Giorno: marzo 1, 2011

Il naviglio mercantile della flotta di Messina

La flotta del naviglio messinese,  era composta in larga parte da navi commerciali.  Ma per le peculiari attitudini di questo popolo,  sovente trasformarono i loro natanti, di navi da carico in legni di guerra.
Considerando che le navi che scorrevano nel Mediterraneo, soprattutto nel Medio Evo erano le famose galee, questi battelli ben versatili, favorivano questa trasformazione, ove era necessario per le occasioni del caso. L’utilizzo di questi mezzi, sia in guerra che nel commercio, era favorita dalla loro particolare carena; che le identificava in galee grosse e galee sottili. L’abilità dei mastri d’ascia Messinesi, era stata, quella di essere  riusciti a produrre un natante, che accorpasse i vantaggi della galea grossa con i vantaggi della galea sottile; costruendovi una nave chiamata, la Messinese. La caratteristica principale di questa galea, era legata ad avere le qualità delle sottili per scorrere veloci nelle acque del suo mare, migliorando la manovra in caso di attacco, favorita dalla capienza  conformata dalla galea grossa, in rapporto al carico e al numero di armati presenti in essa.  Essi potevano incamerare un carico di merce e di difendersi allo stesso tempo, come una nave da guerra, senza perdere quelle attitudini ne in un caso, nel nella evenienza opposta.

Alessandro Fumia

Traffici portuali ed unità di misura in cantari a Messina al tempo degli Aragonesi

In Messina si avevano 2 cantara; il grosso e il sottile. Il primo era maggiore di dieci rotoli del secondo: il cantaro sottile di Messina  era lo stesso di quello di Palermo.  Nella Città dello Stretto, questo cantaro corrispondeva a libre 250, mentre in Napoli corrispondeva a rotoli 90: e viceversa a Firenze corrispondeva a libre 228 e anche a libre 234, dipendeva dalla natura della merce. Il cantaro sottile messinese corrispondeva a 254 libre Genovesi. Per calcolare queste differenze, erano state costruite delle apposite tabelle, inserite in registri marittimi, chiamati anche Codici Marittimi di Mercatura Messinese.
Data l’enormità di merce trattata in questo porto siciliano,  che al pari di quello di Marsiglia erano per scambio i più forniti, potevano entrambi aspirare ad avere un regolamento, a modo di Decalogo Computistico, accettato da tutti i mercanti che scambiavano con loro: dal Medio Oriente, al Baltico, alle coste atlantiche della Berberia.

Alessandro Fumia