Giorno: febbraio 21, 2011

Il Lago di Ganzirri

A circa 7 km da Messina, nell’incantevole comprensorio dello Stretto, vi è il Lago di Ganzirri anche detto Pantano Grande. Il nome Ganzirri secondo alcuni deriverebbe dall’arabo Gadir, che significa “palude, pantano”, o dall’arabo Kanzir, che significa “suini”, forse in riferimento a una cinghialaia lì esistente in antichità.
Due canali, costruiti dagli inglesi attorno al 1830, permettono l’ingresso di acqua dal mare, il canale Carmine a nord, ed il canale Catuso a sud che è coperto, questi vengono tenuti aperti o chiusi in base all’esigenza di ossigenare le acque che tendono ad andare incontro al fenomeno dell’eutrofizzazione. Un terzo canale collega il lago di Ganzirri con il lago di Faro. L’attuale lago di Ganzirri è nato dalla fusione di un bacino più piccolo con lo stesso nome e di un bacino posto a NE e denominato Madonna di Trapani, nel punto di fusione il fondale è bassissimo e praticamente impedisce lo scambio di grandi masse d’acqua fra i due bacini, creando due microambienti diversi. Nel lago negli ultimi anni si sono avuti spesso fenomeni di grandi morìe di pesce a causa dell’anidride solforosa sviluppata dal batterio “Desulfovibrio Desulfuricans”, che emerge quando si smuovono le acque aprendo e chiudendo i canali.
Assieme al lago di Faro è stato dichiarato bene d’interesse etno-antropologico particolarmente importante, in quanto sede storica di attività produttive tradizionali legate alla mitilicultura e tellinicultura.
Il lago di Ganzirri oggi è interamente circondato da un’area fittamente urbanizzata, pare che qualche costruzione esistesse già nel 1500. Tuttavia l’ambiente paludoso e malsano e la difficoltà di difendere le coste dalle frequenti incursioni dei pirati barbareschi, ha impedito fino al XVIII secolo qualsiasi sviluppo urbano, quindi tutto ciò che esisteva erano poche case sparse di pescatori e di coltivatori di mitili e qualche magazzino.
Fra il lago di Ganzirri e il lago di Faro anticamente esisteva un pantano denominato Margi (Messina), bonificato nell’Ottocento dai Borboni, al centro di esso si trovava un tempio di Nettuno, molto difficile da raggiungere per le esalazioni pestifere della palude.

Si apre oggi, lunedì 21, con “La Pecora Nera”, di e con Ascanio Celestini, il ciclo “Mai visti a Messina: referendum tra i soci”. Il film, in concorso all’ultima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato votato in maniera quasi plebiscitaria dai soci del Cineforum e si inserisce nell’ambito della rassegna di film d’autore per la stagione 2010-2011, promossa dallo scorso ottobre, dal Cineforum Don Orione, patrocinata dal Comune e con il concorso della Regione Siciliana assessorato beni culturali e ambientali, della Provincia regionale, dell’ERSU. Lunedì 28 febbraio sarà invece proiettato “American Life”, ultimo film del regista Sam Mendes (Premio Oscar per “American Beauty”; film acclamato dalla critica ma penalizzato dalla distribuzione, non è mai apparso sugli schermi cittadini. Il programma continuerà lunedì 7 marzo, con “Miral”, di Julian Schnabel, anch’esso in concorso a Venezia e basato sul libro/inchiesta della giornalista Rula Jebreal “La strada dei fiori di Miral”; e quindi conclusione lunedì 14 marzo con “Urlo” di R. Epstein e J. Friedman, apprezzato biopic sulla figura di Allen Ginsberg (interpretato da James Franco), imprescindibile punto di riferimento della cosiddetta “beat generation”. Tutte le proiezioni si svolgeranno alla Sala Visconti con inizio alle 16.30,18.30, 20.30 e 22.30. Per informazioni: http://www.cineforumorione.it.

Domenico Rizzo da Milazzo

Domenico Rizzo nacque a Milazzo nella prima metà del seicento; uomo insiegne fu un eloquente religioso. Dottore dei Chierici regolari di San Gaetano, ebbe ad insegnare teologia a Madrid, capitale del Regno di Spagna, dove si trasferì e visse per molto tempo.
Nella capitale fu fatto, Qualificatore della Suprema Inquisizione di Spagna; trattenendosi in quella Corte come Padre Predicatore del Re cattolico. Ormai alla fine dei suoi giorni, cagionevole di salute, ritornò in Messina, dove vi mori e fu sepolto, l’anno del Signore 1690.

Alessandro Fumia