Una carta marittima per lo Stretto di Messina

I traffici intensi che si aumentavano sempre più nel XIX secolo, adesso favoriti dall’avvento del vapore come mezzo di locomozione, rendeva necessaria, lo studio delle acque del Canale di Messina. Famoso per i suoi pericoli, questo braccio di mare, fu studiato come mai si era visto prima. Nel  1838 per volontà della Corona di Napoli, si lavorava di scandaglio in tutta l’area di questo braccio di mare. Fu una vera impresa, ma fruttuosa. Una carta veramente parcellizzata, suddivisa in quattro fogli: in essa si annotarono non solo le sporgenze della costa con i sui seni, le sue punte, i suoi scogli sommersi e le baie delle fiumane che ponevano a serio rischio, la navigazione sottocosta per gli addensamenti sabbiosi e per i bassi fondali creati dai riverberi di acqua dolce. Ma si registrarono anche i movimenti dei marosi con i refoli e contro refoli; con le maree scendenti e montanti e gli orari per i cambi di flusso in entrata e in uscita completa di rosa dei venti. Insomma, una esaustiva rivoluzione figlia dei giorni moderni.

Alessandro Fumia

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