Giorno: febbraio 13, 2011

«Don Marzio» un giornale comico-satirico

Fondato da Luigi Pappalardo nell’ottobre del 1860. Morto il Pappalardo nel 1863, la direzione passò a Raffaele Villari (fino al 1871). “Il giornale si pubblicava dieci volte al mese”. Prezzo di associazione: 18 tarì per un anno; 10 tarì per sei mesi. Un numero costava 7 centesimi. Vi collaborarono Raffaele Villari, Stefano Ribera, Michelangelo Bottri, Giuseppe Romeo Pavone. Dal 3 all’11 marzo 1861 pubblicò cinque numeri con i diari dei bombardamenti della Cittadella assediata dalle truppe del generale Medici. I disegni, stampati in litografia, erano firmati da Placido Lucà Trombetta. Nell’articolo di prima pagina del primo numero, una sorta di redazionale così recitava: “In mezzo tanto sperpero di stampe, e fra tante lingue fradicie che si dimenano e guizzano come le fiammelle che invocano Bertramo nel Roberto il diavolo, non vorrai tu popolo mio far gli occhietti dolci a una nuova cinica creatura che nella generale redenzione vuolsi investire del nome di Don Marzio? Sai tu popolo e popoletto mio chi è questo Don Marzio? – Non ha ancor toccato i quarant’anni: ha un gran cappello a teglia, e un bel paio di lenti con nuovi vetri, che gli affilan proprio la vista e gli inforcano superbamente il suo naso a larghe narici. – Lo spirito gli sprizza dagli occhi, e fors’anche dalle brache, e vi è tutto in lui: del borghese, del provinciale, dell’idiota, del saccente, meno del disonesto e del triviale! Col suo piccolo redingòte all’inglese si terrà quà e là, chiederà conto a tutti e di tutto. Non farà nojose anticamere alle autorità stabilite o prestabilite, ma siederà cinicamente e freddamente vicino i loro scrigni, e le loro sedie curuli….. o no!!…..” ed ancora: “I pescivendoli che t’insultano, i pastajuoli che rubano il popolo minuto senza che nessuno vi badi, i fruttajuoli, gli erbajoli, i pizzicagnoli, i panettieri, gli stampatori che fanno quel che vogliono, e quello che noi non vorremmo!!

Antonio Abbate

Mario Aspa da Messina – Compositore e maestro di musica

Mario Aspa compositore drammatico, nacque a Messina nel 1806 e vi morì nel 1861. Fu educato alla musica nel Conservatorio di Palermo facendosi notare per il suo genio e la sua predisposizione all’arte della composizione musicale. Terminati gli studi, si diede subito alla composizione di varie opere che gli fruttarono una buona fama fra i compositori. Egli scrisse: il carcere dell’Ildegonda, la verga magica, la metamorfosi fortunata, Federico II, Allan Mac Aulay, il marinaio, il quadro parlante.
Ed ancora: il 20 agosto e il deportato di Crimea, i due forzati, Bartolomeo del piombo, i due Savoiardi, l’orfana muta, Maria D’Arles, Paolo e Virginia, il proscritto, il Guglielmo Calmann, il muratore di Napoli, il Werther e decine di altre cantate e ballate.

Alessandro Fumia

Francesco Securo da Messina – architetto militare (parte quarta)

Grande fu l’opera dell’architetto Francesco Securo da Messina in quel di Napoli. Si ricordano di lui numerose fabbriche ed altrettanti arredi. Favorito più di altri dalla corte e da Re Ferdinando IV, ebbe la possibilità di esprimere tutto il suo ingegno.
Ebbe innalzato di sana pianta la rediviva chiesa di Santa Croce, ed ebbe a restaurare, la chiesa santuario del Carmine Maggiore offesa dall’incendio del Foro Magno, anche questo monumento di epoca angionina fu rimesso a nuovo dal grande architetto messinese. Edificò un teatro, detto del Fondo; restaurò il cosiddetto palazzo Salerno che fu l’abitazione del Principe Leopoldo Giovanni Giuseppe di Borbone, figlio di Re Ferdinando IV e di Maria Carolina.
Progettò ed esegui, due bella fontane in stile neoegizo. Restaurò e mise a nuove fabbriche, alcuni arredi del Palazzo di san Giacomo. Progettò persino, dopo il terremoto del 1783 la nuova palizzata di Messina.
Abbellì di nuove forme il monastero delle Verginelle; insomma, la sua opera indefessa in onore del sovrano e della nazione, gli diedero l’occasione, di elevarsi fra gli uomini più in vista del Regno.

Alessandro Fumia

Francesco Securo da Messina – architetto militare (parte terza)

Nel 1781 occorse un grave incendio presso il piazzale del Foro Magno, meglio conosciuto come la Piazza del  Mercato a Napoli.
Il Re diede incarico all’architetto Francesco Securo, di recuperare lo spazio urbano. Egli realizzò a dispetto di quanto osserveranno gli storici, la sua opera d’arte.
Ebbe a restaurare la piazza, con un impianto ad esedra. Sistemandone la pavimentazione. Alle estremità della piazza: ad est di essa e rispettivamente di incontro, all’opposto sul lato ovest, vi fece realizzare due Fontane obelisco in stile neoegizio. Collocando ai quattro lati di entrambe le fontane, quattro sfingi stilizzate di piccole dimensioni.
L’incendio aveva devastato i palazzi che si affacciavano verso lo slargo, distruggendo le suppellettili che si trovavano poste ai margini dell’antica piazza,quasi pericolanti insistere presso la chiesa di Santa Croce. Questo tempio, già in condizioni precarie, venne ulteriormente danneggiato dalle fiamme, che carbonarono le pietre alla faccia principale, contribuendo a mandarne in rovina il tempio stesso. Anche altri palazzi furono devastati dal rogo, tranne la chiesa di Sant’Eligio che subì pochi incidenti. L’architetto Securo, avendo avuto carta bianca dal suo sovrano, fece abbattere le rovine della chiesa domenicana di Santa Croce e su suo progetto, nel 1792 fu ricostruita la nuova chiesa denominata: chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato.
Oggi la piazza del Mercato di Napoli è in condizioni  precarie: le fontane hanno subito una serie di vandalismi, avendo decapitate le teste di tutte le sfingi che aspettano di essere restaurate.

Alessandro Fumia

Francesco Securo da Messina – architetto militare (parte seconda)

La sua prima opera architettonica che gli si riconosce eseguita a Napoli, fu la realizzazione del Teatro del Fondo, oggi teatro Mercadante. I lavori ebbero inizio nell’anno 1778, sovvenzionando le fabbriche di esso con le somme ricavate, dalla vendita di alcuni immobili, di proprietà dell’ordine dominicano partenopeo.
Il 17 luglio del 1779 fu inaugurato:  per l’occasione venne apparata una scenografia molto suggestiva, mettendo in opera, la commedia scritta da Domenico Cimarosa ed intitolata: l’infedeltà fedele.
Il teatro era nato con lo scopo di alleviare i pensieri dei sudditi: destinandolo per eseguirvi melodrammi buffi ed eroici, con balli o senza.
Di fabbrica pressoché quadrangolare ma sferico all’interno, offriva una ricca scenografia: il teatro fu progettato con 4 ordini di 17 palchetti ciascuno. Altri due vennero realizzati sul proscenio.
Nella seconda metà del XIX secolo, furono apportate delle modifiche agli arredi interni; e successivamente, il teatro progettato e realizzato da  Francesco Securo sarà ribattezzato, in teatro Mercadante.

Alessandro Fumia

Francesco Securo da Messina – architetto militare (parte prima)

Un grande architetto messinese che ha lasciato una traccia rimarchevole del suo passato; fu un soldato e poi un genio posto al servizio di  Re Ferdinando IV di Borbone. Le sue fabbriche riscossero l’ammirazione dei suoi contemporanei, ma non dei critici dopo la sua morte. Fu un architetto militare prestato all’arredamento urbano. Di lui si ricordano palazzi signorili, una caserma, chiese, un teatro e perfino una piazza.
Francesco Securo fu un allievo della scuola di disegno dell’Accademia Carolina a Messina. In quel periodo storico, su invito del suo professore di matematica Andrea Gallo, eseguì alcune incisioni di pregevole fattura, compresa una delle rare immagini della stessa scuola, l’Accademia Carolina.
Ormai uomo, si trasferì a Napoli entrando a far parte del Reale Esercito; e con il passare del tempo ebbe una discreta carriera militare, giungendo fino al grado di colonnello.
Ricoprì alcune mansioni prestigiose: come addetto alla Regia Fonderia ed Ispettore delle fabbriche d’armi.
Francesco Securo conobbe in accademia militare, il noto architetto  Ferdinando Fuga e ne divenne suo allievo. L’esperienza accumulata negli anni di apprendistato con particolare riguardo, nelle applicazioni di architettura militare, gli valsero la fama di Architetto di Corte. Eseguendo numerose opere urbanistiche, commissionategli da Re in persona.
Rimarrà a servizio della Corte e del suo Re; quando Ferdinando per  gli occorsi delle guerre napoleoniche e le sommosse  murattiane, fu costretto ad esiliare in Sicilia nel 1806. Ritornando l’ordine, nel 1814 il nostro architetto, si trasferì nella capitale, dove vi troverà la morte nel 1824.

Alessandro Fumia

Giuseppe Sequenza da Messina

Nel 1856 fu pubblicata dalla stamperia D’Amico, l’opera di Giuseppe Sequenza messinese, chimico e minerologista.
Egli da alcuni anni sperimentava delle combinazioni chimiche che lo rendevano molto impegnato, sentiva di aver fatto una scoperta importante, una scoperta di cui molti si sarebbero in futuro ricordati. Elaborando questo suo procedimento, sopra un campione metallifero proveniente dalla miniera di Fiumedinisi, era arrivato ad ottenere il minerale di Nichelio allo stato compatto. Riuscendo a mettere su carta, tutti gli aspetti peculiari della sua ricerca e degli esperimenti che secondo lui, lo avrebbero portato al successo. Il libercolo uscito dai torchi della stamperia D’Amico, portava il nome di: i filoni metalliferi di Fiumedinisi. Avendo scoperto in quella miniera, un filone di antimonickel in una matrice composta, insieme a concrezioni di calcopirite e di panabasio.
Dove sta la scoperta? Il nichel è un minerale che è stato per la rima volta estrapolato per fusione in Germania. Nel 1751 il barone Axel Frederik Cronstedt, tentando di estrarre rame dalla nicolite, estrasse un metallo di colore bianco che battezzò nichel. La prima lega in rame-nichel  per coniare una moneta, si ebbe nel 1881. Il Sequenza, era riuscito ad estrapolare con un processo chimico, oggi diremmo a freddo, da una roccia di antimonionichel lo stesso metallo individuato dal barone Cronstedt.
Quindi, quello che era riuscito a raggiungere il nostro chimico, era qualcosa di incredibile allora, come lo sarebbe ancora oggi,  viste le applicazione di questo minerale nell’industria, ed i suoi alti costi per ottenerlo mediante fusione da altri agglomerati metalliferi.

Alessandro Fumia