Giorno: febbraio 22, 2011

Altra citazione di Giovanni Fraccia, in onore di Messina

Messina siede sullo stretto famoso, che da lei prende il suo nome,  e come scriveva il Botta nelle sue liriche diceva:
“fu celebre ai tempi antichi, fu celebre nel Medio Evo e ancora più celebre, nelle moderne età, fa testimonianza che quivi alla industria degli abitanti, alla fertilità del suolo,  alla benignità del cielo, si aggiunge, un quieto e necessario rifugio a chi sen va in questo mar tempestoso.”

Citazione in onore di Messina

Giovanni Fraccia in una sua opera diceva così della grande città di Messina
………ond’è che ad ogni contrada della vaga città di Messina, regina del mar Tirreno, si lega una storica memoria e guardando al mare che la bagna,  il pensiero rammemoria i tempi gloriosi, nei quali sotto il comando di un Doria, sventolò sulle messinesi galee il temuto vessillo della croce, sostenuto da un leone rampante, col motto:
” Fert leo vexillum Messana cum  cruce signum.”
e Sicilia fu salva, e fu salva pure Aragona.

L’economia di Zancle, ricostruita attraverso l’iter numismatico

Tracciare la storia economica delle città Calcidesi dello Stretto fra VI e V secolo a.C è possibile grazie allo studio degli esemplari numismatici che sono in grado di darci informazioni sul tipo di economia e sugli scambi commerciali nel tempo. Lo Stretto di Messina era inteso come poros e porthmos, territorio che collega le due opposte sponde di Reggio e Messina, quindi, luogo di crocevia, delle rotte commerciali che uniscono il Mediterraneo Orientale all’Occidente Tirrenico. L’importanza economica dello Stretto era basata su questa funzione e venne immediatamente percepita dai Calcidesi di Zancle che batterono moneta nell’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C. E’ sul finire del VI secolo a.C. che Reggini e Zanclei avviarono un progetto finalizzato all’inserimento economico, all’interazione commerciale nel circuito delle poleis achee di Italia Meridionale, approfittando del vuoto creato dalla distruzione del centro più vitale della zona, Sibari, battendo monete in base alla tecnica incusa, caratteristica peculiare delle zecche di Magna Grecia. Rhegion e Zancle attraversano in questo lasso di tempo una straordinaria vitalità economica. Le zecche più importanti erano site a Zancle (odierna Messina, chiamata Zancle per via della forma di falce del porto), Panormus, Agrigentum, Selinus, Syracusa, Gela, Leontini, Catana e Naxus. La città di Messina inizierà a coniare lo statere con un tipo che riporta sul D/ un delfino entro una falce, al R/ il quadrato incuso. La falce era un riferimento geografico poiché rappresentava appunto il porto della città. Nella monetazione di Zancle vi è un unicum della monetazione siceliota, che presenta tecnica incusa sia il dritto che il rovescio. Dall’inizio del V secolo la Storia di Zancle è legata alla storia di Reggio. È proprio all’inizio del V secolo che Anassilao diventa tiranno di Reggio e tenta di dominare anche Zancle al fine di avere un diretto controllo sulle città dello stretto. Per fare ciò occupa la città nel 494 e qui vi insedia un gruppo di Samii, che romperanno l’alleanza con Anassilao per schierarsi con Siracusa, infatti in questo periodo proprio a Zancle verranno realizzati dei tetradrammi con D/ la spoglia di un leone e al R/ la prua di una nave (iconografia usata a Siracusa). Anassilao occuperà nuovamente l’insediamento e nel 489 vi insedierà un gruppo di Messeni, i quali chiameranno la città Messana. Dopo la rifondazione verranno coniati dei tridrammi in cui al D/ vi è la testa di un leone e al R/ la testa di un vitello (monete con questa iconografia sono stati rinvenuti in Egitto, Siria e persino nelle zone interne dell’Impero Persiano) a partire dal 480 verranno coniate monete con al D/ una biga di mule al R/ una lepre. La biga di mule fa riferimento ad un evento storico preciso, vale a dire la gara vinta da Anassilao alle olimpiadi, la lepre invece è da ricollegare ad un culto introdotto dal tiranno. Questi due tipi resteranno pressoché immutati, anche dopo al caduta della tirannide, anche se in alcune serie in esergo ricompare il delfino. Dopo la caduta della tirannide di Anassilao viene battuta una seria, nota con un solo esemplare, in cui è rappresentato al dritto una divinità saettante, probabilmente Zeus e al rovescio un delfino, una conchiglia e la legenda ΔΑΝΚΛΑΙΟΝ (Danklaion). Ci sono due ipotesi che riguardano questa serie, una afferma che la moneta sia stata coniata nella stessa Messana, per celebrare la riacquistata libertà reintroducendo i vecchi tipi monetali e l’altra ipotesi invece farebbe risalire la produzione di tale serie ad un gruppo di esuli zanclei nella loro nuova sede di Mylai (Milazzo). La zecca di Zancle terminerà di coniare nel 396 anno in cui la città verrà distrutta dai cartaginesi. La numismatica dunque sembra comprovare l’importanza commerciale dello Stretto in tempi avi.

Lau Ra

Il Carnevale Acquedolcese

L’origine del Carnevale Acquedolcese risale al lontano 1966 quando, su iniziativa di alcuni giovani vennero organizzati veglioni per festeggiare il Carnevale. Ma la prima apparizione di Carri allegorici (esattamente 3 dei quali uno raffigurante l’Apollo 11) è avvenuta nel 1969, sia pur con tecniche rudimentali, su iniziativa degli stessi giovani che tre anni prima avevano dato il via ai festeggiamenti.
Nel corso degli anni le tecniche di costruzione si sono affinate sempre più sia da un punto di vista tecnico che artistico al punto che nel 1997 i carristi si sono voluti costituire in associazione per poter dare vita ad una scuola di formazione professionale, finalizzata all’apprendimento delle tecniche di realizzazione dei carri allegorici, maschere e costumi, e favorire così lo sviluppo e la promozione del Carnevale Acquedolcese, la cui maschera ufficiale è Doroteo.
I Carri allegorici sono strutture costruite prevalentemente in cartapesta, che devono rispettare anche determinati canoni, tra cui le dimensioni: lunghezza compresa tra i 9 e i 13 metri; larghezza tra i 3 e i 4 metri; altezza tra i 4,5 e i 5,5 metri.
Tali misure potranno essere estese (includendo il movimento delle figure) fino ad un’altezza massima di 10 metri, una lunghezza di 17 metri ed una larghezza di 6 metri.
Acquedolci ha acquisito una sempre maggior notorietà per il suo carnevale e la bellezza dei suoi carri, al punto tale da essere considerato il terzo carnevale di Sicilia per importanza e a richiamare decine di migliaia di persone.

Carnevale Gioiosano – La racchia e Festa delle Murghe

A Carnevale era costume diffuso, sino a qualche anno fa, le sere del giovedì, del sabato e della domenica che ricadevano in tale periodo, accogliere e far ballare nelle case i «maschiri». L’usanza era intesa come «riciviri i maschiri» e pertanto le porte delle case restavano aperte a chiunque fosse mascherato. La maschera poteva fare ogni sorta di scherzo ai padroni di casa ed ai loro ospiti, i quali ovviamente tentavano di riconoscerla.
I travestimenti carnevaleschi erano i più svariati e correlati alla fantasia più estrosa del momento. Infatti, anche i padroni di casa ed i loro ospiti, a loro volta, dopo l’arrivo delle maschere, ricorrevano a travestimenti estemporanei avvalendosi di coperte o di altro. Se la maschera veniva riconosciuta era costretta a svelare la sua identità, scoprendo il viso, nel caso invece che non veniva riconosciuta, aveva diritto a «mangiare e bere» ma doveva prima farsi riconoscere.
Personaggi famosi del carnevale di un tempo non lontano furono Ignazio Spanò e Filippo Terranova per la loro innata arguzia e lo spirito squisitamente gioiosano. I loro travestimenti erano attesissimi ad ogni carnevale; i più famosi furono quelli di: Giulietta e Romeo, Coppi e Bartali, la balia ed il neonato, Nerone e Poppea, il chirurgo ed il paziente.
Altro personaggio caratteristico del carnevale il «capitano» Turi Zampino con il suo inseparabile violino a capo della «Murga ».
Da festa popolare, intesa in senso corale e di massima partecipazione, in questi ultimi anni, il carnevale si è circoscritto alla vita dei circoli cittadini ed alla sfilata dei carri.
La manifestazione che tradizionalmente apre il carnevale è “LA RACCHIA”, dove gente di varia estrazione sociale accomunata dalla voglia di divertirsi liberamente si veste in modo stravagante dando vita, con musica e canti, ad una festa popolare itinerante che coinvolge il paese intero.
In scena la “MURGA”, caratteristica orchestrina sgangherata e coloratissima, diretta dal Murgo in frac e cilindro, che fu importata dall’Argentina da emigrati di ritorno che avevano assimilato questo aspetto della cultura latino-americana, arricchendola con elementi locali tratti dal contesto marinaresco.
Conclude il carnevale la sfilata del “MURGO E DELL’ORSO”, durante la quale carri e gruppi dei Comuni di Gioiosa Marea e Piraino parteciperanno insieme per le vie cittadine creando un imponente sfilata con il coinvolgimento di centinaia di persone con la voglia di stare insieme e di divertirsi.

“Sfilata dell’Orso e della Corte Principesca” al Carnevale di Saponara

Si svolge nelle prime ore del pomeriggio di martedì Grasso. Pur avendo subito negli anni inevitabili adattamenti e mutazioni stilistico-figurative, il cerimoniale carnevalesco di Saponara conserva intatto il nucleo narrativo principale, attestando così un forte legame con la comunità di appartenenza, che ha eletto e difeso nel tempo la rappresentazione rituale assumendola come tratto distintivo e imprescindibile della propria identità culturale. Le maschere principali del corteo carnevalesco, secondo lo schema figurativo che dall’ immediato Dopoguerra si è conservato sostanzialmente identico fino ai nostri giorni, sono quelle dell’Orso (Animali e Uomini Selvatici), dei Domatori e Cacciatori, dei Suonatori di brogna (conchiglia sonora), del Principe e della sua corte di Cavalieri. Si racconta che il principe Domenico Alliata (1712 – 1774), 5° Principe di Villafranca e sposo della duchessa di Saponara, catturò un temibile orso che infestava le valli e i crinali dei Peloritani, mettendo a repentaglio la sopravvivenza della comunità, portandolo poi in catene per le strade del paese.
Il Rituale e le Maschere. La maschera dell’Orso viene trascinata in catene per le vie di Saponara. A tenerlo legato sono le figure dei Domatori e dei Cacciatori, accompagnati dai Suonatori di Brogna (conchiglie marine) che accompagnano il corteo insieme al rullare dei tamburi in un’ossessiva sequenza ritmica. Pur essendo in cattività, l’Orso riesce a divincolarsi e assalire alcune donne, secondo un copione prestabilito. A tratti invece si rivela ambiguamente galante e le invita a ballare. Segue la Sfilata del Principe e della Principessa, con la corte a seguito.

Il Carnevale 2011 di Larderia con gli immancabili ”Maccheroni con il sugo delle squccidde di maiale”.

Larderia è una frazione del comune di Messina e si suddivide in: Larderia Superiore e Larderia Inferiore.
E’ ubicata in una vallata che è attraversata dal torrente omonimo, proprio sotto il monte Dinnammare; uno spettacolo panoramico unico sullo stretto di Messina. Proprio la Madonna di Dinnammare, la cui festa si svolge ad agosto, ne è la Patrona.
Ogni anno un evento che riscuote grande successo e che vede impegnato tutto il paese per la buona riuscita della manifestazione è la “Sagra di Carnevale”. Si svolge il Sabato e la Domenica di Carnevale (5 e 6 Marzo 2011), nella piazza principale di Larderia Inferiore (Piazza Maria S.S. di Dinnammare).
La Sagra di Carnevale di Larderia è rinomata per gli ottimi “maccheroni con il sugo delle squccidde di maiale”.
I Maccheroni fatti rigorosamente in casa dalle donne di Larderia, rispettando l’antichissimo metodo del “ferro d’ombrello”. Ovviamente la materia prima per il saporito condimento, cioè il maiale, è rigorosamente selezionato e fornito dalle macellerie del paese. Un piatto che sicuramente merita di essere gustato!!
Come in ogni sagra che si rispetti non mancherà il pane con la salsiccia, il vino locale e, dato che è Carnevale, si potranno trovare anche i tipici dolci di questa festa: le chiacchere e la “pignolata”.
Ma alla Sagra non si mangia solamente………
Musica, balli, maschere, carri allegorici e varie scenette messe in opera da alcuni paesani, fanno da completamento ad una delle manifestazioni più divertenti di Larderia.
La Festa di Carnevale è l’evento principale organizzato dall’Associazione Selene (associazione che senza alcuna finalità speculativa nè scopo di lucro ), che da importanza anche all’aspetto culturale dell’evento, allestendo un “angolo di cultura” dove al visitatore viene presentata Larderia con tutti i suoi gioielli.