Giorno: marzo 13, 2011

Pietro Cuppari: illustre italese

Sono passati 141 anni dalla morte di Pietro Cuppari, illustre scienziato-agronomo italese noto in tutta Italia. Sono numerosi gli istituti scolastici che portano il suo nome in diverse regioni d’Italia.  Anche nella nostra provincia, oltre all’Istituto Agrario di San Placido, a lui sono intitolate anche numerose vie e piazze in diversi paesi. Gli studi dell’agronomo Pietro Cuppari sono ancora oggi oggetto di studio e analisi. Per rendersi conto della grandezza del Cuppari è sufficiente fare una ricerca su internet per ritrovarsi a leggere numerosi commenti e articoli di studenti e professori di ogni parte d’Italia che ne elogiano il lavoro e le opere. Anche la stampa locale ha scritto molto sulla sua vita e sulle sue opere. Nato a Itala il 6 maggio 1816, si dimostra da subito particolarmente avvezzo allo studio e lascia il piccolo paese in giovane età per trasferirsi a Messina e dedicarsi allo studio del latino. A soli 16 anni viene accolto preso la prestigiosa scuola di filosofia del filosofo e letterato messinese Antonio Catara Lettieri, che, nonostante “i capelli incolti ed i robusti scarponi”, ne intuisce da subito l’ingegno e le raffinate capacità intellettive.
Qui Pietro Cuppari frequenta il corso di filosofia del diritto ed in poco tempo diviene l’allievo preferito del Lettieri. Iscritto all’Università di Messina, si dedicò agli studi di medicina ed altre materie scientifiche fino ad ottenere la laurea in medicina. Laureato decide di lasciare Messina, soffocata dalla tirannide borbonica, per trasferirsi nella più liberale Toscana. In Toscana si iscrisse all’Istituto Agrario fondato dal marchese Giacomo Ridolfi. Dopo aver completato gli studi iniziò una serie di viaggi in Europa che lo portarono a Parigi dove visse per due anni, poi a Londra, in Belgio, Svizzera e Berlino. Tornato a Messina esercitò con passione la professione di medico per molti anni. Intanto in Toscana, il marchese Ridolfi è costretto a lasciare la cattedra all’Università dell’Agricoltura poichè chiamato a far parte del governo.
Dovendo scegliere un suo successore, Ridolfi si rivolse proprio a Pietro Cuppari, chiedendogli di prendere il suo posto. Il giovane italese dapprima rifiutò la proposta, essendo molto legato alla propria terra ed al padre. E fu solo dopo la morte di quest’ultimo che decise di accettare la richiesta di Ridolfi. Così nel 1845 a soli 28 anni, Pietro Cuppari divenne titolare della cattedra di Agricoltura e Pastorizia di Pisa, vincendo la concorrenza di altri illustri ed anziani docenti. In quegli anni divenne amico di altri messinesi come La Farina, Parlatore e Gioberti che si trovavano esuli a Pisa. Si narra che tra i motivi che stimolarono gli studi di Pietro Cuppari, oltre ad una innata capacità ed intelligenza vi fu un forte dispacere personale. Pare, infatti che venne colpito da un forte senso di colpa per non esser riuscito a guarire una bambina affetta da un brutto male. Fu per questo motivo che decise di dedicare il resto della propria esistenza allo studio ed alla ricerca. Non solo grandi doti scientifiche, dunque, ma anche una grande umanità e senso del dovere.
Un atro avvenimento che ci aiuta a capire la grandezza di quest’uomo, si ebbe quando la Toscana antiunitaria, decise di sopprimere per motivi politici l’Università ed anche la cattedra di Agraria. Il Cuppari affittò a proprie spese i locali e continuò ad impartire le lezioni a sue spese a studenti provenienti da tutta Italia formando numerosi agronomi. Quando nel 1859 Giacomo Ridolfi venne nominato Ministro dell’Istruzione Pubblica, dopo aver ricomposto l’Università di Agraria e Pastorizia, riaffidò la cattedra nuovamente a Cuppari. Nel 1870, viene colto da malore e muore a soli 54 anni. Viene da domandarsi cosa sarebbe riuscito a fare ancora se non fosse morto così prematuramente. Per quanto riguarda le opere tralasciate si contano ben 34 opere, numerose collaborazioni con periodici scientifici dell’epoca. Negli ultimi anni stava ultimando la traduzione delle Georgiche con il commento scientifico delle tecniche agrarie adottate dai romani. Pubblichiamo uno stralcio tratto da una delle sue più celebri opere: “Lezioni di agricoltura“: “L’agricoltura s’industria di cavare maggior prodotto, ossia maggior fruttato, dalla terra… L’uomo, che si va passo passo incivilendo, non si limita a questo insignorirsi dei prodotti naturali, ma si ingegna di contribuirvi aiutando in qualche modo le native proprietà della pianta, della terra, e in certa misura anco dell’aria. Non si contenta di atterrare l’albero per cogliere i frutti selvatici, ma elegge i semi, semina, innesta e si adopera a cavarne i frutti più abbondanti e saporiti, come non si contenta di pescar in mare il pesce venuto da sè, ma lo nutrica e cura nel vivaio. E’ questo il distintivo nell’uomo incivilito: adoprarsi a modificare con acconcio conserto di espedienti la vita per accomodarne i prodotti ai bisogni propri“.

Giovanni Giuffrida, Medico e Assistente di Microbiologia

Giovanni Giuffrida nasce a Messina il 24 giugno 1928 da una famigia modesta, padre operaio alle Ferrovie dello Stato e madre casalinga. Rimasto orfano al’età di sette anni, per mantenersi agli studi affronta diversi umili lavori. Dopo aver conseguito la maturità classica al liceo “Maurolico” si laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Messina all’età di 24 anni e in seguito si specializza in Malattie Infettive, Tropicali e Sub Tropicali all’Università di Messina, ottenendo la cattedra di Assistente di Microbiologia e lavorando al reparto Malattie Infettive dell’Ospedale Piemonte della stessa città. Ricopre il posto di medico condotto nella frazione di Bordonaro e di medico della SATS, attuale Azienda Trasporti Municipalizzata (ATM). Da sempre politico appassionato, milita inizialmente nelle fila del MIS (Movimento Indipendentista Siciliano) ed in seguito nel PSI (Partito Socialista Italiano). Nel 1964 fonda ed è segretario della sezione del Partito Socialista Unificato “G. Matteotti” nella zona di Provinciale, a Messina, ed è componente del Direttivo della Federazione Provinciale di Messina PSI-PSDI.
Si sposa nel 1959 e dall’unione nascono due figli. All’età di quarant’anni, colpito da infarto, muore, lasciando al suo attivo parecchi lavori di ricerca medica pubblicati.
Recentemente, la figlia Antonella, ha pubblicato un “Diario”, frutto di pensieri e avvenimenti nella Messina degli anni ’40. Diventa così, una sorta di testimonianza dove raffiorano ricordi apparentemente insignificanti perchè strettamente personali, ma dove trapelano esperienze di una vita condotta con difficoltà e con enormi sacrifici per conseguire l’agognato titolo di studio. In uno stralcio del “Diario” intitolato “A tu per tu con la mia coscienza e la mia anima”, si legge: (Lunedì 18 novembre 1946 ore 14,00) […] Subito dopo mi sono organizzato per andare a Taormina assieme ai giocatori di calcio della Direzione Artiglieria che in quella cittadina dovevano scontrarsi con i locali. A mezzogiorno ero già al quartiere Lombardo per partire assieme a mio zio che mi aveva gentilmente regalato cinque sigarette nazionali. Intanto, arrivato un camion, di quelli grandi, pesanti, mi sono precipitato subito sopra e sistemato in un posto in fondo. Partiamo, si corre a gran velocità; presto usciamo dalla città e seguiamo la strada nazionale che costeggia tutta la Sicilia. Al correre fragoroso e scoppiettante dei camion lungo la strada, i passanti si fermano interdetti, appoggiandosi al muro per essere più sicuri, e si voltano titubanti; anche alcuni animali sembrano sorpresi: qualche gallina e qualche cane evitano per miracolo le ruote del camion. Ora la strada si allunga fra due ali di case, se case si possono chiamare, sporche, non degne di “gente civile”; sono piccole, basse, di vario colore e fra queste vi è qualche palazzina snella che eccelle per la sua eleganza e pulizia con le persiane verdi: abitazione certamente di un ricco borghese o di un possidente di quei luoghi.
Altre volte la strada è in salita, allora il camion aumenta il rumore assordante (già alquanto fastidioso); ma arrivati alla sommità, un bellissimo spettacolo si offre dinanzi ai nostri occhi abbagliati da tanto splendore, pur con un cielo grigio e nuvoloso, minacciante pioggia. Ora la strada è in discesa, allora il camion scende senza rumore col motore spento; ora è incastrata in una montagna e guardando in su si pensa certamente cosa accadrebbe se un pezzo di quel gigante di pietra si staccasse proprio mentre si passa di sotto; ma portando la vista dall’altro lato, un mare azzurro cupo, quasi grigio, si presenta lontano; lontano a sinistra con le alte cime delle montagne coperte di nuvole, vi è la punta della Calabria, sullo stivale. […] guardando verso ovest si vede una bellissima valle incastrata tra due altissime montagne che prosegue fino in alto dove lassù, lontano lontano, un grappolo di case illuminate dai pallidi raggi del sole, indica che vi è un paese dove vi sono degli uomini che conducono la nostra stessa vita, ma con più sacrifici perchè sono quasi staccati dalla città per mancanza di trasporti e di servizi pubblici. Uno di questi paesi è Larderia e ve ne sono molti sopra quella magnifica riviera tanto famosa nel mondo. […]