quella lettura … perché non si ha trovato suggetto corrispondente al bisogno … si è convenuto di eleggere in suo loco, ora che si ritrova D. Galileo Galilei, che legge in Pisa con sua grandissima laude et si può dire che sia il principale di questa professione »
Riconoscimenti che si riflettono anche sul Moleti, predecessore del Galilei, che solo con questo, dopo lunga vacanza, si era ritenuto di poter sostituire.
Universalmente compianto, Giuseppe Moleti era deceduto, in attività di servizio, il 25 marzo 1588. Fu sepolto a Padova, nella chiesa di San Francesco, nei pressi dell’Università, ove aveva per lunghi anni dedicato la sua operosa vita all’insegnamento. Sulla lapide marmorea si legge, sormontata dallo stemma di famiglia, la seguente epigrafe:
« IOSEPHO MOLETIO MESSANENSI / DOCTRINA PROBITATE AFFABILITATE VIRO CLARISS. POST EGREGIAM OPERAM DATAM VINCENTIUM / MANTUAE PRINCIPI SERENISS. AD MATHEMATICAS DISCIPLINAS INSTITUENDO IISDEM PER AN.XII IN GYMNASIO PATAVINO INTERPRETANDIS / OPER. LUCUBRANDIS KALENDARIO EX VOLUNTATE GREGORII XIII PONT. MAX. ET MANDATO SERENISS. VEN. PROCURATORES HAEREDITATIS AN. MLXXXVIII. »
Nulla, invece, ricorda oggi Giuseppe Moleti nella città che gli ha dato i natali.

Salvatore Quasimodo, illustre Siciliano e cittadino onorario Messinese

Il 20 Agosto sarà il centodecimo anniversario della nascita di Salvatore Quasimodo.
Egli è stato fra i maggiori poeti e letterati italiani del Novecento, premio Nobel per la letteratura nel 1959.
Nacque a Modica (Ragusa) il 20 Agosto del 1901, la prima parte della sua vita è segnata indelebilmente dalla presenza a Messina, al seguito del padre, Capostazione delle Ferrovie dello Stato, assegnato dopo il terremoto del 28 Dic. 1908, nella Città dello Stretto, per riorganizzare la stazione ferroviaria, sconvolta pesantemente dal Sisma. La sua prima casa a Messina fu un vagone ferroviario, nel 1919, conseguì il diploma di geometra presso l’Istituto Tecnico A. M. Jaci a Messina. In quel periodo, il giovane Quasimodo, ebbe un incontro fondamentale per il suo futuro di Poeta e Letterato, incontrò e fece amicizia con Salvatore Pugliatti e la sua cerchia di giovani amici, fra cui quel Giorgio La Pira che poi fu grande Sindaco di Firenze, Pugliatti infatti divenne giurista ed illustre Rettore dell’Università di Messina.
Dopo il diploma, Salvatore Quasimodo lasciò la Sicilia, per un periodo di lavoro a Roma, dove cominciò a studiare il Latino ed il Greco, in Vaticano, da Mons. Rampulla del Tindari, questo fatto assume estrema importanza nel prosieguo artistico di Quasimodo, in quanto gli consente di immergersi nei classici latini e greci, di cui fu anche avvertito traduttore, inserendo in quest’opera la sua personale sensibilità poetica e letteraria, individuando quel collegamento fra la poetica, il dramma e la spiritualità greca, in particolare, con la sua formazione culturale siciliana, che in gran parte risente del ricordo della Magna Grecia.
Il suo ritorno in riva allo Stretto, con l’assunzione al Genio Civile di Reggio Calabria, vede il ritorno ai rapporti con Messina, con la sua editoria e pubblicistica letteraria, che al tempo era molto vivace ed attiva, e con Salvatore Pugliatti in particolare.
In questo periodo reggino e messinese, nel 1930, esce il volume “Acque e terre” che diviene compendio completo dei primi 10 anni di produzione poetica del Poeta.
Il primo periodo di Quasimodo è marcato dalla nostalgia per la Sicilia, che Lui, come abbiamo visto, acquisisce al mondo ellenico, compongono una sorta di neo romanticismo, molto particolare, con i panorami, i sentimenti, i ricordi maturati interra di Sicilia. Nel 1931, si trasferisce ad Imperia e con la vicinanza con le grandi realtà del Nord, come Milano e Genova, lo porta ad abbracciare la corrente poetica dell’Ermetismo, di cui diviene uno dei maggiori esponenti, tanto che la sua seconda pubblicazione, “Oboe Sommerso” diventa una sorta di manifesto di questa corrente poetica. La sua freddezza per il regime fascista, se non avversione, non rallenta la sua creazione poetica e letteraria, ed è in questo periodo, che matura le sue convinzioni sul rapporto fra poesia ed arte in generale e potere politico. La guerra poi, con i suoi drammi porta Salvatore Quasimodo sul terreno del Realismo, un Realismo molto particolare, di partecipazione al dramma collettivo, alle speranze ed alle lotte per la libertà e per la democrazia, nel 1947 esce dalle stampe della Mondatori la raccolta “Col piede straniero sopra il cuore” dedicata al periodo bellico ed alle sue simpatie per la Resistenza;di questa raccolta fa parte l’Ode alle “fronde dei salici” che ci dà un alta interpretazione della poetica di Quasimodo, positivamente contaminata dal dramma classico:

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

PREMI LETTERARI :

1950 – Premio San Babila
1953 – Premio Etna Taormina
1953 – Premio Viareggio

Nel 1959 gli viene assegnato il premio Nobel per la Letteratura, la sua candidatura era stata sostenuta da grandi personalità, come Carlo Bo e Francesco Flora;a Stoccolma, all’assegnazione del Premio Nobel, pronuncia il discorso “Il poeta ed il politico” che si rifà all’omonimo saggio che pubblicherà nel 1960, in cui affronta il rapporto dell’autonomia della cultura rispetto al potere politico.

RICONOSCIMENTI :

Nel 1960 viene insignito dall’Università di Messina della Laurea Honoris Causa, nonchè della cittadinanza onoraria della Città di Messina, nel 1967, anche la prestigiosa Università di Oxford, gli conferì la Laurea Honoris Causa, colpito da un ictus ad Amalfi, morì all’Ospedale di Napoli, il 14 Giugno 1968, le sue opere sono conosciute in tutto il mondo, esse sono state tradotte in 40 lingue.

Antonio Cattino

Rispetto ad alcuni appunti di carattere squisitamente anagrafico, dico questo: Salvatore Quasimodo, un bambino a nome Salvatore Quasimodo, nacque a Modica il 20 Agosto del 1901, da padre di Roccalumera (ME), ferroviere, trasferitosi per ragioni di lavoro in altri comuni, fra cui Modica, questo bambino il 22 Settembre del 1901 fu battezzato a Roccalumera, paese del padre e del nonno, fino al gennaio del 1909, quando il padre fu trasferito a Messina, per riorganizzare la stazione ferroviaria sconvolta dal terremoto, le frequentazioni di questo bambino a Roccalumera sono ricorrenti. La casa di Famiglia Quasimodo, si trovava in via Umberto I a Roccalumera, al cimitero di Roccalumera vi è sepolta la Sorella Rosina sposa di Elio Vittorini, la formazione della Persona Quasimodo e dell’intellettuale Quasimodo avviene nella Città di Messina, la scuola, l’amicizia con Salvatore Pugliatti ed altri fra cui Giorgio La Pira, o i primi rapporti con la pubblicistica e l’editoria messinese, sono tutti fatti formativi del giovane Salvatore Quasimodo, che il conferimento della Cittadinanza Onoraria… ha ufficialmente riconosciuto e sistemato anche ai fini della verità storica. Senza alcuna polemica con il rispetto dovuto ad ogni opinione espressa.