Giorno: febbraio 28, 2011

Una fiera agro industriale nel comune di Malvagna in provincia di Messina

Nella ricerca di carte d’epoca per valorizzare il territorio provinciale, della Provincia di Messina, si va a recuperare notevoli documenti che illustrano, realtà dimenticate, di stampo agro industriali un tempo, fiore all’occhiello del territorio in oggetto.
In un Decreto legge del Regio Governo Borbonico numero 2325, del 23 giugno 1851, si segnalava quanto segue: col presente decreto numero 2325 , S. M. il Re, autorizza il comune di Malvagna in provincia di Messina a celebrare nel suo territorio, una fiera di manifatture e di animali, dal 22 al 27 luglio di ogni anno,  in occasione della festa di Sant’Anna Patrona del comune; serbate le prescrizioni contenute nelle sovrane risoluzioni del 2 di marzo e del primo giugno del 1826 vergato a Napoli 23 giugno 1851

Alessandro Fumia

Stabilimento industriale dei fratelli Manganaro di Messina

Dopo l’unità d’Italia, il complesso comparto economico messo su, dagli imprenditori Messinesi da circa mezzo secolo, doveva fare i conti con una condizione socio – politica altamente svantaggiosa. Pur riconoscendo a Messina, meriti e peculiarità fuori del comune, i parlamentari italiani, non presero a cuore le sorti della Città dello Stretto, ne della realtà industriale di Sicilia.  Anzi, si crearono delle condizioni sfavorevoli, arrecando gravi danni prima al credito e dopo al tessuto industriale siciliano. Malgrado ciò, i Messinesi, tentarono di competere contro gli speculatori e contro un governo italiano, assolutamente di parte, garante degli interessi Piemontesi e Lombardi.
Nel 1883 la famiglia Manganaro si dava al commercio e alla produzione industriale di essenze; specializzandosi maggiormente, nella commercializzazione dei prodotti derivati dal limone, soprattutto, quello prodotto nella Riviera settentrionale di Messina. Il succo, le bacche e la buccia, erano molto richiesti nell’arte culinaria e dolciaria, trovando svariate applicazioni. Lo stabilimento industriale dei fratelli Manganaro, dovette far fronte, durante la fase della costituzione della società e della costruzione degli impianti, esborsi di notevoli somme; in tale occorrenza, furono investite 610000 lire dell’epoca, cifra certamente notevole, trovandosi a competere con l’estero e con il mercato italiano. Malgrado tutto, non incontrava grandi spese di produzione, avendo la materia prima a portata di mano. Questo stato di cose, ne favoriva il guadagno, contenendo le spese di impianto. Ovviamente il governo Italiano a differenza di quello Borbonico, non fece nulla per tutelare tutte quelle eccellenze che provenissero dall’antico Regno di Napoli, vessandole in vario modo con imposte e tasse altissime sulle produzioni, giustificando questo comportamento, una necessità in favore delle fabbriche dei territori di Piemonte e Lombardia. Sempre arretrate e bisognose di tutela e di protezione per crescere; così come segnalavano gli atti parlamentari dell’epoca. Un comportamento niente affatto nascosto, ma una ipocrisia dettata a sentir loro, dalla necessità, di dare sostanza alle arretrate realtà industriali del nord d’Italia.

Alessandro Fumia

Monumento d’epoca nella antica Messina opera di Callone di Elide

Un monumento famosissimo nell’antichità, eseguito da Callone di Elide 420 a. C. a Messina.
Un fatto realmente avvenuto, riportato da innumerevoli autori del passato, racconta di un avvenimento luttuoso, accaduto nello Stretto di Messina, al tempo dei Messeni V secolo a.C. del quale, ne dà ampio ed esaustivo risalto Pausania nel suo libro 5 e 6.  L’accaduto, come è stato possibile ricostruire avvenne, intorno il 422 a.C. quando, durante una cerimonia annuale festeggiata a Reggio, gli abitanti della città di Messana, inviavano trentacinque paides ( fanciulli cantori), al seguito di un didaskalos e di un auleta. Questa ricorrenza era molto sentita fra i popoli dei Messeni e soprattutto dai Reggini dell’epoca. Per celebrarla, un gruppo di cittadini di Messana, attraversavano ogni anno, lo stretto su una imbarcazione, parata per l’occasione, che era popolata dai 37 elementi tutti musici più l’equipaggio del legno. Le fonti ragionano su questa ricorrenza, pensando che  fosse una:
(ές έορτήν τινα έπιχώριον ‘Ρηγινων). In quella occasione, la nave venne inghiottita dal mare alquanto agitato, e nessuno dei passeggeri ebbe salva la vita.
Nello stesso anno, il pubblico cordoglio dei Messeni si tradusse con un monumento, eretto nel foro della antica città di Messana e dedicato alla dea Olimpia. Fu chiamato il più grande statuario dell’epoca, Callone da Elide che realizzò, un possente monumento in bronzo con trentasette figuranti ossia: i  trentacinque fanciulli, il loro maestro e il suonatore di tibia. Qualche anno più tardi, fu chiesto che venissero realizzate delle epigrafi, poste dal sufista Ippia,  ai piedi di ogni statua con il metodo degli elegeia commemorativi.
Questo complesso monumentale bronzeo, venne ricordato anche in epoca bizantina. Si crede che avesse un posto distintivo, ancora  nella città romana di Messina. Purtroppo non sappiamo dove ricadesse questo notevole apparato artistico e quando se ne è perduta definitivamente la memoria storica.

Alessandro Fumia