Stabilimento industriale dei fratelli Manganaro di Messina

Dopo l’unità d’Italia, il complesso comparto economico messo su, dagli imprenditori Messinesi da circa mezzo secolo, doveva fare i conti con una condizione socio – politica altamente svantaggiosa. Pur riconoscendo a Messina, meriti e peculiarità fuori del comune, i parlamentari italiani, non presero a cuore le sorti della Città dello Stretto, ne della realtà industriale di Sicilia.  Anzi, si crearono delle condizioni sfavorevoli, arrecando gravi danni prima al credito e dopo al tessuto industriale siciliano. Malgrado ciò, i Messinesi, tentarono di competere contro gli speculatori e contro un governo italiano, assolutamente di parte, garante degli interessi Piemontesi e Lombardi.
Nel 1883 la famiglia Manganaro si dava al commercio e alla produzione industriale di essenze; specializzandosi maggiormente, nella commercializzazione dei prodotti derivati dal limone, soprattutto, quello prodotto nella Riviera settentrionale di Messina. Il succo, le bacche e la buccia, erano molto richiesti nell’arte culinaria e dolciaria, trovando svariate applicazioni. Lo stabilimento industriale dei fratelli Manganaro, dovette far fronte, durante la fase della costituzione della società e della costruzione degli impianti, esborsi di notevoli somme; in tale occorrenza, furono investite 610000 lire dell’epoca, cifra certamente notevole, trovandosi a competere con l’estero e con il mercato italiano. Malgrado tutto, non incontrava grandi spese di produzione, avendo la materia prima a portata di mano. Questo stato di cose, ne favoriva il guadagno, contenendo le spese di impianto. Ovviamente il governo Italiano a differenza di quello Borbonico, non fece nulla per tutelare tutte quelle eccellenze che provenissero dall’antico Regno di Napoli, vessandole in vario modo con imposte e tasse altissime sulle produzioni, giustificando questo comportamento, una necessità in favore delle fabbriche dei territori di Piemonte e Lombardia. Sempre arretrate e bisognose di tutela e di protezione per crescere; così come segnalavano gli atti parlamentari dell’epoca. Un comportamento niente affatto nascosto, ma una ipocrisia dettata a sentir loro, dalla necessità, di dare sostanza alle arretrate realtà industriali del nord d’Italia.

Alessandro Fumia

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