Giorno: febbraio 7, 2011

Le fonderie messinesi del XVI secolo

La storia di Messina è ricca di iniziative in ambito commerciale: la città aperta ai traffici, favorita dal suo porto, permetteva quegli scambi necessari per lo sviluppo di molte attività lavorative.
Le officine metallurgiche e le fonderie, fanno parte di quella storia civile, gloriosa per la Città dello Stretto.
Nel cinquecento la città, si ritrova in prima fila nella storia; l’interesse di Carlo V era quello di  favorire la piazza forte di Messina, in quanto diventata un perno importante, nella complessa macchina politica dell’impero. Già alla fine del duecento a Messina, si producevano corazze e armi da getto, sfruttando le miniere che possedeva nel suo comprensorio demaniale. Così che, lo sviluppo della lavorazione dei pezzi da fusione, si era molto evoluto. Messina piazza forte di prima grandezza, aveva la necessità di munificare i suoi forti e i suoi castelli, di numerose armi di ferro e di bronzo. Per tale motivo, i fabbri e i maestri fonditori, avevano in loco, tutti gli strumenti per operare ed operarono.
A Messina esistevano diverse officine: sul largo Terranova e allo Zaera. Ma anche presso la Riviera e presso il quartiere san Leone. In città presso contrada Oliveto, nella strada attigua al giardino dei Padri conventuali dell’Immacolata, sorgeva la più grande fonderia; già segnalata nel 1559 per la realizzazione di artiglierie di bronzo. Questa fonderia viene ancora segnalata nel 1595, dove allo stesso tempo, si producevano oggetti per l’uso civile, frequentata da numerosi maestri fonditori.
Dai suoi ambienti uscirono artiglierie, che avevano impresso, lo stemma dei padri Cassinesi di san Placido. Le cosiddette bombarde messinesi, cannoni in serie con impresso lo stemma di Carlo V e Ferdinando IV. Come pure campane ed altri attrezzi. In modo particolare si ricorda, la fusione di grosse quantità di bronzo per costruire, la campana della Matrice che pesava 2 cantaia; il cui suono, segnalano le cronache dell’epoca, si udiva a 12 miglia di distanza.

Alessandro Fumia

Antonino Mangano da Messina – inventore meccanico

Un altro inventore fra le file degli abitanti di Messina, questa volta nel campo della tessitura,  della tramatura e spolinatura della seta.
La tecnica che permette di filare il baco da seta, era prettamente manuale; la sua lavorazione quindi, necessitava di un lungo lavoro e di numerosa manodopera, facendo innalzare il costo del prodotto grezzo. In una società come quella ottocentesca, il mercato aperto sui quattro continenti, costringeva a delle soluzioni drastiche per reggere contro la concorrenza. La qualità dei filati non sempre pagava e i prodotti di nicchia, perdevano consenso e mercato. Il messinese Antonino Mangano questo lo sapeva, inventandosi allo scopo, una piccola macchina a vapore che svolgeva il lavoro di 10 operai, velocizzando i tempi di filatura. La commissiona napoletana, non fu del tutto convinta di quella invenzione: prevaricava il diritto al lavoro dei lavoratori. Ma non per questo, la rigettava, incoraggiando l’intelligente messinese.

Alessandro Fumia