Giorno: febbraio 12, 2011

Notte della Cultura

Tanti, tantissimi appuntamenti per una notte che si preannuncia viva, interessante e che sta attirando l’attenzione di migliaia di messinesi e non solo in ben 113 itinerari di alto interesse culturale e storico: dal Palantonello, la cui attrazione principale è l’esposizione dei cosiddetti “doppi di Caravaggio”. Negli ampi saloni al piano terra, invece, mostra filatelica e cartoline d’epoca, oltre ad un convegno sui “Medici scrittori” ed un concerto all’interno del teatro.  Dirigendosi, invece, verso Palazzo Zanca, nell’atrio vi è un’esposizione di artiglieria antica, cannoni ed armi. Nel corridoio antistante il Salone delle Bandiere interessante esposizione a cura del Corpo della Polizia Municipale con divise, elmetti, fregi e distintivi vari. Sempre al primo piano, altra mostra della Polizia di Stato con simpaticissimi modellini di auto. Presso la Camera di Commercio, mostra di pittura, modelli di barche e feluche, strumenti popolari a cura del Museo di Musica dei Peloritani. Inoltre, interessantissime le installazioni dell’Artista Linda Schipani. Una città mobilitata per un evento che meriterebbe di essere vissuto non in una sola notte,  in modo da poter dare la possibilità di “gustare” tutte le iniziative.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Notte della Cultura: alcune anticipazioni

Fervono i preparativi per la notte della cultura che prenderà il via questa sera alle 18,00.  Intanto, durante la mattinata hanno preso il via alcune interessanti iniziative, tra le quali la scopertura di una targa commemorativa a Largo San Giacomo, dedicata a William Shakespeare. Oltre all’Assessore alla Toponomastica Carmelo Santalco, erano presenti il Presidente del Consiglio Comunale Pippo Previti, il Consigliere provinciale Nino Previti e l’Architetto Nino Principato, il quale ha voluto dare una breve ma precisa spiegazione su quella che potrebbe essere non solo una teoria, ma anche una certezza che lo scrittore inglese abbia avuto i natali proprio nella città dello Stretto.
Nell’atrio di Palazzo Zanca vi è un’esposizione di cannoni, artiglieria di guerra ed armature, mentre al primo piano, è stata inaurata la mostra permanente delle foto dei Sindaci del passato.
A piazza Duomo, inoltre, è in corso di preparazione un’infiorata con la riproduzione dei due San Francesco in meditazione.

Questa presentazione richiede JavaScript.

 

Il pastificio industriale Puleio di Messina

Un grande stabilimento industriale, il pastificio Puleio che le cronache dell’epoca 1895, definiscono di prim’ordine.
Disponeva di un potente motore a vapore che muoveva 18 torchi perfezionati,  12 granaie e 12 impastatrici, serviti da trenta banchi di lavoro; impiegando per 320 giorni all’anno 120 lavoratori: 46 maschi adulti, 6 giovani, 56 donne adulte e 18 giovani scolare, più 2 custodi.
La produzione  dello stabilimento era molto considerevole, riuscendo a produrre circa 20000 quintali di paste annualmente.
Oltre al pastifico, lo stabilimento possedeva un mulino affiancato alla struttura che macinava le semole, servendosi di un motore potentissimo ed autonomo.

Alessandro Fumia

Stabilimento industriale di piante artificiali a Messina

Nasceva a Messina, patria del buon gusto, del bello, una nuova industria di arredamento, utilizzando nuove soluzioni di arredo molto di moda in Europa, come lo sfruttamento della produzione di flora artificiale. L’intuito di alcuni imprenditori Messinesi, che puntavano a sviluppare questo tipo di produzione, permetteva di raggiungere, fonti fino ad allora in sperate, di guadagno e di ricchezza.
Il Senato di Messina promosse con un concorso di idee l’iniziativa, commissionando una serie di progetti che dovevano condurre alla fabbricazione dello stabilimento, coprendo parte della spesa.

Alessandro Fumia

Un arco in pietra eretto dagli Ebrei a Messina

La nostra storia millenaria, è una raccolta di fatti,di esperienze e di manifestazioni straordinarie.
Così può accadere che, la sua gente per vari motivi, si segnalasse come accadde sul finire del XII secolo, quando: (come segnalava l’epigrafe) le maestranze Ebraiche di Messina, innalzarono presso la strada della Marina un notevole arco di pietra, per un motivo che oggi non è dato sapere.
La notizia in questione, ce la segnalano il Gualtieri nel suo libro Iscr. Pan. N° 8 e il Torremuzza, nel suo tomo di Sicil. Veter. Inscrip. Class. XX n° 21. Essi osservando e commentando il contenuto di una lapide, esposta, presso la Piazza del Purgatorio, scritta in ebraico, segnalavano quella straordinaria costruzione.

Alessandro Fumia

Stabilimento siderurgico a Messina

Una città da conoscere ed apprezzare, è stata la Messina della prima metà del XIX secolo, capace di trasformare il suo territorio assecondando le mode e le necessità dei tempi.
Durante il Regno di Napoli, tante fabbriche, furono impiantate su suo territorio municipale e demaniale non che, sul territorio provinciale, trasformando una economia che era stata sempre sbilanciata verso i commerci marittimi.
Così che, secondo quanto stabiliva il Decreto Regio del 20 gennaio 1839, si dava mandato al messinese Don Giuseppe Santoro, di fondare a Messina, uno stabilimento siderurgico per trasformare il ferro in acciaio. Dunque anche nella Città dello Stretto, si impiantarono gli alti forni, e la siderurgia, fiore all’occhiello del Re Partenopeo giunse presso i primi lembi di Sicilia.

Alessandro Fumia

Fabbrica di torcitura di Antonino Ziniti da Messina

Il lavoro industriale svolto a Messina già nel 1837, si era talmente specializzato, da svincolare intere procedure previste nelle filande seriche. Il procedimento che avrebbe portato dal baco al prodotto serico finale, era molto complesso e laborioso. Per tanto, a differenza del passato, dovendo competere con il mondo che progrediva velocemente e con un mercato sempre in evoluzione, si doveva recuperare i costi di fabbricazione, sveltendo le dinamiche della stessa  fabbricazione: per arrivare a una veloce produzione, si suddivisero  in comparti separati, le modalità di lavorazione del baco e del filato della seta. Quindi per pubblici Decreti Regi, il governo della Cara di Napoli, aveva favorito lo scorporo di parti di lavorazione della seta, favorendo l’apertura di nuovi impianti, la dove l’economia ne garantiva i rendimenti e i costi di produzione. Il Seanato di Messina si adoperava in tal modo, creando una cassa di deposito a vantaggio del credito e di tutti coloro che volevano tentare la strada dell’industria.
Lo stabilimento di Antonino Ziniti a Messina, fin dal 1837  si era specializzato, nella torcitura dei filati di seta. Allo stesso tempo, vi erano altri stabilimenti che avrebbero ricevuto i filati, già attorcigliati lavorandoli in trama ed in ordito. Questa organizzazione del lavoro e di produzione, favoriva una più rapida produzione di prodotto serico, ne abbassava fortemente i costi di produzione e apportava grandi rendite finanziarie; formate  dal prezzo di mercato dei filati messinesi che erano sgravati da tasse e da gabelle.
In questa fabbrica di Antonino Ziniti, all’avanguardia per i tempi, ci lavoravano 50 operai e 30 operaie.

Alessandro Fumia