Mese: gennaio 2011

Storia della fondazione del tempio di Ercole Manticlo

Un tempio sorgeva dove oggi s’incrociano le due vie Cardines e Primo Settembre. Un tempio dedicato ad Ercole Manticlo, sorto intorno al 483 a.C. quando le truppe di Anassila irruppero nella città dello stretto minacciando strage. I due capi invece, Gorgo e Manticlo, vollero evitare la carneficina e decisero di porre pace tra gli zanclei, i messeni entrati in città e i sami già precedentemente colpevoli di un occupazione a tradimento della città.
Per suggellare questa pace eressero un tempio dedicato a Ercole e che prese poi anche il nome di uno dei due capi messeni, Manticlo. Questo tempio che le fonti ricordano come grande e maestoso è importante perché rappresenta un passaggio tra un passato, quello dell’antica Zancle, ed un presente quello della nuova Messene. Perché così decise di chiamare la città appena
occupata il tiranno Anassila in ricordo della propria patria, la Messenia, regione a sud-ovest della Grecia.
Ricordiamo quest’area templare soprattutto per almeno due fatti storici meritevoli di essere attenzionati.
Durante la Res publica romanorum l’Ercole Manticlo conteneva al proprio interno due stature di enorme valore un Cupido in marmo di Prassitele e una statua di Ercole in bronzo di Mirone. Celo riferisce Cicerone e lo stesso arpinate aggiunge che il tempio era divenuto una sorta di museo ante-litteram, visitato cioè dai “turisti” dell’epoca che potevano essere commercianti, marinai, capi militari e milizie di passaggio.
Fu poi Verre, il noto pretore criminale, a derubare le statue e a porre fine al “giro turistico” in città.
Il tempio restò in piedi per più di duemila anni. Rovinò non per catastrofe naturale come si potrebbe supporre dati i vari terremoti che hanno colpito la città nel corso dei secoli ma per mano dell’uomo. E più esattamente per volere del Senato di Messina che sordo alle proteste della confraternita di S. Giovanni che vi operava il proprio culto, nel 1605 lo fece abbattere per costruire la via da intitolare a Don Giovanni d’Austria (oggi via Primo Settembre) che circa trent’anni prima era stato protagonista nella vittoriosa
battaglia di Lepanto.

Antonino Romeo

Messina capitale in epoca romana

Un documento desunto da un diploma di re Guglielmo II del 1182 elenca i privilegi che sarebbero stati concessi all’antica Messana subito dopo l’occupazione romana del 264 a.C.
Tra le tante concessioni si legge il titolo di “Siciliae Caput” ossia capitale dell’inedita provincia di Sicilia. Inedita perché fu proprio con la Sicilia che i romani utilizzarono per la prima volta la formula di “provincia”.
Molti storici siciliani, soprattutto di parte palermitana hanno nei secoli contestato e giudicato falsi questi privilegi perché in effetti altre fonti affermano chiaramente che la capitale della provincia di Sicilia, sede del prefetto era Siracusa.
Sfugge però un particolare non indifferente: quando i romani occupano Messana e conquistano quasi tutta la Sicilia alla fine della prima guerra punica Siracusa non è ancora stata occupata.
Siracusa sarà romana durante la seconda guerra punica e precisamente nel 212 a.C. Quale città dunque poteva momentaneamente assumere il titolo di capitale della Sicilia nel periodo che intercorre tra la presa di Messana (264 a.C.) e la conquista di Siracusa (212 a.C.), un arco di tempo di ben cinquantadue anni, tre generazioni per l’epoca? Proprio Messana che fu la prima capitale della Sicilia.
Non sappiamo con esattezza quando il titolo di “Siciliae Caput” fu trasferito da Messana a Siracusa. Sappiamo però che Messana fu per tutta l’epoca romana una città più ricca e potente di Siracusa grazie al suo status di città
federata ed esente da tributi. Privilegi che Siracusa non ebbe mai in ragione del fatto che doveva essere punita perché durante la guerra punica pur di contrastare Roma si era alleata con la rivale Cartagine.

Antonino Romeo

“Storie di vita e di commercio”

Che effetto fa, osservare la città in un periodo così fiorente, vale a dire a cavallo tra il secondo dopoguerra e gli anni settanta? Nostalgia, occhi lucidi di commozione, emozioni per una Messina che ha visto lo splendore dei suoi anni proprio in quel periodo. Ed il libro “Storie di vita e di commercio”, edito dall’Unione Generale Commercianti della Provincia di Messina, è una ricca testimonianza di ciò che era la città. Ormai disabituati a vedere i marciapiedi invasi dalle ricche mercanzie che proponevano i negozianti, specialmente quelli delle “putie” di generi alimentari, delle macellerie, che esponevano in strada anche in barba alle più elementari norme igieniche, ma che facevano “respirare” l’aria della festa, soprattutto nel periodo natalizio. I più giovani, rivedendo quelle straordinarie immagini racchiuse in un volume di 235 pagine, non crederebbero ai loro occhi: carni, salumi, salsicce, maiali interi che facevano bella mostra di sè sui marciapiedi, arricchendoli di colore e di profumi. Il libro è diviso in più sezioni, ed una di queste riguarda gli antichi mestieri, molti dei quali, non esistono più: dal lattaio al lustrascarpe, dallo strillone (venditore ambulante di quotidiani) al lampionaio che si occupava del cambio delle lampadine nei lampioni della strada, per finire al ragazzo addetto alla vendita di caramelle davanti ai cinema… ed altro ancora… Le foto che compongono questo straordinario volume, autentica chicca per gli appassionati di storia e cultura, sono state fornite da eredi delle attività commerciali, altre provengono da archivi fotografici vari.

Antonio Abbate

Fra Bonaventura Certo da Messina – Un grande architetto

Un grande architetto Messinese dimenticato, ma del quale pochi conoscono la sua attività in Sicilia.
Nacque in Messina intorno al 1629 ma le fonti non sono d’accordo sull’anno di nascita. Fin da bambino, ha frequentato la parrocchia di san Francesco a Messina e già giovincello, era entrato nelle fila dell’ordine messinese dell’Assisiante. Molto presto si distinse come un fine teologo e un capace matematico e disegnatore. Queste attività secondarie alla vita religiosa, saranno coltivate e messe a disposizione dell’ordine francescano. Si applicò nello studio filosofico e nella storia delle architetture di stampo romano, filo Vetruviane; divenendone un grande architetto ed ingegnere. La sua fama artistica  pubblica, fu talmente nota da offuscare i suoi pregi di francescano. Divenne trentenne, Padre guardiano dell’ordine provinciale di Messina, poi, dopo i fatti della rivolta contro la Spagna, fu costretto a fuggire, rifugiandosi a Napoli presso i fraticelli francescani. Ma verso il 1719 ritornato in Sicilia, fu Padre guardiano provinciale, della diocesi di Palermo fino al 1729 dove morì.

Alessandro Fumia

Fra Bonaventura Certo da Messina (parte seconda)

Architetto insigne operò maggiormente a Trapani
Fra Bonaventura Certo viene ricordato come un grande architetto messinese, dell’ordine di san Francesco d’Assisi. La sua attività pubblica fu messa a disposizione delle comunità francescane di Sicilia. Le sue opere memorabili sono: il restauro della Cattedrale di san Lorenzo a Trapani. In quella occasione fu ingrandita la parte presbiteriale e costruito un  nuovo ambiente, espropriando delle proprietà adiacenti il grande tempio. Fu costruita ex novo l’imponente cupola, le cappelle laterali incassate alle pareti, la facciata del prospetto ed altri arredi minori.
Notevole fu, la costruzione totale della chiesa e del convento di san Francesco a Trapani.  Fu impiantato un complesso monumentale, di grande impatto architettonico, applicando in modo eccelso, i sistemi  e la filosofia Vetruviana del quale, Fra Certo, era il più illuminato seguace del XVII secolo. Poco tempo dopo, restaurò completamente, la grande Basilica di San Giovanni Battista a Trapani ed edificò con un arco a sesto acuto notevole, anche il ponte di san Francesco di Caltagirone. Ebbe adottato degli accorgimenti scenografici nel convento messinese di san Francesco con un nuovo e più elegante colonnato presso il rispettivo chiostro. Si ricordano di lui, anche un trattato matematico e una serie di bozze e cartoni, probabilmente legate al suo lavoro pubblico.
Alessandro Fumia

Fra Bonaventura Certo da Messina – Architetto (parte prima)

Chiesa  e convento di san Francesco presso la città di Trapani
Le notizie parcellizzate su questa realizzazione, sono più numerose, rispetto alle altre costruzioni monumentali, adoperate da Fra Bonaventura Certo nella città di Trapani.  Le vicende legate alla presenza del fraticello messinese in questa città, sono in parte legate al ruolo di Giuseppe Napoli Padre provinciale dell’Ordine francescano  di Trapani che diede l’incarico di ristrutturare la chiesa dalle fondamenta ed ingrandire il rispettivo convento di san Francesco.
La fonte manoscritta che recupera la memoria del cantiere, descrive questa opera:
“ maravigliosa et vaghissima decoratione architectonicam “
La bellezza di questa fabbrica è formata, dalla elegante ricercata semplicità delle proporzioni. Sia sulla facciata che all’interno delle  tre navi, gli spazi sono legati da una simmetria tra panneggi, colonne e luci, mostrando una naturale grandezza che emanava una atmosfera di grandiosità.  Ebbe a impostare una croce latina che prevedeva all’incrocio dei bracci una notevole cupola, sorretta da enormi colonne marmoree. Fra Bonaventura riusciva a rendere eleganti gli ambienti, scevro da inutili barocchismi, da fregi indelicati. Allo stesso tempo, aveva rivoluzionato il cenobio adiacente. Il chiostro ripeteva  una serie di arcate dalle slanciate colonne aggettare  e poste, in combinazione di splendide aperture vetrate.
Realizzò una imponente scalinata con singolare balaustra in marmo che immetteva verso le celle ricadenti in lunghi di ampi corridoi. Gli affacci gettavano lo sguardo verso le Isole Egadi e verso la costiera Marittima, pervase da una luce e una solarità, magnifica ricerca dello stilema, nelle architetture del grande Vetruvio.

Alessandro Fumia

La Chiesa di San Francesco dei Mercanti

Molti messinesi ogni giorno passano dinanzi a questa piccola chiesetta della Via Sant’Agostino ignorando la grande storia che questa non molto considerata struttura religiosa possieda. Un vero e proprio piccolo grande scrigno della storia civile e religiosa della Città di Messina è invece San Francesco dei Mercanti. Questo semplice edificio fu riedificato sul finire degli anni trenta da ben due Confraternite che avuti totalmente distrutti i loro antichi luoghi di culto con il terremoto del 1908 decisero coraggiosamente di unire le proprie forze e riedificare una Chiesa. Le Confraternite in questione sono quella di San Francesco dei Mercanti e quella di Maria SS. della Consolazione e delle Anime del Purgatorio.
La prima raccoglieva sotto il proprio stendardo tutta la ricchissima classe mercantile messinese infatti il loro antico luogo di culto, che sorgeva su una parte dell’area dell’attuale Maurolico prospiciente per l’appunto la Via Oratorio San Francesco, era ricchissimo di opere d’arte: dagli affreschi del Suppa agli stucchi del Mangani per passare ai dipinti di Casembrott, Houbraken e Rodriquez. Questa confraternita era nata nel 1588 per iniziativa di un certo Giuseppe Dolis ed ebbe la sua prima sede in una cappella dell’antica chiesa di San Giuliano. Poi nel 1626 decisero di fondare un proprio ampio oratorio.
La seconda aveva sede fin dal 1633 nell’antico refettorio del Convento dei Padri Eremitani di Sant’Agostino proprio dove fu ricostruita la nuova chiesa di San Francesco dei Mercanti. La Confraternita detta del Purgatoriello era stata fondata già nel 1516.
Unite le forze le due antiche confraternite diedero incarico all’ing. Giuseppe Mallandrino di progettare la nuova Chiesa mentre i confrati Giovanni e Luigi Cardillo fecero eseguire dalla propria impresa l’opera di costruzione. Varcando la piccola soglia della chiesetta di via San’Agostino ci s’immette nell’unica aula liturgica dove in fondo domina un monumentale e bellissimo altare a tarsie marmoree con due colossali colonne in marmo grigio. Al centro di questo pregevolissimo altare è posto un grande polittico raffigurante il serafico San Francesco d’Assisi con attorno piccole scene della sua vita, opera del celebre pittore messinese della ricostruzione Adolfo Romano. Analizzando gli altri altari che arricchiscono la Chiesa si notano gli indizi di altre Confraternite che elevarono San Francesco dei Mercanti a loro sede. Il primo altare lato monte, adiacente il maggiore, è dotato un pregevole dipinto della Madonna delle Grazie ricoperto da una spessa manta argentea finemente cesellata. L’immagine sacra, raffigurante la particolare impostazione iconografica della Madonna dalle mani incrociate, è la titolare dell’antica Confraternita della Madonna delle Grazie detta “La Bambina” fondata nel 1665. Di fronte alla venerata immagine mariana si trova un altare con una bella statua in cartapesta di San Gaetano Thiene fondatore dell’Ordine dei Teatini che fino al 1908 avevano sul Corso Cavour la monumentale chiesa della SS. Annunziata dei Teatini. La statua, che presenta la base in argento sbalzato e cesellato, potrebbe provenire proprio da quella grande chiesa insieme al monumentale altare in marmi intarsiati posto accanto e che oggi custodisce la statua lignea di San Sebastiano. Proprio quest’altra antica statua appartiene alla Confraternita di San Sebastiano dei Fornai. Quest’altra confraternita, che ha trovato ospitalità in Via Sant’Agostino, fu fondata nel 1670 e raggruppava i padroni di forno della Città di Messina. L’antica chiesa di origine era nei pressi del Tempio di San Giovanni di Malta ma poi si trasferì in vari luoghi fino a giungere dopo il terremoto del 1783 nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli al Tirone. Il terremoto del 1908 tolse nuovamente a questa confraternita un proprio luogo di culto finché non trovarono ospitalità a San Francesco dei Mercanti dove potettero sistemare la loro antica e pregevole statua di San Sebastiano, compatrono di Messina. La Chiesa è decorata poi da un moderno quadro di San Vincenzo Ferreri e dai alcuni interessanti dipinti di Luigi Ghersi.
Indubbiamente la Chiesa di San Francesco dei Mercanti è un tesoro da apprezzare maggiormente, custode di lontane memorie e di ben quattro antiche confraternite che hanno fatto la storia della città dello Stretto: la Confraternita di Maria SS. della Consolazione e delle Anime del Purgatorio, la Confraternita di San Francesco dei Mercanti, la Confraternita di San Sebastiano dei Fornai e la Confraternita di Maria SS. delle Grazie “La Bambina”.

Marco Grassi

Questo slideshow richiede JavaScript.